Non ce ne sarebbe bisogno... già i sondaggi di Adige e Trentino hanno dimostrato che la scuola e la società trentine non apprezzano la riforma Dalmaso e in netta maggioranza l'hanno bocciata.
Tuttavia anche noi proviamo a misurare statisticamente il grado di gradimento della riforma.
Votate!!!!
martedì 19 gennaio 2010
lunedì 18 gennaio 2010
I "padrini" di questa riforma
Forse non tutti sanno che l'attuale progetto di riforma della scuola trentina, dietro la "facciata" politica e istituzionale impersonata dall'assessore Marta Dalmaso, nasconde ben altri padri (o forse sarebbe meglio dire "padrini"...). La modifica dei piani di studio provinciali, infatti, è stata affidata dalla PAT a un gruppo di studio composto, tra gli altri, da Rosario Drago e Michele Pellerey: il primo è consulente del Ministero dell'Istruzione da prima dell'"era Berlinguer"; il secondo, prelato, pedagogista, docente presso l'Università Pontificia Salesiana (nel nome della laicità della scuola pubblica!), è stato membro del Comitato Nazionale per l'Informatica e della Commissione Psicologia- Scuola del Ministero dell'Istruzione, e svolge funzioni di consulenza e coordinamento per la sperimentazione del percorso di Formazione Professionale per la Provincia Autonoma di Trento addirittura dal lontano 1994.
Come appare chiaro, Drago e Pellerey hanno lavorato e lavorano tutt'ora sia per Roma che per Trento, a dimostrazione di come chi dice che riforma Tremonti/Gelmini e riforma Dellai/Dalmaso sono due cose diverse mente sapendo di mentire: il colore del governo è diverso, ma l'ideologia che c'è dietro è esattamente la stessa!
Perché possiate farvene un'idea, di seguito troverete qualche estratto di ciò che Drago e Pellerey hanno detto e scritto sulla scuola, con i relativi link e la possibilità di leggere e scaricare (e diffondere!) i contributi completi.
ROSARIO DRAGO, membro del gruppo di studio istituito dalla PAT
“E' su questo punto che si gioca tutta la partita delle riforme scolastiche. Cioè nella capacità di formulare obiettivi coerenti e univoci, che da una parte non lascino spazio ad illusioni e a nostalgie di ritorni al passato, e dall'altra dimostrino concretamente, nei fatti, le convenienza del nuovo rispetto al vecchio. Per fare ciò c'è bisogno di una cultura della realizzazione pratica, di un sano empirismo (imparare dalla realizzazione) e di una ricerca applicata sistematica. Ma ciò esige anche una consistente riduzione dello spazio assegnato alla decisione legislativa, negoziale, sindacale o, in genere, formale, che va occupato da una ampia autonomia professionale e dalla responsabilità degli insegnanti e dei dirigenti”.
http://ospitiweb.indire.it/~anp/news/legis.htm
“I comportamenti in aula degli insegnanti non si modificano con un decreto. … Sono tanti e non sanno fare il loro mestiere. Spendiamo anche troppo per loro. Bisogna ridurre subito il loro numero,dividerli in gerarchia e solo così si potrà dare qualche soldo in più alle eccellenze. …
Il 23% dei prof delle superiori adotta il libro di testo per educazione fisica e la metà degli studenti delle superiori non hai mai fatto una doccia dopo la lezione di ginnastica”.
