sabato 29 maggio 2010

caro ministro: lettera di una professoressa

Ministro Tremonti, 
lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. E’ esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un ‘ aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colelghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c'è, un giorno non c'è, un giorno è un "anatema psicologico delle sinistre" e l'altro giorno "dobbiamo fare sacrifici". Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. IL tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre : aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere. C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi. Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella. “Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche centinaio di euro”. Alla voce vedi sopra. “Qualche centinaio di euro è nulla”, ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti. E dunque i tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all’indietro. E forse questo lei lo sapeva: qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel senso che per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l'appello tutte le mattine. Però sa cosa c’è? C'è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà : si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati) , due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno. E allora mi dica lei quel ‘è il diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E ‘ una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? E’ già un mircolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. “Si rivolga al Comun” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti ..manco la chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si riempe la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo stato vissuto nelle classi italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità. Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. E’ questa l’illegalità Egregio ministro. L’’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un insegnante non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: io formo i cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”. Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e ruolo sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. IL mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli? Di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi per me i monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni. 
Mila Spicola
Professoressa. 

giovedì 27 maggio 2010

Corsi e ricorsi

Ieri sera, presso la sala circoscrizionale S. Giuseppe-S. Chiara di Trento si è svolta l'assemblea degli Stati Generali della Scuola Trentina, alla presenza del Coordinamento e dei delegati nelle scuole.

Primo punto all'ordine del giorno è stata la "presentazione del conto" all'Assessore Dalmaso: nell'ultima fase del processo riformatore della scuola provinciale - quando i collegi docenti sono stati chiamati a decidere se approvare o meno la cosiddetta "iniziativa innovativa" (la questione passata alle cronache come la scelta delle ore da 50 o 60 minuti) - quasi 1600 insegnanti su circa 2200 hanno rifiutato la proposta provinciale, votando a favore dei 60 minuti, astenendosi o votando contro entrambe le opzioni oppure abbandonando l’aula al momento della votazione.
Guardando alle scuole, soltanto 7 istituti su 27 hanno condiviso la proposta Dalmaso, approvata poi, attraverso la subdola formula del «silenzio-assenso» e con una manciata di voti, in altri 6 collegi in cui ha prevalso l’astensione.
Oltre settecento insegnanti hanno sottoscritto le mozioni degli Stati Generali, che hanno denunciato la sostanziale mancanza di alternativa e la forma ricattatoria della proposta della Giunta, la quale, per convincere gli insegnanti ad appoggiare il proprio progetto, non ha esitato a minacciare il taglio di 200 posti di lavoro.
Gli Stati Generali annunciano che nei prossimi giorni questi dati e queste firme saranno consegnate fisicamente all'Assessore, assieme alla richiesta di assumersene coerentemente la responsabilità politica.

Questi dati e il goffo tentativo dell'Amministrazione di nasconderli dietro euforiche dichiarazioni di soddisfazione per le decisioni dei Consigli delle Istituzioni, hanno convinto ulteriormente gli Stati Generali a non ritenere conclusa la loro iniziativa, decidendo anzi di proseguire, dando alla loro organizzazione una forma legale, costituendosi in associazione e stabilendo rapporti di collaborazione con altri movimenti impegnati a livello nazionale per la costruzione di una scuola migliore.

Gli Stati Generali si sono impegnati a monitorare direttamente gli effetti che le iniziative dell'Assessore produrranno nelle scuole della Provincia: l'andamento delle iscrizioni mostra infatti uno spostamento importante del rapporto tra pubblico e privato a favore di quest'ultimo, in particolare a causa della soppressione degli Istituti Professionali che hanno determinato un calo clamoroso nelle iscrizioni agli Istituti tecnici e un aumento delle iscrizioni alla Formazione Professionale. Nubi scure si addensano in particolare all'orizzonte delle scuole di valle.
Tutto questo, assieme all'aumento del coefficiente per la formazione delle classi, ha già cominciato a proiettare la sua ombra sull'attribuzione e distribuzione delle cattedre: l'Assessore aveva preventivamente parlato di andamento "fisiologico", ma gli insegnanti precari denunciano la diminuzione delle cattedre e degli spezzoni disponibili per il prossimo anno scolastico. A questo proposito è emersa la proposta di impegnare i Dirigenti scolastici a non formare cattedre superiori alle 18 ore settimanali.

