giovedì 29 aprile 2010
lunedì 26 aprile 2010
Dai prof un secco «no» a Dellai e Dalmaso
L'Adige, 26 aprile 2010
«Leggere che la scuola trentina si divide sulle ore da 50 o 60 minuti mi ha dato una grande tristezza. Mi sembra una discussione al di sotto delle potenzialità della nostra scuola, che merita di più che una discussione sulle ore, che è questione organizzativa». Così Lorenzo Dellai a proposito della diatriba che nelle scorse settimane ha visto impegnati i collegi docenti di tutte le scuole superiori della provincia. Affermazioni che condividiamo totalmente: anche noi consideriamo tale discussione ben «al di sotto delle potenzialità» della scuola trentina; e anche noi pensiamo che essa meriti molto di più. Quanto alla natura organizzativa, e non didattica, di tale discussione, anche in questo caso siamo d’accordo con Dellai. Peccato soltanto che quanto da lui sostenuto contraddica palesemente le posizioni espresse dalla sua giunta e dall’assessore Dalmaso.
Innanzitutto, Dellai dimentica che non è stata la scuola trentina a chiedere di esprimersi sulla durata delle lezioni, ma è avvenuto esattamente il contrario: è stata la Provincia a chiedere che i collegi docenti votassero su tale questione! Considerata parte integrante dell’«iniziativa innovativa» firmata PAT e basata sulla convinzione, rivendicata dallo stesso presidente, che le lezioni da 50 minuti siano «il modello migliore per avere maggiore flessibilità e per organizzare le unità di apprendimento».
A questa contraddizione ne segue un’altra, per certi versi ancora più grave: se è vero che la decisione sulle ore è di natura strettamente «organizzativa», per quale ragione è stato chiesto ai collegi docenti di deliberare in merito, visto che la loro competenza è di natura esclusivamente didattica? Delle due l’una: o Dellai e Dalmaso non hanno idea di ciò su cui sono chiamati a legiferare, il che sarebbe molto preoccupante; oppure hanno pensato e agito in malafede: il che sarebbe anche peggio.
A indebolire ulteriormente la posizione di Dellai/Dalmaso pesa poi una domanda cruciale, sulla quale il presidente ha ammesso di voler «aspettare di avere tutti i dati a disposizione prima di fare delle valutazioni»: come mai gran parte dei docenti ha deciso di astenersi, o addirittura di votare contro entrambe le opzioni, 50 o 60 minuti? I dati attesi da Dellai glieli forniamo noi, insieme alla risposta: perché questa è stata l’unica occasione in cui i docenti, sempre tenuti ai margini delle decisioni, hanno potuto dire la loro sulla riforma. E l’hanno detto in modo perentorio, come dimostrano appunto i numeri: su quasi 2200 insegnanti, poco più di 500 hanno aderito alla proposta della Provincia, ovvero alle lezioni di 50 minuti; i restanti quasi 1600 l’hanno rispedita al mittente, votando a favore dei 60 minuti, astenendosi o votando contro entrambe le opzioni (come proposto dagli Stati Generali), oppure abbandonando l’aula al momento della votazione. Dati, questi, altrettanto significativi se declinati sulle scuole: soltanto 7 istituti su 27 hanno condiviso la proposta Dalmaso, approvata poi, attraverso la subdola formula del «silenzio-assenso» e con una manciata di voti, in altri 6 collegi in cui ha prevalso l’astensione.
Successivamente, i Consigli delle istituzioni, organo che rappresenta anche genitori, studenti e personale Ata, hanno quasi ovunque rovesciato il voto dei collegi (e dunque il parere della maggioranza degli insegnanti). Un dettaglio da non trascurare, ma che non cambia la sostanza delle cose: la clamorosa protesta dei docenti, che non va interpretata soltanto come un rifiuto dell’opzione 50 o 60, bensì come un sonoro NO all’intera riforma della scuola. Un NO che Dellai e Dalmaso dovrebbero avere l’onestà intellettuale di leggere per quel che è: una secca bocciatura della loro idea di scuola, una sconfitta politica di cui prendere finalmente atto.