“La nostra scuola è più democratica ma più selettiva. La soluzione? Diversificare i percorsi. Dare il pane degli angeli anche ai figli degli operai e dei contadini, ha prodotto un calo di qualità nei licei e negli istituti professionali. Con l’alternanza scuola lavoro il 58% dei diciottenni tedeschi arriva al diploma superiore. All’integrazione non ho mai creduto, mi pare una mitologia dei sistemi scolastici. In realtà Giovanni Gentile è vivo nelle nostre aule, nonostante sia stato ucciso dai partigiani. Nessuno manda gli handicappati al liceo perché non è un luogo adatto. L’Università non insegna le nuove professioni. Questa riforma invece istituisce l’Università delle Professioni, dove con 4 o 6 semestri si otterrà una laurea.
http://www.scuolaer.it/archivio/anno_2004/parliamone.aspx
Gli insegnanti, sanno giocare con le regole, prendersi delle libertà "clandestine" con la lettera ed anche lo spirito dei programmi, con l'ortodossia dei metodi didattici, con le metodologie di insegnamento autorizzate, con le procedure di valutazione, con la ripar-tizione dei tempi delle materie e coi rinnovamenti consigliati. La professionalizzazione del mestiere li porterebbe a investire meno energie nelle astuzie e nelle apparenze della conformità; li impegnerebbe invece nella realizzazione degli obiettivi e nel dialogo con le istanze alle quali essi devono rendere conto. L'istituzione potrebbe rinunciare da parte sua a domandare agli insegnanti di insegnare la grammatica il tal giorno alla tal ora, di riempire scrupolosamente i registri, e, a date fisse, le pagelle di tutti i loro allievi. Il loro compito prioritario sarebbe quello, con l'uso di tutti i mezzi legittimi, di permettere al più grande numero di allievi di costruire competenze durevoli e trasferibili, informando e coinvolgendo in modo ragionevole i genitori.
I modi per arrivare a questa situazione appartengono totalmente al professionalismo: ge-stione della classe, contenuti e natura del contratto didattico, metodologie di insegna-mento, disposizione degli arredi e degli spazi di lavoro, modalità di articola-zione e dif-ferenziazione dell'insegnamento e individualizzazione dei percorsi, modi di concepire e di praticare la valutazione, programmazione didattica, raggruppamento dei ragazzi per attività o per livello, orari variabili, lavoro a casa differenziato e negoziato, ecc. Questa autonomia metodologica dovrebbe estendersi alla divisione del lavoro tra insegnanti, alla formazione delle classi, alla vigilanza dei ragazzi nella scuola, al loro sostegno da parte delle équipe che condividono la responsabilità dello stesso gruppo di allievi.
http://www.archivio.vivoscuola.it/didascalieinforma/primopiano/dipendenza.asp
MICHELE PELLEREY, coordinatore del Progetto di Innovazione e Sperimentazione nella Formazione professionale della PAT
Quadro delle possibili soluzioni italiane per l’avvio dell’alta formazione tecnico-professionale, delineando in particolare:
1. la tipologia del sistema (duale o multipolare),
2. lo stretto collegamento con il mondo della produzione di beni e servizi,
3. la stabilità delle istituzioni formative,
4. il riconoscimento nazionale ed europeo dei titoli,
5. la progettazione, conduzione e valutazione svolte con le imprese,
6. la temporalità del percorso, almeno biennale,
7. i caratteri del percorso con una forte sottolineatura dell’apprendimento esperienziale sul luogo di lavoro,
8. le forme di finanziamento (miste fra Stato, regioni, e mondo del lavoro),
9. il personale docente, prevalentemente a contratto.
Al termine di questa carrellata M. Pellerey afferma che la costituzione di un sistema di questo tipo esige una chiara definizione istituzionale. In altre parole appare necessaria almeno una legge quadro che definisca gli elementi principali che lo caratterizzano. Su questa base normativa le singole Regioni e Province Autonome potranno deliberare in maniera da promuovere un sistema coerente a livello nazionale e comparabile a livello internazionale. Tra gli aspetti che più chiaramente emergono come pilastri di una legge quadro Michele Pellerey indica la costituzione di una Agenzia, o Autorità o Comitato nazionale per l’Alta Formazione. Questi obiettivi sono stati condivisi e ripresi dal Presidente del Consiglio nelle sue conclusioni. http://www.iperbole.bologna.it/iperbole/adi/XoopsAdi/uploads/PDdownloads/news_2007_05_20.htm
E per i più volonterosi:
http://storage.istruzioneer.it/file/Michele-Pellerey.pdf
dispensa “Promuovere competenze nell’attività di insegnamento: è possibile? A quali condizioni?”