Per i precari, Equilibrio Precario ha anche annunciato di voler avviare un ricorso collettivo per l'ottenimento degli scatti di anzianità e di stipendio, oltre che il risarcimento danni per la ripetizione dei contratti a tempo determinato: sono ormai numerose, infatti, le sentenze dei tribunali Amministrativi di tutta Italia che hanno riconosciuto che questi diritti sono dovuti e tuttavia regolarmente negati ad una categoria che conta - a livello nazionale - ben 143mila insegnanti annuali, centinaia di migliaia di docenti temporanei e addirittura un terzo dei non docenti: bidelli, tecnici e amministrativi.

Questo ricorso andrà ad aggiungersi al Ricorso Straordinario al Capo dello Stato contro le Delibere della Giunta Provinciale: già avviato nei mesi scorsi per iniziativa di sei docenti e un genitore, sarà ora integrato per iniziativa degli Stati Generali con motivi aggiunti relativi alle ultime delibere che violano, tra l'altro, anche la Costituzione Repubblicana e lo Statuto Provinciale.
I fondi necessari per queste azioni legali sono stati raccolti in poche settimane da una sottoscrizione avviata dagli stati Generali, i quali hanno visto, anche in questa occasione, il generoso sostegno da parte di moltissimi insegnanti delle nostre scuole.
nz

giovedì 20 maggio 2010

Stati Generali

Mercoledì 26 maggio 2010
sono convocati 

Gli Stati Generali 
della Scuola Trentina

a Trento, Sala circoscrizionale di S. Giuseppe - S. Chiara
via Perini 2/1 (angolo via Giusti 35)
Ore 20.30


Presenteremo il conto all'Assessore: 
consegneremo le firme raccolte per le nostre mozioni 
e comunicheremo pubblicamente i dati delle delibere dei collegi docenti sull'Iniziativa innovativa

Valuteremo la situazione concreta creata nelle scuole in prospettiva del prossimo anno scolastico: iscrizioni, orari, discipline, cattedre, didattica...

Faremo il punto rispetto al ricorso straordinario al Capo dello Stato

Daremo il via alla costituzione dell'Associazione Stati Generali

Valuteremo le opportunità di collegarci ai movimenti nazionali
di opposizione a questa riforma della scuola

Non mancare:

mercoledì 12 maggio 2010

ricorso



GLI STATI GENERALI
DELLA SCUOLA TRENTINA

sostengono il


RICORSO STRAORDINARIO
AL CAPO DELLO STATO
contro la riforma Dalmaso

presentato già nel gennaio 2010 da 5 docenti e un genitore, manca ora di un'integrazione fondamentale: è necessario impugnare le ultime delibere (la 298 del 23/3 sull'offerta formativa; la 533 sulla “iniziativa innovativa”) e presentare i relativi motivi aggiunti.

Questo passaggio ha un costo di circa 1500 euro.

noi pensiamo 
che la spesa non debba essere lasciata a carico dei 6 firmatari:
E' evidente che si tratta di un'iniziativa 
che interessa e tutela TUTTI,
e che sostenerla è il modo più coerente 
di portare avanti la nostra causa.

Partecipiamo TUTTI:
Bastano 10, 15 o 20 Euro.

