giovedì 5 agosto 2010

rettifica

RETTIFICA: i quadri usciti su vivoscuola non sono quelli per le supplenze, bensì quelli per le assegnazioni provvisorie. i precari dovranno aspettare ancora.

mercoledì 4 agosto 2010

Goulasch!

Scuola, in Trentino con la riforma arriva l'orario di lezione spezzatino

(il Trentino, 4 agosto 2010)

TRENTO. A scuola di sorprese. La riforma Dalmaso ha previsto le lezioni di 50 minuti e gli istituti si stanno organizzando come credono. Al Prati, ad esempio, sono stati introdotti 2 minuti di pausa tra ogni ora. Al Galilei si allungherà l’intervallo da 10 a 15 minuti. Ma c’è anche chi ha deciso di anticipare ulteriormente la prima campanella: all’Iti si tornerà sui banchi lunedì 6 settembre.La scuola trentina è pronta alla «rivoluzione di settembre», quando la riforma Dalmaso diventerà effettivamente operativa. Già adesso, comunque, si percepiscono le prime novità, soprattutto dal punto di vista organizzativo. Ogni istituto, in nome dell’autonomia, si sta organizzando come meglio crede per mettere in atto le nuove direttive. Il rischio, però, è quello di avere un panorama piuttosto caotico, disomogeneo, tra le varie scuole della città e non solo. Ma cerchiamo di capire cosa cambierà.
Le lezioni di 50 minuti hanno stravolto l’articolazione della mattinata al liceo classicoPrati. L’entrata in classe è sempre «all’alba», alle 7.45, la prima ora inizierà alle 7.50 fino alle 8.40, poi ci sarà una pausa di 2 minuti e, alle 8.42 scatterà la seconda ora fino alle 9.32. Altri 2 minuti di stop, e via alla terza ora dalle 9.34 alle 10.24. Intervalle fino alle 10.35 e poi tutti in classe fino alle 12.17 (per chi fa 5 ore) o fino alle 13.09 (per chi ne fa 6). Più che l’orario di una scuola, sembra quello dell’autobus o di una metropolitana. La decisione, d’a ltra parte, è stata presa dal consiglio d’istituto per far fronte alla già breve durata delle lezioni ed evitare ulteriori perdite di tempo. Tra una cosa e l’altra (cambio di classe, arrivo del docente, appello...) le ore di 50 minuti rischiano di diventare di 40-45.
Cambiamenti in vista anche al liceo scientifico Galilei dove l’intervallo sarà più lungo passando dai 10 ai 15 minuti e la fine della scuola slitterà alle 12.20 (la 5ª ora) e alle 13.10 (la 6ª ora). L’unica scuola dove resteranno le lezioni di 60 minuti è l’istituto per geometri 
Pozzo. Inizio alle 7.50 e fine alle 12.50, con due rientri pomeridiani dalle 13.50 alle 15.50. Qui il sabato la scuola resterà chiusa: le lezioni sono articolate su 5 giorni a settimana.
All’Iti Buonarroti non cambierà l’organizzazione della mattinata, come spiega il preside Paolo Dalvit. «Eravamo già articolati sulle lezioni di 50 minuti e resteremo così, con inizio alle 7.50 e fine alle 13. Ora vedremo come utilizzare le ore aggiuntive, anche in base alla trattativa in corso tra Provincia e sindacati». All’Iti, però, una novità c’è. L’inizio della scuola non sarà giovedì 9 settembre, come previsto dalla Provincia, bensì lunedì 6 settembre. «Abbiamo anticipato di 3 giorni - spiega Dalvit - per poter fare una settimana di vacanza a carnevale, altrimenti da Natale a Pasqua non ci sarebbe stata alcuna possibilità di tirare il fiato».
Insomma, il panorama è decisamente variopinto. E il rischio è quello di generare una situazione di caos, soprattutto per gli studenti. Tant’è. Al liceo scientifico Da Vinci l’o rganizzazione non cambierà rispetto all’anno scolastico scorso: inizio alle 7.55, intervallo dalle 10.25 alle 10.35 e fine alle 12.15 (per chi fa 5 ore) o alle 13.05 (per chi ne fa 6). Anche al Rosmini la situazione non cambia molto: si inizierà 5 minuti dopo rispetto all’anno scorso (alle 7.55) ed il pomeriggio si finirà 15 minuti prima (alle 16.05). Anche in questo caso l’intervallo sarà prolungato ad un quarto d’ora.
Al Russell di Cles la campanella suonerà alle 7.50 e le lezioni termineranno alle 12.10 o alle 13. Il rientro pomeridiano è previsto tra le 13.30 e le 16.50. Infine, anche all’i stitutoFontana di Rovereto non cambierà granché. Già negli anni scorsi c’erano le lezioni di 50 minuti. Così, la scuola inizierà ogni mattina alle 7.50 e finirà alle 13.10. Ci saranno, però, due pause nell’arco della mattinata: una di 15 minuti alle 10.20 ed un’altra più breve (di 5 minuti), alle 12.15, prima dell’ultima ora di lezione

martedì 3 agosto 2010

l'estate sta finendo

sono state pubblicate le cattedre disponibili 

buona fortuna ai colleghi precari.