http://pellerey.unisal.it/Materiali.html
Dispensa di “Didattica generale” (tre Parti + Bibliografia)
Come appare chiaro, Drago e Pellerey hanno lavorato e lavorano tutt'ora sia per Roma che per Trento, a dimostrazione di come chi dice che riforma Tremonti/Gelmini e riforma Dellai/Dalmaso sono due cose diverse mente sapendo di mentire: il colore del governo è diverso, ma l'ideologia che c'è dietro è esattamente la stessa!
Perché possiate farvene un'idea, di seguito troverete qualche estratto di ciò che Drago e Pellerey hanno detto e scritto sulla scuola, con i relativi link e la possibilità di leggere e scaricare (e diffondere!) i contributi completi.
ROSARIO DRAGO, membro del gruppo di studio istituito dalla PAT
“E' su questo punto che si gioca tutta la partita delle riforme scolastiche. Cioè nella capacità di formulare obiettivi coerenti e univoci, che da una parte non lascino spazio ad illusioni e a nostalgie di ritorni al passato, e dall'altra dimostrino concretamente, nei fatti, le convenienza del nuovo rispetto al vecchio. Per fare ciò c'è bisogno di una cultura della realizzazione pratica, di un sano empirismo (imparare dalla realizzazione) e di una ricerca applicata sistematica. Ma ciò esige anche una consistente riduzione dello spazio assegnato alla decisione legislativa, negoziale, sindacale o, in genere, formale, che va occupato da una ampia autonomia professionale e dalla responsabilità degli insegnanti e dei dirigenti”.
http://ospitiweb.indire.it/~anp/news/legis.htm
“I comportamenti in aula degli insegnanti non si modificano con un decreto. … Sono tanti e non sanno fare il loro mestiere. Spendiamo anche troppo per loro. Bisogna ridurre subito il loro numero,dividerli in gerarchia e solo così si potrà dare qualche soldo in più alle eccellenze. …
Il 23% dei prof delle superiori adotta il libro di testo per educazione fisica e la metà degli studenti delle superiori non hai mai fatto una doccia dopo la lezione di ginnastica”.
“La nostra scuola è più democratica ma più selettiva. La soluzione? Diversificare i percorsi. Dare il pane degli angeli anche ai figli degli operai e dei contadini, ha prodotto un calo di qualità nei licei e negli istituti professionali. Con l’alternanza scuola lavoro il 58% dei diciottenni tedeschi arriva al diploma superiore. All’integrazione non ho mai creduto, mi pare una mitologia dei sistemi scolastici. In realtà Giovanni Gentile è vivo nelle nostre aule, nonostante sia stato ucciso dai partigiani. Nessuno manda gli handicappati al liceo perché non è un luogo adatto. L’Università non insegna le nuove professioni. Questa riforma invece istituisce l’Università delle Professioni, dove con 4 o 6 semestri si otterrà una laurea.
http://www.scuolaer.it/archivio/anno_2004/parliamone.aspx
Gli insegnanti, sanno giocare con le regole, prendersi delle libertà "clandestine" con la lettera ed anche lo spirito dei programmi, con l'ortodossia dei metodi didattici, con le metodologie di insegnamento autorizzate, con le procedure di valutazione, con la ripar-tizione dei tempi delle materie e coi rinnovamenti consigliati. La professionalizzazione del mestiere li porterebbe a investire meno energie nelle astuzie e nelle apparenze della conformità; li impegnerebbe invece nella realizzazione degli obiettivi e nel dialogo con le istanze alle quali essi devono rendere conto. L'istituzione potrebbe rinunciare da parte sua a domandare agli insegnanti di insegnare la grammatica il tal giorno alla tal ora, di riempire scrupolosamente i registri, e, a date fisse, le pagelle di tutti i loro allievi. Il loro compito prioritario sarebbe quello, con l'uso di tutti i mezzi legittimi, di permettere al più grande numero di allievi di costruire competenze durevoli e trasferibili, informando e coinvolgendo in modo ragionevole i genitori.