Grazie

“è il momento di diventare parte di tutte le cose”

giovedì 29 aprile 2010

Primo maggio: festa dei lavoratori ...precari



Al concertone del 1 maggio, al parco del Doss Trento 
ci sarà anche Equilibrio Precario:
e gliele canteremo !
non mancate!

lunedì 26 aprile 2010

Dai prof un secco «no» a Dellai e Dalmaso

L'Adige, 26 aprile 2010

«Leggere che la scuola trentina si divide sulle ore da 50 o 60 minuti mi ha dato una grande tristezza. Mi sembra una discussione al di sotto delle potenzialità della nostra scuola, che merita di più che una discussione sulle ore, che è questione organizzativa». Così Lorenzo Dellai a proposito della diatriba che nelle scorse settimane ha visto impegnati i collegi docenti di tutte le scuole superiori della provincia. Affermazioni che condividiamo totalmente: anche noi consideriamo tale discussione ben «al di sotto delle potenzialità» della scuola trentina; e anche noi pensiamo che essa meriti molto di più. Quanto alla natura organizzativa, e non didattica, di tale discussione, anche in questo caso siamo d’accordo con Dellai. Peccato soltanto che quanto da lui sostenuto contraddica palesemente le posizioni espresse dalla sua giunta e dall’assessore Dalmaso.

Innanzitutto, Dellai dimentica che non è stata la scuola trentina a chiedere di esprimersi sulla durata delle lezioni, ma è avvenuto esattamente il contrario: è stata la Provincia a chiedere che i collegi docenti votassero su tale questione! Considerata parte integrante dell’«iniziativa innovativa» firmata PAT e basata sulla convinzione, rivendicata dallo stesso presidente, che le lezioni da 50 minuti siano «il modello migliore per avere maggiore flessibilità e per organizzare le unità di apprendimento».

A questa contraddizione ne segue un’altra, per certi versi ancora più grave: se è vero che la decisione sulle ore è di natura strettamente «organizzativa», per quale ragione è stato chiesto ai collegi docenti di deliberare in merito, visto che la loro competenza è di natura esclusivamente didattica? Delle due l’una: o Dellai e Dalmaso non hanno idea di ciò su cui sono chiamati a legiferare, il che sarebbe molto preoccupante; oppure hanno pensato e agito in malafede: il che sarebbe anche peggio.

A indebolire ulteriormente la posizione di Dellai/Dalmaso pesa poi una domanda cruciale, sulla quale il presidente ha ammesso di voler «aspettare di avere tutti i dati a disposizione prima di fare delle valutazioni»: come mai gran parte dei docenti ha deciso di astenersi, o addirittura di votare contro entrambe le opzioni, 50 o 60 minuti? I dati attesi da Dellai glieli forniamo noi, insieme alla risposta: perché questa è stata l’unica occasione in cui i docenti, sempre tenuti ai margini delle decisioni, hanno potuto dire la loro sulla riforma. E l’hanno detto in modo perentorio, come dimostrano appunto i numeri: su quasi 2200 insegnanti, poco più di 500 hanno aderito alla proposta della Provincia, ovvero alle lezioni di 50 minuti; i restanti quasi 1600 l’hanno rispedita al mittente, votando a favore dei 60 minuti, astenendosi o votando contro entrambe le opzioni (come proposto dagli Stati Generali), oppure abbandonando l’aula al momento della votazione. Dati, questi, altrettanto significativi se declinati sulle scuole: soltanto 7 istituti su 27 hanno condiviso la proposta Dalmaso, approvata poi, attraverso la subdola formula del «silenzio-assenso» e con una manciata di voti, in altri 6 collegi in cui ha prevalso l’astensione.

Successivamente, i Consigli delle istituzioni, organo che rappresenta anche genitori, studenti e personale Ata, hanno quasi ovunque rovesciato il voto dei collegi (e dunque il parere della maggioranza degli insegnanti). Un dettaglio da non trascurare, ma che non cambia la sostanza delle cose: la clamorosa protesta dei docenti, che non va interpretata soltanto come un rifiuto dell’opzione 50 o 60, bensì come un sonoro NO all’intera riforma della scuola. Un NO che Dellai e Dalmaso dovrebbero avere l’onestà intellettuale di leggere per quel che è: una secca bocciatura della loro idea di scuola, una sconfitta politica di cui prendere finalmente atto.