ah... a proposito: tenetevi pronti. E' già in cantiere la prima iniziativa sgst per l'anno nuovo... e avremo bisogno di aiuto!

ciao,
nz

lunedì 19 luglio 2010

TAR

A tutti segnalo attenzione per la sentenza di oggi del Tar di Roma circa la "Gelmini".Dopo il decreto di sospensiva dei provvedimenti del Governo emesso un paio di settimane fa, oggi si tiene l'udienza di merito nella quale i dirigenti del Ministero dovrebbero,tramite una serie di controdeduzioni,chiedere che il "decreto di sospensiva" venga ritirato dai giudici amm.vi.
Il Governo ha già dichiarato che non terrà conto delle decisioni del Tar ma,in questo caso,dovrà adire al Consiglio di Stato e poi,eventualmente alla Consulta(in considerazione del dispositivo che motiva la sospensione redatto dai giudici romani).Dunque orecchie alzate!Sarebbe la 1a condanna per la Gelmini e inizierebbe un contenzioso dal cammino piuttosto difficile e incerto anche considerando l'aria che tira per l'esecutivo...Ciao.Alfredo 

domenica 27 giugno 2010

... e lei che voleva favorire la qualità!

Scuola: il Tar di Trento sospende
le graduatorie provinciali

Il trentino, 27.06.2010
L’ordinanza blocca, di fatto, le graduatorie e l’assessorato all’istruzione potrebbe vedersi costretto a rispolverare quelle vecchie in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale. Il ricorso è stato presentato da Flavia Chiaro, insegnante alle scuole elementari
TRENTO. La scuola trentina è a rischio caos. Il Tar di Trento, infatti, ha accolto il ricorso di una insegnante elementare contro le nuove graduatorie della Provincia che privilegerebbero i trentini. L’ordinanza blocca, di fatto, le graduatorie e l’assessorato all’istruzione potrebbe vedersi costretto a rispolverare quelle vecchie in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale.Il ricorso è stato presentato da Flavia Chiaro, insegnate alle scuole elementari e rappresentata dall’avvocato Andrea Maria Valorsi, che a causa dei nuovi criteri per le graduatorie si è vista scavalcare da 82 colleghi. La Provincia, infatti, ha inserito 40 punti per quegli insegnanti che lavorano da più di 3 anni in Trentino. Una discriminazione secondo l’insegnante che ha deciso di rivolgersi al Tar di Trento contro la Provincia. Giovedì il tribunale amministrativo si è espresso accogliendo la richiesta di sospensione delle nuove graduatorie poiché avrebbe riscontrato una «fondata illegittimità» in relazione al “bonus” legato all’a nzianità di servizio in provincia di Trento. Il consiglio, presieduto da Francesco Mariuzzo, ha deciso di sospendere l’a deguameneto delle graduatorie anche perché, nel giro di pochi giorni, sarebbero diventate ufficiali per volontà della giunta. Quest’ordindanza, in attesa della sentenza della Corte Costituzionale (che però non arriverà in tempi brevi), cambia decisamente le carte in tavola alla Provincia. I legali si sono messi immediatamente al lavoro per trovare la soluzione più idonea. È molto probabile, però, che siano ripristinate le graduatorie preesistenti per permettere il regolare inizio dell’ano scolastico e l’assegnazione delle cattedre ai docenti.
L’assessore provinciale all’istruzione, Marta Dalmaso, una volta appresa la notizia della sentenza ha fatto sapere che «le sentenze vanno rispettate in ogni caso», ma ha anche colto l’occasione per esprimere preoccupazione e rammarico. «Anche in questo caso - ha commentato - si nota come nel mondo della scuola siano tutelati gli interessi di tutti, tranne quelli degli studenti. La nostra intenzione con le nuove graduatorie era quella di favorire la qualità e la continuità dell’istruzione nel sistema trentino. Alla luce di questa sentenza vedremo di trovare la soluzione migliore evitando disagi e garantendo il regolare avvio del prossimo anno scolastico. Intanto - ha concluso - attendiamo con serenità la sentenza della Corte Costituzionale». La prossima settimana sono stati convocati i sindacati.
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martedì 15 giugno 2010

comunicato stampa

Gli Stati Generali della Scuola Trentina 
comunicano di aver deciso di non aderire alla mobilitazione del personale della scuola, indetta per oggi -15 giugno- dalle organizzazioni sindacali  Cisl Scuola - Uil Scuola -  Snals Confsal - Gilda Unams.