Alessandro Genovese e Nicola Zuin
portavoce degli Stati Generali della scuola trentina
sabato 24 aprile 2010
riassumendo
I numeri: salvo l'Istituto Pozzo, che ha confermato senza nessuna polemica la sua tradizionale organizzazione basata su ore da 60 minuti e sabato libero, tutte le altre scuole saranno organizzate su unità orarie da 50 minuti, secondo le modalità previste dalla iniziativa innovativa della Giunta. Questa sostanziale uniformità, tuttavia, è stata disegnata in gran parte dalle decisioni dei consigli d'istituto (in 11 scuole) e dal meccanismo del silenzio assenso (in 7 scuole).
Altri numeri: prima che intervenissero i Consigli (organismi di governo degli istituti, formati da rappresentanti dei docenti, dei genitori, degli studenti e del personale ata), i Collegi dei Docenti chiamati ad esprimersi sulla questione, hanno sollevato infatti molteplici obiezioni riguardo al merito, alle modalità e anche alla legittimità dell'alternativa proposta: obiezioni che si sono concretizzate in forme diverse, a seconda delle specifiche circostanze, dall'astensione, al voto contrario, alla scelta della cosiddetta "terza via". Ora, se si guarda alle maggioranze espresse dai collegi, solo in 7 scuole su 26 sono state favorevoli alla proposta Dalmaso, la quale è stata inoltre approvata con una manciata di voti anche in altri sei collegi dove però la grande maggioranza dei docenti si è astenuta. In ben 13 collegi, infine, gli insegnanti hanno di fatto bocciato l'assessore, scegliendo le ore da '60 minuti, oppure facendo mancare il quorum legale, o ancora votando mozioni simili a quella proposta dagli Stati generali che denuncia e rifiuta esplicitamente il ricatto a cui sono stati sottoposti gli insegnanti.
Facendo le somme, su un totale di quasi 2200 insegnanti della Provincia, l'iniziativa innovativa è stata approvata da poco più di cinquecento persone: poco meno di 1600 sono quelli che l'hanno bocciata.
La posta in gioco: per comprendere le ragioni di una tale clamorosa sollevazione da parte dei docenti, non ci si può accontentare - come fanno in questi giorni certi docili commentatori - di risolvere tutto nella protesta pretestuosa o nel corporativistico rifiuto di fare i recuperi che il modello dei 50 minuti comporterà. Bisogna invece innanzitutto chiarire che i docenti trentini non erano affatto chiamati a scegliere tra la riforma Gelmini e quella Dalmaso, ma tra due varianti della stessa Dalmaso: tra le due alternative proposte non c'è in realtà nessuna differenza dal punto di vista dell'orario di lavoro, perchè in entrambi i casi, ogni docente lavorerà per 1080 minuti a settimana. Semmai, grazie all'accordo con i sindacati che ha ridotto i recuperi da 110 a 70 ore annue, è proprio con il modello 50 che lavoreranno di meno.
Il trucco: la differenza col modello Gelmini, sta nella riduzione del monte ore curricolare annuo, cioè nel totale delle ore che gli studenti passeranno a scuola per fare lezione il quale, nel modello Dalmaso, risulta inferiore al nazionale per tutti gli indirizzi. Come fa allora la Dalmaso a promettere di mantenere gli organici a fronte dei tagli voluti e dichiarati dalla Gelmini? Il trucco è la gradualità: la riforma nazionale si applica subito a tutte le classi, quella trentina comincia dalla prima e gradualmente si estenderà fino alla quinta, per cui i tagli si vedranno solo alla fine. Non solo: è facilmente prevedibile che le famose tre ore settimanali da recuperare a causa della riduzione dell'unità di lezione a 50 minuti, verranno gradualmente integrate nel normale orario di cattedra, che passerà nel giro di qualche anno dalle attuali 18 a 20 o 21 ore settimanali, producendo conseguentemente la riduzione delle cattedre che demagogicamente viene negata dall'Assessore.