Alessandro Genovese e Nicola Zuin
portavoce degli Stati Generali della scuola trentina



sabato 24 aprile 2010

riassumendo

I numeri: salvo l'Istituto Pozzo, che ha confermato senza nessuna polemica la sua tradizionale organizzazione basata su ore da 60 minuti e sabato libero, tutte le altre scuole saranno organizzate su unità orarie da 50 minuti, secondo le modalità previste dalla iniziativa innovativa della Giunta. Questa sostanziale uniformità, tuttavia, è stata disegnata in gran parte dalle decisioni dei consigli d'istituto (in 11 scuole) e dal meccanismo del silenzio assenso (in 7 scuole).

Altri numeri: prima che intervenissero i Consigli (organismi di governo degli istituti, formati da rappresentanti dei docenti, dei genitori, degli studenti e del personale ata), i Collegi dei Docenti chiamati ad esprimersi sulla questione, hanno sollevato infatti molteplici obiezioni riguardo al merito, alle modalità e anche alla legittimità dell'alternativa proposta: obiezioni che si sono concretizzate in forme diverse, a seconda delle specifiche circostanze,  dall'astensione, al voto contrario, alla scelta della cosiddetta "terza via". Ora, se si guarda alle maggioranze espresse dai collegi, solo in 7 scuole su 26 sono state  favorevoli alla proposta Dalmaso, la quale è stata inoltre approvata con una manciata di voti anche in altri sei collegi dove però la grande maggioranza dei docenti si è astenuta. In ben 13 collegi, infine, gli insegnanti hanno di fatto bocciato  l'assessore, scegliendo le ore da '60 minuti, oppure facendo mancare il quorum legale, o ancora votando mozioni simili a quella proposta dagli Stati generali che denuncia e rifiuta esplicitamente il ricatto a cui sono stati sottoposti gli insegnanti.
Facendo le somme, su un totale di quasi 2200 insegnanti della Provincia, l'iniziativa innovativa è stata approvata da poco più di cinquecento persone: poco meno di 1600 sono quelli che l'hanno bocciata.
La posta in gioco: per comprendere le ragioni di una tale clamorosa sollevazione da parte dei docenti, non ci si può accontentare - come fanno in questi giorni certi docili commentatori  - di risolvere tutto nella protesta pretestuosa o nel corporativistico rifiuto di fare i recuperi che il modello dei 50 minuti comporterà. Bisogna invece innanzitutto chiarire che i docenti trentini non erano affatto chiamati a scegliere tra la riforma Gelmini e quella Dalmaso, ma tra due varianti della stessa Dalmaso:  tra le due alternative proposte non c'è in realtà nessuna differenza dal punto di vista dell'orario di lavoro, perchè in entrambi i casi, ogni docente lavorerà per 1080 minuti a settimana. Semmai, grazie all'accordo con i sindacati che ha ridotto i recuperi da 110 a 70 ore annue, è proprio con il modello 50 che lavoreranno di meno. 