I modi per arrivare a questa situazione appartengono totalmente al professionalismo: ge-stione della classe, contenuti e natura del contratto didattico, metodologie di insegna-mento, disposizione degli arredi e degli spazi di lavoro, modalità di articola-zione e dif-ferenziazione dell'insegnamento e individualizzazione dei percorsi, modi di concepire e di praticare la valutazione, programmazione didattica, raggruppamento dei ragazzi per attività o per livello, orari variabili, lavoro a casa differenziato e negoziato, ecc. Questa autonomia metodologica dovrebbe estendersi alla divisione del lavoro tra insegnanti, alla formazione delle classi, alla vigilanza dei ragazzi nella scuola, al loro sostegno da parte delle équipe che condividono la responsabilità dello stesso gruppo di allievi.
http://www.archivio.vivoscuola.it/didascalieinforma/primopiano/dipendenza.asp
MICHELE PELLEREY, coordinatore del Progetto di Innovazione e Sperimentazione nella Formazione professionale della PAT
Quadro delle possibili soluzioni italiane per l’avvio dell’alta formazione tecnico-professionale, delineando in particolare:
1. la tipologia del sistema (duale o multipolare),
2. lo stretto collegamento con il mondo della produzione di beni e servizi,
3. la stabilità delle istituzioni formative,
4. il riconoscimento nazionale ed europeo dei titoli,
5. la progettazione, conduzione e valutazione svolte con le imprese,
6. la temporalità del percorso, almeno biennale,
7. i caratteri del percorso con una forte sottolineatura dell’apprendimento esperienziale sul luogo di lavoro,
8. le forme di finanziamento (miste fra Stato, regioni, e mondo del lavoro),
9. il personale docente, prevalentemente a contratto.
Al termine di questa carrellata M. Pellerey afferma che la costituzione di un sistema di questo tipo esige una chiara definizione istituzionale. In altre parole appare necessaria almeno una legge quadro che definisca gli elementi principali che lo caratterizzano. Su questa base normativa le singole Regioni e Province Autonome potranno deliberare in maniera da promuovere un sistema coerente a livello nazionale e comparabile a livello internazionale. Tra gli aspetti che più chiaramente emergono come pilastri di una legge quadro Michele Pellerey indica la costituzione di una Agenzia, o Autorità o Comitato nazionale per l’Alta Formazione. Questi obiettivi sono stati condivisi e ripresi dal Presidente del Consiglio nelle sue conclusioni. http://www.iperbole.bologna.it/iperbole/adi/XoopsAdi/uploads/PDdownloads/news_2007_05_20.htm
E per i più volonterosi:
http://storage.istruzioneer.it/file/Michele-Pellerey.pdf
dispensa “Promuovere competenze nell’attività di insegnamento: è possibile? A quali condizioni?”
http://pellerey.unisal.it/Materiali.html
Dispensa di “Didattica generale” (tre Parti + Bibliografia)
domenica 17 gennaio 2010
Avanti!
Proviamo a fare il punto sull'assemblea di ieri.
Innanzitutto quella sala strapiena ha decretato il pieno successo dell'iniziativa: GRAZIE a tutti quelli che hanno partecipato e anche ai tanti che, non avendo potuto essere lì, ci hanno dato il loro sostegno.
Ma al di là della mera presenza numerica, quel che conta è che abbiamo dimostrato a tutti che la scuola trentina è viva e tutt'altro che rassegnata a subire passivamente il diktat della giunta: l'arrogante intervista che tempestivamente Dellai e Dalmaso hanno rilasciato all'Adige non ha sortito gli effetti sperati e, anzi, ha rinforzato in noi la decisione a difendere la scuola e a porci come protagonisti del suo progresso.