Il ricatto: per nascondere tutto questo e per incentivare l'adozione della sua proposta innovativa, la Giunta Provinciale non ha esitato a minacciare esplicitamente i docenti, affermando che il rifiuto di questa proposta (e quindi la scelta delle ore da 60 minuti) avrebbe comportato l'immediato taglio di circa 200 posti di lavoro. Non contenta di ciò, come avvertimento, ha aumentato - unilateralmente e senza appello - di 4 decimi il coefficiente che si utilizza per il calcolo degli organici, portandosi avanti col lavoro e lasciando a casa i primi sfortunati.
Il rifiuto: è chiaro allora che tutta la vicenda dei 50 o 60, non è di natura didattica e nemmeno strettamente sindacale e tanto meno organizzativa. La stragrande maggioranza dei docenti - cogliendo l'unica occasione di esprimersi offerta dall'assessore - ha voluto rivendicare la propria dignità professionale. Chi ha votato contro la proposta Dalmaso, chi si è astenuto, chi è uscito dall'aula, chi ha votato di non scegliere e chi ha firmato la mozione degli Stati Generali, ha esplicitamente rifiutato innanzitutto la logica da cui discende tutta la riforma: una logica tristemente aziendalista che, con una mano - in nome della riduzione dei costi - misura col cronometro le prestazioni delle risorse umane e mira a proporre alla fascia medio bassa del mercato prodotti dotati solo delle funzioni di base, ma semplici da usare, mentre, con l'altra mano, si premura di offrire alla scuola privata tutti i mezzi necessari, in termini di autonomia e di risorse, da un lato per produrre i diplomati per la fascia alta del mercato, dall'altro per riciclare gli scarti.
La proposta: a fronte delle accuse di corporativismo, di conservazione e sterilità che ripetutamente l'Assessore Dalmaso, il Presidente Dellai e tutti i benpensanti continuano a rivolgere ai docenti, questi ultimi si stanno sbracciando da mesi per farsi ascoltare, avanzando proposte concrete e praticabili per realizzare una riforma che invece si orienti all'inclusione, all'eccellenza e all'innovazione: una riforma che faccia della scuola pubblica trentina un modello virtuoso, capace di interpretare davvero le esigenze dei ragazzi, delle famiglie e della società. E' chiaro però che una scuola così non si inventa da sola, semplicemente liberando un pacchetto di ore dal curricolo e dicendo agli insegnanti adesso arrangiatevi: c'è bisogno di ricerca, di sperimentazione, di formazione, di valutazione, selezione e motivazione. C'è bisogno quindi di investimenti, non di tagli.
nicola zuin e alessandro genovese
venerdì 16 aprile 2010
avanti ancora.
Grande è la confusione sotto il cielo... qualcuno direbbe che allora "la situazione è eccellente".
Forse non è il caso di essere così ottimisti, perchè la confusione con cui abbiamo a che fare sta generando tensioni e incomprensioni che rischiano di non farci cogliere a pieno l'occasione che abbiamo di opporci allo schiacciasassi provinciale.
Ieri il Consiglio d'istituto del Vittoria ha ribaltato il voto del collegio e ha deliberato di accogliere la proposta innovativa della dalmaso.
ecco perchè è FONDAMENTALE tutelarci e trovare il modo di esprimere chiaramente la nostra posizione e metterlo nero su bianco: dobbiamo scrivere le nostre mozioni e sottoscriverle in massa.
La mozione di SGST va ancora bene, modificatela se volete, basta mantenere il succo del discorso:
FIRMATE, FIRMATE, FIRMATE.
Ecco la situazione: la dalmaso ha a malapena il consenso di un terzo delle scuole.
siamo in tanti. dobbiamo essere di più.


