sabato 21 febbraio 2015

Buona scuola e trilinguismo: il documento del Collegio Docenti del Degasperi di Borgo

Riportiamo qui sotto il documento approvato dal Collegio Docenti dell'Istituto Degasperi di Borgo: il collegio docenti, convocato su richiesta dei docenti, ha discusso a lungo di alcune tematiche relative al disegno del governo "La buona scuola" e al "Piano per il trilinguismo" approvato dalla Giunta Provinciale di Trento.
Invitiamo tutti i docenti di tutte le scuole della Provincia a fare altrettanto (richiedere la convocazione del collegio o di inserire all'ordine del giorno della prossima convocazione una discussione sulle imminenti riforme), perché è importante che in una fase di importanti cambiamenti come quella che stiamo attraversando, la voce dei docenti e degli organi collegiali si faccia sentire forte e chiara, per indirizzare e condizionare le decisioni di una politica decisamente troppo incline a fare da sé.


Il Collegio dei docenti dell’Istituto di  Istruzione Degasperi di Borgo Valsugana, riunitosi in data 10 febbraio 2015, in merito all’analisi del documento del governo “La buona scuola” e del Piano Provinciale per il Trilinguismo, approva a maggioranza le seguenti considerazioni che intende sottoporre all’Amministrazione Provinciale: 
A) In relazione al documento denominato “La buona scuola”, proposta del governo a livello nazionale, il Collegio esprime le seguenti considerazioni e proposte. 
  1. Assunzione e utilizzo dei precari. 
Il documento «La buona scuola» profila l’eventualità di un’assunzione generalizzata del personale precario, che azzererebbe tutte le graduatorie esistenti sul territorio nazionale. Giudicando positivamente tale iniziativa, si vuole qui evidenziare alcuni nodi problematici che dovrebbero essere sciolti e si avanzano alcune proposte per un utilizzo di tale risorsa che potrebbe migliorare la gestione delle scuola e la qualità della didattica. 
Le assunzione del personale non possono essere subordinate all’accettazione di condizioni contrattuali discriminanti o comunque peggiorative rispetto a quelle attualmente previste: 
- non si può pensare di ridurre o addirittura superare il vincolo di territorialità 
- non si può imporre, in cambio dell’assunzione, la rinuncia alla ricostruzione di carriere 
- non si può pensare a un trattamento economico diverso rispetto ai colleghi già di ruolo
Inoltre, la prospettiva delineata nel documento di rivedere la definizione delle classi di concorso deve essere esclusa (tranne per i casi in cui non esiste più il relativo insegnamento).
L’inedita abbondanza di risorse che si verrebbe a determinare a seguito della massiccia assunzione degli insegnanti in graduatoria non deve spaventare né porre problemi di collocazione, se la si considera al contrario come un’occasione storica per innalzare il livello della qualità della didattica e migliorare l’organizzazione delle istituzioni scolastiche, per esempio, attraverso
  1. la riduzione del numero di studenti per classe
  2. l’ampliamento della didattica per gruppi di livello (in particolare dove questo può avere maggiore efficacia, sia per la valorizzazione delle eccellenze che per il sostegno ai soggetti più deboli)
  3. l’ampliamento dell’offerta formativa (anche con corsi opzionali e/o facoltativi)
  4. l’ampliamento di attività  di coprogettazione, co-programmazione, codocenza ecc.
  5. la diversificazione del carico di lavoro a seconda delle discipline
  6. la diversificazione delle funzioni dei docenti nelle scuole (mansioni di tutoring, coordinamento, progetti specifici, ecc)
  7. l’ampliamento degli strumenti per la ricerca e la formazione degli insegnanti (anni sabbatici, esperienze all’estero, ecc.)
  8. l’agevolazione dei processi di pensionamento, l’ampliamento delle politiche per la maternità ecc.

2. Valutazione e formazione, carriera dei docenti. 
Il Collegio evidenzia i rischi connessi la proposta presentata da «La buona scuola» di un sistema di valutazione dei docenti che prevede una percentuale prestabilita di distinzione tra docenti meritevoli e non. 
Innanzitutto tale semplificazione (in quanto pre-fissata) è immediatamente destinata a mistificare la realtà dei fatti e impedisce il riconoscimento della reale qualità dei docenti.
Ancor più grave è il fatto che essa genererebbe  inevitabilmente una situazione di forti tensioni e conflittualità, nonché problemi di relazione con le famiglie e gli studenti di difficile gestione. 
Pare evidente che la ragione economica che spinge a tale ipotesi non compensa i gravi danni che da essa deriverebbero.
Sembra certamente utile pensare a una valutazione dei docenti, ma in chiave di miglioramento della didattica stessa e non correlandola direttamente alla retribuzione dei docenti.
 Certamente anche gli studenti devono essere importanti attori nel processo di valutazione, anche alla conclusione del percorso di studi e alla luce del percorso universitario e/o professionale.