Ferma restando la critica radicale ai provvedimenti previsti dalla Manovra del Governo e la denuncia dell'iniqua distribuzione dei sacrifici, Gli Stati Generali Trentina ritengono di non potersi unire alle tardive e contraddittorie iniziative di quegli stessi sindacati (CISL SCUOLA e SNALS) che hanno sottoscritto gli accordi in calce alle delibere della cosiddetta Riforma Dalmaso. Il terzo firmatario di quegli accordi, FLC CGIL, ha dichiarato di non aderire alla mobilitazione odierna in quanto ha già programmato uno sciopero generale  per il 25 giugno: proprio in coincidenza con la terza prova dell'esame di Stato, cosa che - di fatto - impedirà la partecipazione di gran parte dei docenti della scuola superiore. Una svista significativa.

Non è possibile, secondo noi, disgiungere la protesta contro la manovra finanziaria del Governo dal rifiuto della riforma scolastica che lo stesso Governo ha predisposto e da cui il riordino del secondo ciclo della scuola trentina discende.
Stupisce, piuttosto, l'assenza di una simile posizione critica da parte delle organizzazioni sindacali (UIL e Gilda) che invece, meritoriamente,  avevano rifiutato di sottoscrivere il Protocollo di intesa con la Provincia Autonoma di Trento.

Bisogna decidere da che parte stare! Noi stiamo dalla parte della scuola... 