Forse non è il caso di essere così ottimisti, perchè la confusione con cui abbiamo a che fare sta generando tensioni e incomprensioni che rischiano di non farci cogliere a pieno l'occasione che abbiamo di opporci allo schiacciasassi provinciale.
Ieri il Consiglio d'istituto del Vittoria ha ribaltato il voto del collegio e ha deliberato di accogliere la proposta innovativa della dalmaso.
ecco perchè è FONDAMENTALE tutelarci e trovare il modo di esprimere chiaramente la nostra posizione e metterlo nero su bianco: dobbiamo scrivere le nostre mozioni e sottoscriverle in massa.
La mozione di SGST va ancora bene, modificatela se volete, basta mantenere il succo del discorso:
denuncia del ricatto
e rifiuto di entrambe le alternative.
FIRMATE, FIRMATE, FIRMATE.
Ecco la situazione: la dalmaso ha a malapena il consenso di un terzo delle scuole.
siamo in tanti. dobbiamo essere di più.
martedì 13 aprile 2010
Ennesima porcata di questa riforma
Ancora vedo giustamente tante discussione sui 50 min e i 60 min,. Noi al
Pilati siamo stati tra i primi ad uscire con una votazione di 63 astenuti e 17
favorevoli per i 50 min, detto questo ora volevo portare a conoscenza tutti
dell'ennesima porcata di questa riforma. Oggi siamo stati convocati per gruppi
disciplinari e affini, io faccio parte del dipartimento di informatica, per
discutere, su richiesta della provincia, la ripartizione delle ore in codocenza
e delle ore lasciate a disposizione dell'istituzione scolastica senza conoscere
programmi e classi di concorso relative a determinate materie, di cui vediamo
solo dei nomi sui piani di studio. Ci troviamo e tanti altri colleghi si
troveranno a ragionare sul nulla, cercando di arginare la devastazione fatta da
questi piani di studio, di cui ho seri dubbi sulle competenze ( so che questa
parola a molti fa venire il vomito, ma questa volta ci vuole) di chi li ha
scritti. Siamo diventati solo dei matematici che mettono delle ore in delle
caselline aiutando qualche collega che ne ha perse, per non sentirci in colpa
per l'ennesimo licenziamento.
Grazie alla flessibilità……
Marco Iacomino
Pilati siamo stati tra i primi ad uscire con una votazione di 63 astenuti e 17
favorevoli per i 50 min, detto questo ora volevo portare a conoscenza tutti
dell'ennesima porcata di questa riforma. Oggi siamo stati convocati per gruppi
disciplinari e affini, io faccio parte del dipartimento di informatica, per
discutere, su richiesta della provincia, la ripartizione delle ore in codocenza
e delle ore lasciate a disposizione dell'istituzione scolastica senza conoscere
programmi e classi di concorso relative a determinate materie, di cui vediamo
solo dei nomi sui piani di studio. Ci troviamo e tanti altri colleghi si
troveranno a ragionare sul nulla, cercando di arginare la devastazione fatta da
questi piani di studio, di cui ho seri dubbi sulle competenze ( so che questa
parola a molti fa venire il vomito, ma questa volta ci vuole) di chi li ha
scritti. Siamo diventati solo dei matematici che mettono delle ore in delle
caselline aiutando qualche collega che ne ha perse, per non sentirci in colpa
per l'ennesimo licenziamento.
Grazie alla flessibilità……
Marco Iacomino
lunedì 12 aprile 2010
a metà del guado
Le discussioni che si stanno sviluppando sulla questione della durata delle unità di lezione stanno dimostrando innanzitutto un fatto: questa non è una questione didattica.
Intendiamoci: lo sarebbe in un qualsiasi altro contesto ma, date le condizioni imposte dall'Assessore, tutte le possibili considerazioni didattiche e pedagogiche sono confinate ai margini, tanto da diventare irrilevanti.
