mercoledì 25 febbraio 2015

A Pergine va in scena "la scuola del futuro"... o è campagna elettorale?

A Pergine si organizza un incontro sul futuro del Curie e gli si da un titolo altisonante "la scuola del futuro"... che - guarda caso - fa eco al titolo del tour promozionale del trilinguismo ultimamente intrapreso dal Presidente Rossi.
E - guarda caso - l'assessore sarà l'ospite d'onore.

Bene, si dirà, finalmente l'assessore incontra la scuola a scuola...

Eh no! troppo facile: all'incontro di sabato mattina la scuola reale sarà invece la grande assente.

Tra gli oratori, oltre alla dirigente, al presidente e al vicepresidente della PAT, confindustria, artigiani, università, cooperazione e CGIL.

La lettera di invito è indirizzata a comunità di valle, trentino sviluppo, APT e comuni,  associazioni e artigianelli vari, sindacati confederali e avanti così.

Gli studenti? solo i rappresentanti d'istituto e i rappresentanti delle quarte e quinte chiamati ad ascoltare.
Gli insegnanti? solo i referenti d'indirizzo ... agli altri nemmeno è stata data comunicazione ufficiale dell'evento.

Una bella passerella!

martedì 24 febbraio 2015

Trilinguismo: il documento dei docenti dell'I.C. Giudicarie esteriori

Anche i docenti dell'I.C. Giudicarie esteriori hanno prodotto oggi un documento (sottoscritto a larghissima maggioranza) nel quale evidenziano i rischi che comporta il Piano per il Trilinguismo e avanzano proposte concrete per rendere più praticabile e sostenibile l'obiettivo del miglioramento delle competenze linguistiche degli studenti trentini.



Gli insegnanti dell’Istituto Comprensivo Giudicarie Esteriori chiedono di poter esprimere le proprie opinioni in merito al progetto PAT sul trilinguismo.

Pur riconoscendo il valore della conoscenza delle lingue comunitarie nel processo di crescita sociale  e civile dei ragazzi scolarizzati, ci troviamo in disaccordo con l’imposizione,  a scuole e famiglie del “Protocollo d’intesa per lo sviluppo delle lingue”,  così come redatto dalla PAT. 

La nostra contrarietà  è determinata da convinzioni di tipo pedagogico-didattico e sindacale-occupazionale.
Criticità pedagogico-didattiche:
  1. Questa riforma colpisce seriamente e massicciamente la scuola primaria trentina, che, stando ai risultati Invalsi e Ocse-Pisa, è il fiore all’occhiello del sistema scolastico primario in Italia, mentre non esistono risultati e dati scientifici e statistici che fondino la validità, in termini di competenze e conoscenze in uscita, dell’applicazione del progetto trilingue.
  2. Riduzione della qualità dei contenuti disciplinari (monte ore insufficiente per le materie curricolari di base).
  3. Sottovalutazione dell’importanza della conoscenza fondante dell’italiano; a tal proposito si ricorda la L. P. 2006 che impone 1000 ore di insegnamento di lingua italiana nella scuola primaria, per una media di 6 ore e mezza alla settimana.
  4. Assenza di informazione sulle modalità di valutazione (non è specificato se dovranno essere valutate le competenze disciplinari o quelle legate alla lingua utilizzata nel CLIL).
  5. Mancanza di continuità tra scuola primaria e secondaria di primo grado.
  6. Non rispetto dei fondamentali diritti di inclusione di ogni alunno ( BES, DSA, immigrato, problematico...); a tal proposito il Protocollo delega agli insegnanti la soluzione del problema.
  7. Ridimensionamento  e adattamento dei vigenti curricula, da noi appena modificati,  in vista dell’insegnamento dei contenuti/competenze con metodologia CLIL.
  8. A regime, la riduzione del monte ore disciplinare porterà ad una frammentarietà oraria,  con presenza discontinua nelle singole classi di insegnanti curricolari (es. italiano, matematica ecc) con conseguente aumento delle figure che ruoteranno sul gruppo classe.

Criticità sindacali-occupazionali
  1. Se introdotto nelle modalità previste attualmente, il Protocollo genererà la perdita di numerose cattedre e dunque una ulteriore precarizzazione dei lavoratori che attendono da diversi anni una stabilizzazione.
  2. Non è ancora chiaro che tipo di contratto verrà stipulato con coloro che supereranno il concorso per occupare posti CLIL. Pare che dopo 3 anni di servizio, tali insegnanti possano passare alla scuola comune, creando nuove precarietà.
  3. Non rispetto dell’anzianità raggiunta e certificata del personale già in ruolo, che potrebbe perdere la continuità didattica.

In proposito ed in alternativa ci sentiamo di avanzare alcune proposte:

  1. Rispetto di un plurilinguismo vero, come espressione di una cultura aperta e cosmopolita.
  2. Due ore settimanali di Clil da inserire  nelle attuali ore opzionali (lasciandole facoltative) con modalità concordate con gli insegnati di classe ed auspicabile codocenza.
  3. Eventuale ampliamento dell’orario scolastico obbligatorio.
  4. Lento e accurato inserimento dei percorsi Clil (verifiche orario…) nel piano di studi curricolari,  facendo attenzione alle condizioni di coerenza e significatività tale da favorirne l’efficacia (moduli teatro, musica, arte, conoscenza territorio, personaggi…) e senza che ciò abbia conseguenze occupazionali sull’organico docente.
  5. Valorizzazione delle possibilità propositive e decisionali della componente docente insite nella legge provinciale relativa all’autonomia scolastica.