Il trucco: la differenza col modello Gelmini, sta nella riduzione del monte ore curricolare annuo, cioè nel totale delle ore che gli studenti passeranno a scuola per fare lezione il quale, nel modello Dalmaso, risulta inferiore al nazionale per tutti gli indirizzi. Come fa allora la Dalmaso a promettere di mantenere gli organici a fronte dei tagli voluti e dichiarati dalla Gelmini? Il trucco è la gradualità: la riforma nazionale si applica subito a tutte le classi, quella trentina comincia dalla prima e gradualmente si estenderà fino alla quinta, per cui i tagli si vedranno solo alla fine. Non solo: è facilmente prevedibile che le famose tre ore settimanali da recuperare a causa della riduzione dell'unità di lezione a 50 minuti, verranno gradualmente integrate nel normale orario di cattedra, che passerà nel giro di qualche anno dalle attuali 18 a 20 o 21 ore settimanali, producendo conseguentemente la riduzione delle cattedre che demagogicamente viene negata dall'Assessore.
Il ricatto: per nascondere tutto questo e per incentivare l'adozione della sua proposta innovativa, la Giunta Provinciale non ha esitato a minacciare esplicitamente i docenti, affermando che il rifiuto di questa proposta (e quindi la scelta delle ore da 60 minuti) avrebbe comportato l'immediato taglio di circa 200 posti di lavoro. Non contenta di ciò, come avvertimento, ha aumentato - unilateralmente e senza appello - di 4 decimi il coefficiente che si utilizza per il calcolo degli organici, portandosi avanti col lavoro e lasciando a casa i primi sfortunati.
Il rifiuto: è chiaro allora che tutta la vicenda dei 50 o 60, non è di natura didattica e nemmeno strettamente sindacale e tanto meno organizzativa. La stragrande maggioranza dei docenti - cogliendo l'unica occasione di esprimersi offerta dall'assessore - ha voluto rivendicare la propria dignità professionale. Chi ha votato contro la proposta Dalmaso, chi si è astenuto, chi è uscito dall'aula, chi ha votato di non scegliere e chi ha firmato la mozione degli Stati Generali, ha esplicitamente rifiutato innanzitutto la logica da cui discende tutta la riforma: una logica tristemente aziendalista che, con una mano - in nome della riduzione dei costi - misura col cronometro le prestazioni delle risorse umane e mira a proporre alla fascia medio bassa del mercato prodotti dotati solo delle funzioni di base, ma semplici da usare, mentre, con l'altra mano, si premura di offrire alla scuola privata tutti i mezzi necessari, in termini di autonomia e di risorse, da un lato per produrre i diplomati per la fascia alta del mercato, dall'altro per riciclare gli scarti.
La proposta: a fronte delle accuse di corporativismo, di conservazione e sterilità che ripetutamente l'Assessore Dalmaso, il Presidente Dellai e tutti i benpensanti continuano a rivolgere ai docenti, questi ultimi si stanno sbracciando da mesi per farsi ascoltare, avanzando proposte concrete e praticabili per realizzare una riforma che invece si orienti all'inclusione, all'eccellenza e all'innovazione: una riforma che faccia della scuola pubblica trentina un modello virtuoso, capace di interpretare davvero le esigenze dei ragazzi, delle famiglie e della società. E' chiaro però che una scuola così non si inventa da sola, semplicemente liberando un pacchetto di ore dal curricolo e dicendo agli insegnanti adesso arrangiatevi: c'è bisogno di ricerca, di sperimentazione, di formazione, di valutazione, selezione e motivazione. C'è bisogno quindi di investimenti, non di tagli.