Come abbiamo già più volte mostrato in queste settimane, la realtà è che dietro questa falsa alternativa, l'Assessore ha maldestramente nascosto il tentativo di imporre un modello di scuola che, in nome della razionalizzazione economica, squalifica il ruolo sociale, economico, politico e culturale della scuola, offende la dignità professionale ed umana degli insegnanti e smentisce fin da subito le promesse fatte alle famiglie e agli studenti.
L'andamento delle votazioni nei collegi docenti sta dimostrando però che i docenti non hanno nessuna intenzione di farsi prendere in giro: con modalità diverse - dal voto dei 60 minuti al Prati, all'astensione di massa al Russell e al Pilati, fino alla delibera del Buonarroti che addirittura rifiuta di votare - centinaia di colleghi hanno già rispedito al mittente le responsabilità di una scelta che avrà in ogni caso conseguenze nefaste.
(vedi qui il grafico a dimensione intera)
Lo confermano ancora le tante mozioni di denuncia - a partire da quella proposta proprio dagli Stati Generali - che, anche dove non sono state inserite all'ordine del giorno, sono condivise e sottoscritte tanto dai colleghi che propendono per i 60 minuti, quanto da coloro che preferiscono i 50 e tanto più da tutti quelli che in un modo o nell'altro cercano di dare concretezza e visibilità al loro disagio e alla loro indignazione.
(vedi qui il grafico a dimensione intera)
Lo confermano ancora le tante mozioni di denuncia - a partire da quella proposta proprio dagli Stati Generali - che, anche dove non sono state inserite all'ordine del giorno, sono condivise e sottoscritte tanto dai colleghi che propendono per i 60 minuti, quanto da coloro che preferiscono i 50 e tanto più da tutti quelli che in un modo o nell'altro cercano di dare concretezza e visibilità al loro disagio e alla loro indignazione.
Siamo solo a metà del guado... ma stiamo vincendo la corrente:
è necessario che nei prossimi giorni manteniamo la lucidità e non ci facciamo abbagliare dalle luccicanti dimostrazioni delle miracolose proprietà della iniziativa innovativa dell'Assessore.
Dobbiamo evitare le divisioni che fanno solo il gioco della Giunta e ricompattarci in nome della scuola che vogliamo:
è necessario che nei prossimi giorni manteniamo la lucidità e non ci facciamo abbagliare dalle luccicanti dimostrazioni delle miracolose proprietà della iniziativa innovativa dell'Assessore.
Dobbiamo evitare le divisioni che fanno solo il gioco della Giunta e ricompattarci in nome della scuola che vogliamo:
Rifiutiamo la responsabilità di una riforma scellerata,
non forniamo a questa pseudo-riforma i requisiti di legittimità
che da sola non possiede,
che da sola non possiede,
non cediamo al vergognoso ricatto del potere.
nz e aggiovedì 1 aprile 2010
Equilibrio Precario: precari, asteniamoci!
Equilibrio Precario lancia l'invito a tutti i precari di astenersi nei collegi docenti al momento del voto tra 50 o 60: un modo per denunciare ancora una volta il ricatto e per rifiutarsi di potare acqua al mulino della Giunta che sta ponendo tutte le premesse per la "soluzione finale del problema precario". L'invito, ovviamente, è aperto anche ai colleghi di ruolo che vorranno davvero sostenere la causa.
nzNOT IN MY NAME
La tragicommedia messa in scena dall'assessore Marta Dalmaso e dal suo entourage, con l'ordine impartito ai collegi docenti di votare tra lezioni di 50 o di 60 minuti, nel nome di una supposta "libertà di scelta", assume per noi insegnanti precari, molto più che per gli altri, i contorni della farsa.
A prescindere dalle ragioni pro o contro l'una o l'altra delle due opzioni, infatti, che senso ha chiedere il nostro voto per contribuire a decidere la durata delle lezioni nella scuola in cui lavoriamo quest'anno, quando non abbiamo la più pallida idea di dove - nè tantomeno se! - lavoreremo l'anno prossimo?