Come era prevedibile, la rabbia accumulata in questi mesi e la voglia di denunciare le contraddizioni del disegno di riforma che ci vorrebbero imporre hanno in qualche caso prevalso sulla forza più costruttiva della nostra azione, tuttavia abbiamo anche saputo condividere alcune prospettive comuni e produrre una buona base per far procedere la nostra proposta.
Si tratta adesso di non disperdere le energie che ieri si sono coagulate in Via Perini, ma piuttosto incanalarle in concrete iniziative, di lotta da un lato, di costruzione dall'altro: c'è bisogno del contributo di tutti, della disponibilità ad impegnarsi a fondo per far fronte ai tempi ristrettissimi che abbiamo davanti e agli spazi angusti in cui ci vorrebbero relegare.
C'è da allargare ulteriormente la base degli SGST, informando e sensibilizzando compagni, colleghi e famiglie, facendo conoscere - anche fuori dalla scuola - il grave pericolo che sta minacciando la scuola e quindi la società intera: stampiamo il manifesto, affiggiamolo ovunque, parliamo con chiunque, mostriamo l'importanza della nostra resistenza.
C'è poi da dare concretezza alle iniziative che sono state proposte per costringere la giunta a fermarsi, a impegnarsi per fermare la riforma nazionale e a parlare con noi: come hanno ben detto gli studenti, non per darci chiarimenti (è già tutto chiaro!), ma per ripensare assieme le necessità e le potenzialità della nostra scuola. Abbiamo detto di fare pressione sui partiti e sui sindacati, locali e nazionali, di organizzare e sostenere i ricorsi già in atto ed eventualmente produrne degli altri (la proposta di Giovanna Giugni di un ricorso alla giustizia europea è di vitale importanza), abbiamo detto di pensare a una grande manifestazione della scuola, abbiamo detto di verificare la possibilità di un referendum .... e se tutto questo non dovesse bastare, siamo pronti anche a forme di lotta più incisive, come il blocco della didattica o lo sciopero della prima ora.
C'è, parallelamente, da lavorare per definire il documento da presentare alla giunta come base del dialogo che pretendiamo di avviare: i famosi 10 sì e 10 no che abbiamo abbozzato ieri (che mi sono parsi ampiamente condivisibili e condivisi) hanno probabilmente bisogno di essere discussi e limati.
C'è, inoltre, da continuare la discussione dei singoli aspetti particolari della riforma che vogliamo: i precari, i professionali, il biennio, le lingue, i laboratori, il latino, l'educazione fisica... costituiamo rapidamente i gruppi di lavoro, sfruttiamo il blog, la mail e soprattutto il gruppo di discussione, ma per favore non perdiamoci in chiacchiere e corporativismi (questo è quello che vorrebbero i tecnici e i politici), troviamo invece proposte concrete e praticabili e troviamo il coraggio di innovare davvero e per il meglio la nostra scuola.
Tutto questo e altro ancora resta da fare.
Avanti allora!
La scuola siamo noi!
per SGST, nz e ag
Avanti allora!
La scuola siamo noi!