nicola zuin e alessandro genovese

venerdì 16 aprile 2010

avanti ancora.

Grande è la confusione sotto il cielo... qualcuno direbbe che allora "la situazione è eccellente".
Forse non è il caso di essere così ottimisti, perchè la confusione con cui abbiamo a che fare sta generando tensioni e incomprensioni che rischiano di non farci cogliere a pieno l'occasione che abbiamo di opporci allo schiacciasassi provinciale.

Ieri il Consiglio d'istituto del Vittoria ha ribaltato il voto del collegio e ha deliberato di accogliere la proposta innovativa della dalmaso.

ecco perchè è FONDAMENTALE tutelarci e trovare il modo di esprimere chiaramente la nostra posizione e metterlo nero su bianco: dobbiamo scrivere le nostre mozioni e sottoscriverle in massa.

La mozione di SGST va ancora bene, modificatela se volete, basta mantenere il succo del discorso:
denuncia del ricatto 
e rifiuto di entrambe le alternative.

FIRMATE, FIRMATE, FIRMATE.

Ecco la situazione: la dalmaso ha a malapena il consenso di un terzo delle scuole.
siamo in tanti. dobbiamo essere di più.






martedì 13 aprile 2010

Ennesima porcata di questa riforma

Ancora vedo giustamente tante discussione sui 50 min e i 60 min,. Noi al
Pilati siamo stati tra i primi ad uscire con una votazione di 63 astenuti e 17
favorevoli per i 50 min, detto questo ora volevo portare a conoscenza tutti
dell'ennesima porcata di questa riforma. Oggi siamo stati convocati per gruppi
disciplinari e affini, io faccio parte del dipartimento di informatica, per
discutere, su richiesta della provincia, la ripartizione delle ore in codocenza
e delle ore lasciate a disposizione dell'istituzione scolastica senza conoscere
programmi e classi di concorso relative a determinate materie, di cui vediamo
solo dei nomi sui piani di studio. Ci troviamo e tanti altri colleghi si
troveranno a ragionare sul nulla, cercando di arginare la devastazione fatta da
questi piani di studio, di cui ho seri dubbi sulle competenze ( so che questa
parola a molti fa venire il vomito, ma questa volta ci vuole) di chi li ha
scritti. Siamo diventati solo dei matematici che mettono delle ore in delle
caselline aiutando qualche collega che ne ha perse, per non sentirci in colpa
per l'ennesimo licenziamento.
Grazie alla flessibilità……
Marco Iacomino

lunedì 12 aprile 2010

a metà del guado

Le discussioni che si stanno sviluppando sulla questione della durata delle unità di lezione stanno dimostrando innanzitutto un fatto: questa non è una questione didattica.
Intendiamoci: lo sarebbe in un qualsiasi altro contesto ma, date le condizioni imposte dall'Assessore, tutte le possibili considerazioni didattiche e pedagogiche sono confinate ai margini, tanto da diventare irrilevanti.
Come abbiamo già più volte mostrato in queste settimane, la realtà è che dietro questa falsa alternativa, l'Assessore ha maldestramente nascosto il tentativo di imporre un modello di scuola che, in nome della razionalizzazione economica, squalifica il ruolo sociale, economico, politico e culturale della scuola, offende la dignità professionale ed umana degli insegnanti e smentisce fin da subito le promesse fatte alle famiglie e agli studenti.
L'andamento delle votazioni nei collegi docenti sta dimostrando però che i docenti non hanno nessuna intenzione di farsi prendere in giro: con modalità diverse - dal voto dei 60 minuti al Prati, all'astensione di massa al Russell e al Pilati, fino alla delibera del Buonarroti che addirittura rifiuta di votare - centinaia di colleghi hanno già rispedito al mittente le responsabilità di una scelta che avrà in ogni caso conseguenze nefaste.
(vedi qui il grafico a dimensione intera)
Lo confermano ancora le tante mozioni di denuncia - a partire da quella proposta proprio dagli Stati Generali - che, anche dove non sono state inserite all'ordine del giorno, sono condivise e sottoscritte tanto dai colleghi che propendono per i 60 minuti, quanto da coloro che preferiscono i 50 e tanto più da tutti quelli che in un modo o nell'altro cercano di dare concretezza e visibilità al loro disagio e alla loro indignazione.
Siamo solo a metà del guado... ma stiamo vincendo la corrente: 
è necessario che nei prossimi giorni manteniamo la lucidità e non ci facciamo abbagliare dalle luccicanti dimostrazioni delle miracolose proprietà della iniziativa innovativa dell'Assessore. 
Dobbiamo evitare le divisioni che fanno solo il gioco della Giunta e ricompattarci in nome della scuola che vogliamo: 
Rifiutiamo la responsabilità di una riforma scellerata, 
non forniamo a questa pseudo-riforma i requisiti di legittimità 
che da sola non possiede, 
non cediamo al vergognoso ricatto del potere.
nz e ag