La "battaglia" sui 50 o 60 minuti mostra ancora una volta, in tutta la sua evidenza, la vergogna della condizione in cui sono costretti a vivere, anche nella nostra ricca Provincia, centinaia di insegnanti: sfruttati per coprire supplenze brevi o annuali, privati di diritti e di tutele, condannati a un futuro perennemente incerto... adesso pretenderebbero anche di usarci per portare acqua al mulino di questo governo provinciale che, ricattandoci, con la scusa di "salvare" il nostro posto di lavoro ci invita a votare la delibera "innovativa" Dellai/Dalmaso e le lezioni da 50 minuti.
La nostra risposta deve essere una sola, forte e chiara:
ASTENSIONE!
Non rendiamoci complici di questa truffa,
non cediamo all'idea che non votare equivale al "silenzio-assenso"
e dunque all'implicita adesione ai 50 minuti,
rifiutiamo questa logica binaria e falsamente democratica
e rispondiamo con un atto di disobbedienza civile,
difendendo la nostra libertà di pensiero e sottraendoci alla finta scelta che ci è stata imposta!
Alla fine faremo i conti, e se la nostra posizione risulterà diffusa nella maggior parte delle scuole - come tutti ci auguriamo - e magari condivisa anche dai docenti di ruolo, la Giunta non potrà ignorarne la valenza politica e dovrà prenderne atto. Non dovesse farlo, tirando dritta per la propria strada, dimostrerà definitivamente il proprio assoluto disinteresse per ogni forma di reale democrazia e di autentica partecipazione.
Se riusciranno ad imporre il loro progetto, l'avranno fatto a nome loro e al più di quelli che l'avranno assecondato: non certo in nome nostro.
lunedì 29 marzo 2010
libere delibere
Le vacanze pasquali che ci accingiamo meritatamente a goderci, non devono farci dimenticare l'imminente scadenza dei collegi docenti nei quali dovremo esprimerci sui quadri orari e sulla durata delle lezioni.
Appare ormai chiaro, dal vivace dibattito di queste ultime settimane, che non è possibile definire una posizione comune sulla scelta tra i 50 minuti, o i 60, o l'astensione. Basti il richiamo alla responsabilità.
Quel che resta fondamentale è che facciamo di tutto per portare TUTTI I COLLEGI, a prescindere dalle scelte che faranno nel merito, a presentare e deliberare una presa di posizione forte ed esplicita rispetto al ricatto al quale la Giunta ci ha sottoposto.
Chiediamo a tutti coloro che sentono come noi la gravità di questa situazione:
1. di attivarsi organizzarsi in tutte le scuole per elaborare e far inserire all'ordine del giorno dei rispettivi collegi docenti il testo per una delibera in questo senso.
mettiamo qui a disposizione di tutti la bozza preparata da Nicola (più generica e di forte impatto politico) e quella successivamente elaborata da Andrea (più articolata e ricca di riferimenti alla normativa, ma ritagliata sulle specificità del Prati) affinché possiate trarre ispirazione, mescolarle, sommarle, intrecciarle e adattarle alle esigenze di ogni scuola
2. di spendersi per sensibilizzare i colleghi sull'importanza politica, professionale e morale di questa presa di posizione
3. di monitorare l'andamento dei collegi e tenerci informati sulla calendarizzazione delle convocazioni, sull'esito del voto tra 50 e 60 e sulle varie iniziative intraprese.
Teniamo duro!
Diciamo no alla scelta sulle ore
L'Adige, 29 marzo 2010
«La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta». Questa frase di T.W. Adorno pare fatta su misura per descrivere la situazione in cui si trovano i docenti di tutte le scuole superiori della provincia di Trento, chiamati a decidere sull'ormai nota questione delle durata delle lezioni a partire dal prossimo anno scolastico. In base alla recente Delibera della Giunta Provinciale n. 533, infatti, i collegi docenti dovranno votare scegliendo tra due opzioni: accogliere la «proposta innovativa» dell'Assessore Dalmaso, basata su lezioni da 50 minuti, oppure adeguarsi al modello Gelmini, costruito su lezioni da 60 minuti.