per SGST, nz e ag
sabato 16 gennaio 2010
...siamo in società... di noi ti puoi fidar
venerdì 15 gennaio 2010
dietro la riforma
Piano Confindustria: mani (e interessi) sugli istituti tecnici. Presentato alla Gelmini nei giorni scorsi durante un incontro da cui sono stati allontanati i giornalisti: nelle scuole un Cda che abbia strada libera nelle nomine dei docenti
di Maristella IervasiLe mani di Confindustria su un pezzo della scuola pubblica: gli istituti tecnici. Gli industriali vogliono «comandare» sui percorsi d’istruzione per il settore tecnologico (meccanica, trasporti, elettronica ed elettrotecnica, informatica, comunicazione, chimica, tessile, agricoltura, costruzioni). E dettano la loro «action plain» alla Gelmini. Probabilmente di questo hanno parlato a Sanremo, l’8 novembre scorso, nel seminario a porte chiuse dei direttori di Confindustria dove la ministra ospite ha preteso che venisse allontanato dalla sala anche il giornalista del Sole 24 Ore. Ed eccolo il piano «segreto» di Confindustria: istituire «solo» negli istituti tecnici un Cda «in cui vi sia una presenza significativa di soggetti esterni dalla scuola: espressione del mondo della produzione e/o servizi, in relazione agli indirizzi di studio». Un Cda con poteri effettivi di governance con i presidi, per avere mano libera sulla nomina dei docenti tecnici di loro fiducia. Come si evince nel capitolo “risorse umane”: «Gli istituti tecnici devo poter scegliere in autonomia gli insegnanti di materie tecniche, tecnici di laboratorio, ufficio tecnico. Questo personale deve essere svincolato dalle classi di concorso e dall’assegnazione centralizzata». Vale a dire, le graduatorie ministeriali. Confindustria vuole avere voce in capitolo anche sui diplomati, quindi propone una presenza delle realtà economiche nelle commissioni d’esame. Scarta invece come «non realistico» l’insegnamento di una seconda lingua straniera per gli istituti tecnologici. Ecco l’idea di scuola degli industriali che fanno capo alla Marcegaglia. Un’istruzione pubblica in cui lo Stato mette le risorse ma sono gli industriali che scelgono una parte degli insegnanti e organizzano il lavoro. Non è un caso che l’opzione delle Fondazioni degli istituti tecnologici - che richiederebbe anche un contributo finanziario - nell’action plain elaborato da Confindustria viene indicata come ultima chance. Scienze integrate È la nuova materia proposta dagli industriali nel primo biennio e riunisce tutti gli insegnanti a carattere scientifico: chimica, fisica, biologia e scienze della terra. Il Cda Tale organo affiancherà il dirigente e deve avere «la responsabilità» complessiva per l’indirizzo generale, il piano di sviluppo pluriennale della scuola, il programma annuale ed i «rapporti con le imprese e le aziende che costituiscono i naturali interlocutori di ciascun istituto». Gli attuali Consigli d’istututo avranno un ruolo solo consultivo. «La partecipazione democratica - si legge nel documento - deve essere tenuta distinta dalla gestione, dall’indirizzo tecnico e dal governo. Se il termine Cda “distrurba” - si sottolinea - se ne può trovare un altro. Ma non si può prescindere da uno specifico modello di governo degli istituti tecnici, data la loro precisa missione: formare i quadri intermedi che devono contribuire allo sviluppo delle aziende di produzione e servizi». Docenti e laboratori Materie di studio ridotte di numero e orario a 32 ore settimanale. «Va eliminato il doppione costituito dall’insegnante tecnico-pratico, che è quasi sempre un generico diplomato privo di esperienze concrete». Esperti esterni Individuati da un comitato tecnico-scientifico. «Non possono essere in numero minoritario. I docenti interni non possono essere nè in maggioranza numerica nè designati dal collegio docenti. La scelta va affidata al dirigente su criteri indicati dal Cda».
L'unità, 13 novembre 2008pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 7) nella sezione "Politica"
giovedì 14 gennaio 2010
Apertura Graduatorie
Apertura graduatorie 26 gennaio
Ho avuto informazioni abbastanza attendibili, secondo cui saranno riaperte le graduatorie il 26 gennaio. Come già sapevamo vengono dati in aggiunta al punteggio maturato i 40 punti ogni 3 anni d'insegnamento retroattivo fino ad un massimo di 4 volte, la notizia che non sono riuscito ad avere è se resta la coda....