3. Risorse pubbliche e private a finanziare la scuola pubblica. 
Il Collegio ritiene necessario prestare attenzione alla logica del finanziamento privato alla scuola e alle istituzioni scolastiche, scorgendovi il rischio di possibili ingerenze dei privati nella libertà di docenza e nell’autonomia delle istituzione scolastiche.
E’ la stessa Costituzione della Repubblica a riconoscere allo Stato la necessità di farsi carico dell’educazione e dell’istruzione di tutti i cittadini.
Tuttavia, valutando positivamente l’eventualità di una confluenza di risorse private a sostegno di questo fondamentale impegno delle Istituzioni, il Collegio riconosce come unica possibile modalità il finanziamento privato della scuola attraverso la fiscalità generale.
Conditio sine qua non di qualsiasi iniziativa in questo senso resta la finalità educativa e l’esclusione di ogni spazio di contrattazione, di scambio o di specifica destinazione dei finanziamenti.
Resta ferma l’opportunità delle esperienze di collaborazione tra scuola e mondo del lavoro (stages, tirocini ecc)

B. In relazione al documento denominato “Piano per il Trilinguismo”, il cui primo stralcio è stato recentemente approvato dal Governo Provinciale in seguito a uno specifico protocollo d’intesa con il MIUR,  il Collegio esprime le seguenti considerazioni e proposte. 
Si condivide decisamente l’obbiettivo ultimo del miglioramento delle competenze linguistiche, per altro già da tempo perseguito dal nostro istituto. 
Si auspica che la scelta del cosiddetto trilinguismo non intacchi la libertà di insegnamento  e il pluralismo culturale, mantenendo un’apertura culturale verso la scuola italiana, evitando chiusure provincialistiche della scuola trentina.
Il Collegio esprime perplessità riguardo alle modalità didattiche scelte dal Piano per il Trilinguismo per il raggiungimento delle competenze linguistiche: in particolare relativamente al cosiddetto “apprendimento naturale nella scuola primaria” ponendo come requisito linguistico minimo (B1) un livello non adeguato, e all’utilizzo massiccio della metodologia CLIL come unico strumento didattico per il perfezionamento linguistico nel secondo ciclo, con il rischio del non raggiungimento di adeguati livelli qualitativi e di competenza né nella lingua né nella disciplina..
Il collegio ritiene che in fase di realizzazione di questo piano e in particolare in questo frangente in cui le linee generali devono essere tradotte in norme operative, l’Amministrazione provinciale debba tenere presente alcuni elementi strategici fondamentali per la sua buona riuscita.
Innanzitutto, un’operazione così vasta e radicale di riforma dell’organizzazione scolastica e della didattica dovrà cercare di costruirsi su un dialogo aperto e continuativo con i diretti interessati, innanzitutto con i docenti, che questa riforma dovranno concretamente attuare.
Inoltre, l’attuazione del Piano per il Trilinguismo non potrà non garantire i principi dell’autonomia scolastica e dovrà consentire un significativo margine decisionale alle singole Istituzioni scolastiche nel determinare i tempi e i modi del perseguimento degli obiettivi comuni.
Un progetto così ambizioso, infine, richiede evidentemente grandi risorse, che devono essere giustamente stanziate per la formazione degli insegnanti, ma anche per formare classi meno numerose, distinguere gruppi di livello, programmare le attività, realizzare materiali e strumenti didattici, verificare e valutare i risultati ecc.: serve quindi prevedere un aumento considerevole delle ore/docente a disposizione delle scuole.

Il Collegio ravvisa infine la presenza di questioni particolarmente urgenti da affrontare, non in virtù di una considerazione meramente sindacale, bensì valutandone le ricadute didattiche e le conseguenze sulle attività delle istituzioni scolastiche: primo tra tutti la definizione dei percorsi di formazione, dei criteri di selezione, e delle modalità di assunzione del personale docente, rispetto alle figure del docente specializzato CLIL, del docente madrelingua e del docente non specializzato. 

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