L'opzione trentina, se da un lato renderebbe possibile («a parità di tempo scuola totale annuo») un numero maggiore di unità orarie settimanali, e quindi l'ampliamento dell'offerta formativa e la maggior articolazione del quadro orario, dall'altro pone il problema, per gli insegnanti, del recupero dei 10 minuti che differenziano l'unità oraria dal tempo di lavoro stabilito dal contratto di lavoro. Recupero che ammonta, tutto compreso, a circa 110 ore annue e che le trattative sindacali hanno ridotto a 70. L'opzione nazionale, invece, se da un lato elimina il sentito problema del recupero, dall'altro costringe a impoverire l'offerta formativa e soprattutto, diminuendo la necessità di organico, produce una perdita immediata di posti di lavoro stimata dall'Assessore intomo alle 200 unità (pari a circa la metà dei docenti precari attualmente impiegati in Provincia).
Ma è davvero questo è il problema: 50 o 60? O non è invece proprio l'averci messo di fronte a una ««scelta prescritta» a nascondere l'inganno? Entrambe le opzioni, infatti, se lette con attenzione, si rivelano truccate. Votare per le lezioni da 60 minuti da un lato ci consentirebbe di sottrarci all'ipocrisia del recupero orario e di dire «no» al ricatto della Giunta, ma dall'altro legittimerebbe quel ricatto, scaricando su di noi la gravissima responsabilità di «eliminare» i 200 colleghi precari. Viceversa, decidere per le lezioni da 50 minuti, nel nome di una «solidarietà di classe» e nella speranza (illusoria) di in un buon utilizzo dei recuperi orari per costruire una scuola migliore, non garantirebbe in alcun modo il mantenimento dei posti di lavoro, e anzi probabilmente costituirebbe solo un primo passo verso il potenziamento delle cattedre da 18 a 20 ore settimanali, con evidenti ricadute sulla quantificazione degli organici.
A rafforzare la fondatezza delle nostre ipotesi contribuisce un semplice confronto tra i quadri orari nazionali e quelli trentini. Rifacendo bene i conti dei minuti, infatti, si scopre un'amara verità: l'opzione trentina non mantiene affatto un tempo scuola totale pari a quello nazionale, come più volte dichiarato dall'Assessore, perché, convertendo le ore Gelmini di 60 minuti in unità orarie Dalmaso di 50 minuti, risulta una drastica riduzione del monte ore trentino rispetto a quello nazionale. Nelle classi del triennio del liceo classico, per fare qualche esempio, 31 ore di 60 minuti (Gelmini) dovrebbero equivalere a 37,10 ore da 50 minuti, invece Dalmaso ne prevede 33: ogni settimana «spariscono» in questo modo 4,10 unità orarie da 50 minuti, così come ne spariscono 4 nelle classi dei trienni di scientifico, linguistico e delle scienze umane. Negli istituti tecnici, le parole dell'Assessore provano maldestramente a nascondere un taglio di 4,20 ore nelle classi del biennio e altre 2,20 ore per ogni classe del triennio.
L'alternativa posta ai docenti è dunque solo fittizia: in realtà le due ipotesi finiscono per coincidere proprio nel fine meramente finanziario di entrambe, imperniato sul risparmio di risorse attraverso la riduzione del personale.
Una terza possibilità dei docenti, l'astensione dalla decisione, pare formalmente impercorribile: la delibera è infatti blindata, poiché stabilisce che all'Istituzione scolastica che non esprimesse nessuna volontà (entro il 20 aprile) si applicherebbe, secondo la formula del silenzio-assenso, la «proposta innovativa» dei 50 minuti.