Marco Iacomino
mercoledì 13 gennaio 2010
Autoconvocazione degli SGST
(comunicato stampa)
Sabato 16 gennaio 2009
alle ore 15.00
alle ore 15.00
Trento, Sala circoscrizionale di S. Giuseppe - S. Chiara
via Perini 2/1 (angolo via Giusti 35)
sono autoconvocati
Gli STATI GENERALI
DELLA SCUOLA TRENTINA
DELLA SCUOLA TRENTINA
L'incontro avrà innanzitutto funzione organizzativa:
servirà a conoscere e a mettere in contatto diretto
tutte "le anime" del variegato fronte
tutte "le anime" del variegato fronte
che si è venuto costituendo in opposizione alla cosiddetta riforma Dalmaso,
ma servirà anche per cominciare a discutere e avanzare proposte concrete
per la definizione di una riforma della scuola alternativa.
Sono invitati tutti i soggetti reali interessati a costruire responsabilmente e democraticamente la scuola trentina: studenti, docenti, dirigenti, ata, genitori, amministrazione, privati cittadini, associazioni, istituzioni...
individualmente e in modo organizzato.
Gli Stati Generali della Scuola Trentina sono il tentativo concreto di costruire dal basso una riforma della scuola che sappia raccogliere le idee e le esigenze di tutti i soggetti reali che ogni giorno vivono, costruiscono, utilizzano la scuola.
Una conferenza Stampa è convocata al termine dell'assemblea,
si prevede verso le 17.30.
si prevede verso le 17.30.
La costituzione e l'autonomia.Il nodo dei professionali.
La deputata Letizia De Torre, in un'intervista rilasciata al giornale L'Adige, dichiara che istruzione e formazione professionale sono di competenza delle Regioni, secondo quanto prevede la Costituzione..
La modifica costituzionale del 2001, al contrario, ha espressamente destinato allo Stato una competenza generale sull'istruzione ( art. 117 lett.n). Competenza che la Provincia di Trento ha ignorato in più occasioni , basti guardare l'obbligo impartito ai docenti di valutare secondo parametri stabiliti dal governo locale.
Ma la stessa modifica ha rinviato, per le Regioni a Statuto Speciale e per le Province Autonome di Trento e Bolzano, ai singoli statuti le potestà legislative specifiche. E lo Statuto del Trentino Alto Adige dice con chiarezza, all'articolo 8 n.29, che la Provincia emana, con potestà esclusiva ( comunque soggetta "al rispetto della Costituzione, dei principi dell'ordinamento giuridico dello Stato, con il rispetto degli obblighi internazionali e delle norme fondamentali delle riforme economico sociali della Repubblica ai sensi dell'articolo 4 dello stesso Statuto"),norme legislative sull'addestramento e la formazione professionale".
Istruzione e formazione sono concetti ben diversi, lo dimostra la pluriennale attività delle migliaia di Istituti di Stato che rilasciano, fin dagli anni '70, apprezzate qualifiche professionali. Senza che mai le Regioni o le Province Autonome abbiano rivendicato paternità o reclamato violazioni di competenza.
Lo Statuto parla chiaro e , per modificarlo ( oltre alla buona lena di deputati e senatori ,che dovrebbero lavorare più alacremente!) occorre una procedura di revisione costituzionale. Non una delibera di giunta, nè un comportamento concludente, come pare diventato di moda negli ultimi mesi.
Perchè chi si affanna a difendere la nostra Carta Costituzionale non ha altrettanto zelo riguardo lo Statuto di Autonomia, che ne ha uguale valenza e dignità?.
I deputati dovrebbero ricordare la stessa Costituzione , anche e soprattutto quando prevede che "ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione, senza vincolo di mandato".( art. 67).
Considerare un'anomalia più di mezzo milione di studenti che frequentano gli istituti professionali di Stato , immaginare, ed accettare( pur avendo il ruolo per cambiare le cose), che in tutto il Paese esistano " istituti tecnici di serie B", cercando vie d'uscita solo per il proprio territorio di appartenenza, non risponde a questo imperativo morale, prima che istituzionale.
Giovanna Giugni
Iscriviti a:
Post (Atom)