Gli Stati Generali della Scuola Trentina

mercoledì 9 giugno 2010

Lettera al Presidente

Egregio Presidente Kessler,
la scuola è finita anche quest'anno. Un anno segnato dal (maldestro) tentativo della Giunta Provinciale di riordinare il secondo ciclo superiore e di adattarlo alla riforma nazionale. Un'operazione, qui in Trentino come nel resto d’Italia, imbellettata con la retorica della modernità e dell'efficienza, ma sorretta in realtà soltanto dalla logica del risparmio, realizzata attraverso tagli pesantissimi e accompagnata dall'introduzione nella scuola di parole e meccanismi tipici della gestione aziendale nel tempo della crisi.
Un'operazione che non poteva non suscitare la reazione di studenti, docenti e famiglie, che non hanno voluto subire in silenzio l'indiscriminato massacro economico e culturale di cui la scuola è stata fatta oggetto. Una reazione ferma e diffusa, da parte di quei soggetti reali privati di rappresentanza e defraudati del diritto democratico di partecipare al rinnovamento della scuola, pur avendo ripetutamente insistito per poter contribuire con la propria esperienza e le proprie idee alla soluzione dei problemi che per primi riconoscono.
Invece, i nostri Assessori, proprio come i Ministri, si sono chiusi nelle loro stanze e hanno lavorato al loro progetto appoggiandosi unicamente al parere compiacente di sedicenti “esperti”, che hanno continuato a vaneggiare di «competenze» e «profili», finendo per svuotare completamente il significato culturale, sociale e politico di un'istituzione fondamentale qual è la scuola.
È tempo di scrutini, Presidente. Alla fine del primo quadrimestre, i neonati Stati Generali della Scuola Trentina avevano bocciato l'Assessore per l'impostazione che stava dando alla sua "Riforma": insegnanti e studenti speravano che quella brutta pagella, piena di quattro, avrebbe potuto richiamare la Giunta alle sue responsabilità verso la società che le ha affidato un così importante incarico. Purtroppo siamo invece costretti, adesso che la scuola è finita e l'iniziativa innovativa è completata, a ribadire il nostro giudizio, gravemente negativo: è stato soppresso un indirizzo di studi a cui una parte significativa della società trentina guardava con speranza e soddisfazione (gli istituti professionali); è stato aumentato il numero di studenti per classe, ridotto il tempo scuola totale, limitata la possibilità di scelta delle famiglie; sono state cancellate esperienze molto positive che in questi anni insegnanti, dirigenti e studenti avevano faticosamente costruito; è stato tagliato un numero imprecisato di cattedre a tempo indeterminato; si è resa ancora più precaria la sopravvivenza delle centinaia docenti a tempo determinato che permettono da anni alla scuola trentina di funzionare; si è abbassato il livello formativo delle discipline insegnate; si sono tolte risorse alla scuola pubblica e laica per regalarle alla scuola privata e confessionale.
L'assessore e la Giunta hanno provato a nascondere tutto questo, tacendo i dati reali e le previsioni, fornendo informazioni parziali e letture mistificanti e fingendo di aprirsi al dialogo con iniziative che hanno invece puntualmente rivelato la loro sostanziale sordità alla voce dei lavoratori e dei cittadini. Ma non ci sono riusciti: la scuola ha trovato la forza e il coraggio di leggere quello che stava succedendo, di misurare gli effetti di queste scelte scellerate e di riempire il vuoto di informazione voluto da questa Amministrazione.
È necessario dunque che l'Assessore Dalmaso, il Presidente Dellai, la Giunta Provinciale e le forze politiche che l'hanno sostenuta prendano atto della loro clamorosa sconfitta politica, che frantuma l'ostinazione con cui continuano a difendere il loro operato. Una sconfitta che si è concretizzata nelle centinaia di articoli e di lettere che hanno occupato le prime pagine dei quotidiani, nelle piazze riempite a più riprese da cortei studenteschi, nelle iniziative legali pendenti sugli atti normativi emanati, nella netta bocciatura che l'iniziativa innovativa ha ricevuto dai tre quarti dei collegi docenti della Provincia.
Oggi vogliamo affidare a Lei, Presidente Kessler, le centinaia di sottoscrizioni che le mozioni degli Stati Generali hanno raccolto tra i docenti di tutte le scuole: sono le firme di oltre settecento insegnanti che si sono sentiti ricattati e umiliati, privati di voce e costretti ad accettare l'imposizione di un modello che non apprezzano, non condividono, non vogliono. Ma non hanno potuto tacere, convinti dell’urgenza di riportare il tema della scuola al centro del dibattito politico.
Consegniamo dunque queste firme, per mano Sua, all'Assemblea che dovrebbe rappresentare la società trentina, innanzitutto per denunciare il silenzio a cui proprio l'Assemblea che Lei presiede è stata ridotta a proposito di una questione di assoluto rilievo politico: a noi sembra non solo inconcepibile che l'organo legislativo della Provincia Autonoma di Trento venga completamente escluso dalla necessità di dare nuove regole alla scuola, ma anche pericoloso che ciò che dovrebbe essere ampiamente e pubblicamente discusso venga invece imposto a colpi di delibere e conchiusi.
Presidente, voglia farsi ambasciatore dei nostri timori e delle nostre denunce, ma pure della nostra buona volontà e della nostra fermezza, all'indirizzo dell’intero Consiglio Provinciale, dell'Assessore Dalmaso, della Giunta Provinciale e del suo Presidente Dellai: sappiano che la scuola... non è finita!

Gli Stati Generali della Scuola Trentina

martedì 8 giugno 2010

pacco regalo

Domani, Mercoledì 9 giugno alle ore 13.00 
il Presidente del Consiglio Provinciale, Giovanni Kessler, incontrerà a Palazzo Trentini (via Manci) una delegazione degli Stati Generali della Scuola Trentina.

L'incontro offrirà l'occasione per consegnare - tramite il Presidente -  al Consiglio Provinciale e alla Giunta Provinciale, le settecento sottoscrizioni che hanno raccolto le mozioni proposte dagli Stati Generali quando l'Amministrazione aveva chiesto ai collegi docenti di approvare la sua "iniziativa innovativa".

sabato 29 maggio 2010

caro ministro: lettera di una professoressa

Ministro Tremonti, 
lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. E’ esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un ‘ aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colelghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c'è, un giorno non c'è, un giorno è un "anatema psicologico delle sinistre" e l'altro giorno "dobbiamo fare sacrifici". Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. IL tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre : aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere. C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi. Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella. “Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche centinaio di euro”. Alla voce vedi sopra. “Qualche centinaio di euro è nulla”, ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti. E dunque i tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all’indietro. E forse questo lei lo sapeva: qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel senso che per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l'appello tutte le mattine. Però sa cosa c’è? C'è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà : si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati) , due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno. E allora mi dica lei quel ‘è il diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E ‘ una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? E’ già un mircolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. “Si rivolga al Comun” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti ..manco la chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si riempe la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo stato vissuto nelle classi italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità. Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. E’ questa l’illegalità Egregio ministro. L’’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un insegnante non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: io formo i cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”. Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e ruolo sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. IL mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli? Di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi per me i monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni. 
Mila Spicola
Professoressa.