Nessuna via d'uscita, dunque? Niente affatto. Se soltanto lo vorranno, i docenti avranno la possibilità di «sottrarsi a questa scelta prescritta»: denunciando esplicitamente il disegno macchinato dalla Giunta e rifiutando a priori, con una atto di «disobbedienza civile», di sottostare a questo ricatto. Noi li invitiamo a compiere quest'atto, a non svendersi come braccianti a condizioni miserabili, e a battersi affinchè la ricca Provincia Autonoma di Trento investa nell'istruzione pubblica, anziché destinare sempre più risorse a quella privata (i cui finanziamenti, è bene ricordarlo, saranno aumentati per il prossimo anno scolastico del 15 per cento). Un maggiore investimento economico garantirebbe infatti, al contempo, lezioni da 60 minuti - liberando i docenti dall'accusa di voler lavorare meno di quanto stabilito per contratto - e mantenimento degli attuali organici - evitando il sacrificio dei colleghi precari. A quel punto, toccherà alla Provincia scegliere, e in questo caso tra due alternative autentiche: la disponibilità a spendere di più per avere una scuola pubblica d'eccellenza, come ha sempre dichiarato di voler fare; o l'intenzione di risparmiare quattrini, che si mostrerà in tutta la sua evidenza. Nel primo caso, Dellai e Dalmaso potranno davvero vantarsi di essere altra cosa da Tremonti e Gelmini; nel secondo, non ci vengano più a raccontare panzane: saranno tali e quali, artefici di una brutale imposizione nel nome del risparmio sull'istruzione pubblica.
Alessandro Genovese e Nicola Zuin
giovedì 25 marzo 2010
chiarezza
Più passano i giorni, più facciamo conti e confrontiamo tabelle e più la scelta tra 50 o 60 diventa difficile. All'aumentare della consapevolezza, diminuisce l'iniziale convinzione per l'una o per l'altra opzione. Leggendo le mail e ascoltando i ragionamenti nei corridoi e nelle aule docenti mi pare che l'equazione che ne risulta sia proprio questa.
Ho letto attentamente (e consiglio a tutti di farlo) anche la circolare 2376/10: nota di chiarimento della delibera 533.
Effettivamente chiarisce molte cose.
Chiarisce innanzitutto che la scelta dei 60 non implica l'adozione dei quadri orari e della quantificazione nazionali (come qualcuno pensava), ma qualcosa che, per capirci è: discipline obbligatorie dell'iniziativa innovativa, diviso 50, per 60.
Chiarisce infatti che il tempo scuola totale annuo a disposizione di ogni classe di ogni indirizzo è identico - coi 50 e coi 60 - ed è pari al tempo scuola dell'iniziativa innovativa.
Chiarisce poi che quel tempo sarà ripartito in modo diverso a seconda dell'opzione scelta, ma che gli organici saranno calcolati sulla quantificazione oraria settimanale delle discipline: è così che i 60 minuti producono tagli, oltre che, probabilmente, con l'adozione di un coefficiente più elevato.
Chiarisce infine - e definitivamente - che, se non si delibera entro il 20 aprile, all'istituzione si applica l'iniziativa innovativa.
E' chiaro?
A me è sempre più chiaro che in ogni collegio docenti si delibererà alla fine secondo il prevalere di un interesse particolare sugli altri. Ma mi è altrettanto chiaro che nessuno di quegli interessi avrà la possibilità logica, matematica o politica di definirsi "generale" rispetto all'istituzione specifica e tanto meno rispetto alla scuola provinciale.
A me è chiaro soprattutto che,
A PRESCINDERE DALLA DELIBERAZIONE CHE ADOTTERANNO,
TUTTI I COLLEGI DOCENTI
- PENA LA RINUNCIA AD OGNI DIGNITA' PROFESSIONALE -
AVRANNO L'OBBLIGO MORALE
DI DENUNCIARE ESPLICITAMENTE IL RICATTO
AL QUALE NON HANNO LA POSSIBILITA' DI SOTTRARSI.
Qualcuno, vi prego, mi spieghi se non è così... allora com'è?
'notte,
nz
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