sabato 21 febbraio 2015

Buona scuola e trilinguismo: il documento del Collegio Docenti del Degasperi di Borgo

Riportiamo qui sotto il documento approvato dal Collegio Docenti dell'Istituto Degasperi di Borgo: il collegio docenti, convocato su richiesta dei docenti, ha discusso a lungo di alcune tematiche relative al disegno del governo "La buona scuola" e al "Piano per il trilinguismo" approvato dalla Giunta Provinciale di Trento.
Invitiamo tutti i docenti di tutte le scuole della Provincia a fare altrettanto (richiedere la convocazione del collegio o di inserire all'ordine del giorno della prossima convocazione una discussione sulle imminenti riforme), perché è importante che in una fase di importanti cambiamenti come quella che stiamo attraversando, la voce dei docenti e degli organi collegiali si faccia sentire forte e chiara, per indirizzare e condizionare le decisioni di una politica decisamente troppo incline a fare da sé.


Il Collegio dei docenti dell’Istituto di  Istruzione Degasperi di Borgo Valsugana, riunitosi in data 10 febbraio 2015, in merito all’analisi del documento del governo “La buona scuola” e del Piano Provinciale per il Trilinguismo, approva a maggioranza le seguenti considerazioni che intende sottoporre all’Amministrazione Provinciale: 
A) In relazione al documento denominato “La buona scuola”, proposta del governo a livello nazionale, il Collegio esprime le seguenti considerazioni e proposte. 
  1. Assunzione e utilizzo dei precari. 
Il documento «La buona scuola» profila l’eventualità di un’assunzione generalizzata del personale precario, che azzererebbe tutte le graduatorie esistenti sul territorio nazionale. Giudicando positivamente tale iniziativa, si vuole qui evidenziare alcuni nodi problematici che dovrebbero essere sciolti e si avanzano alcune proposte per un utilizzo di tale risorsa che potrebbe migliorare la gestione delle scuola e la qualità della didattica. 
Le assunzione del personale non possono essere subordinate all’accettazione di condizioni contrattuali discriminanti o comunque peggiorative rispetto a quelle attualmente previste: 
- non si può pensare di ridurre o addirittura superare il vincolo di territorialità 
- non si può imporre, in cambio dell’assunzione, la rinuncia alla ricostruzione di carriere 
- non si può pensare a un trattamento economico diverso rispetto ai colleghi già di ruolo
Inoltre, la prospettiva delineata nel documento di rivedere la definizione delle classi di concorso deve essere esclusa (tranne per i casi in cui non esiste più il relativo insegnamento).
L’inedita abbondanza di risorse che si verrebbe a determinare a seguito della massiccia assunzione degli insegnanti in graduatoria non deve spaventare né porre problemi di collocazione, se la si considera al contrario come un’occasione storica per innalzare il livello della qualità della didattica e migliorare l’organizzazione delle istituzioni scolastiche, per esempio, attraverso
  1. la riduzione del numero di studenti per classe
  2. l’ampliamento della didattica per gruppi di livello (in particolare dove questo può avere maggiore efficacia, sia per la valorizzazione delle eccellenze che per il sostegno ai soggetti più deboli)
  3. l’ampliamento dell’offerta formativa (anche con corsi opzionali e/o facoltativi)
  4. l’ampliamento di attività  di coprogettazione, co-programmazione, codocenza ecc.
  5. la diversificazione del carico di lavoro a seconda delle discipline
  6. la diversificazione delle funzioni dei docenti nelle scuole (mansioni di tutoring, coordinamento, progetti specifici, ecc)
  7. l’ampliamento degli strumenti per la ricerca e la formazione degli insegnanti (anni sabbatici, esperienze all’estero, ecc.)
  8. l’agevolazione dei processi di pensionamento, l’ampliamento delle politiche per la maternità ecc.

2. Valutazione e formazione, carriera dei docenti. 
Il Collegio evidenzia i rischi connessi la proposta presentata da «La buona scuola» di un sistema di valutazione dei docenti che prevede una percentuale prestabilita di distinzione tra docenti meritevoli e non. 
Innanzitutto tale semplificazione (in quanto pre-fissata) è immediatamente destinata a mistificare la realtà dei fatti e impedisce il riconoscimento della reale qualità dei docenti.
Ancor più grave è il fatto che essa genererebbe  inevitabilmente una situazione di forti tensioni e conflittualità, nonché problemi di relazione con le famiglie e gli studenti di difficile gestione. 
Pare evidente che la ragione economica che spinge a tale ipotesi non compensa i gravi danni che da essa deriverebbero.
Sembra certamente utile pensare a una valutazione dei docenti, ma in chiave di miglioramento della didattica stessa e non correlandola direttamente alla retribuzione dei docenti.
 Certamente anche gli studenti devono essere importanti attori nel processo di valutazione, anche alla conclusione del percorso di studi e alla luce del percorso universitario e/o professionale.

3. Risorse pubbliche e private a finanziare la scuola pubblica. 
Il Collegio ritiene necessario prestare attenzione alla logica del finanziamento privato alla scuola e alle istituzioni scolastiche, scorgendovi il rischio di possibili ingerenze dei privati nella libertà di docenza e nell’autonomia delle istituzione scolastiche.
E’ la stessa Costituzione della Repubblica a riconoscere allo Stato la necessità di farsi carico dell’educazione e dell’istruzione di tutti i cittadini.
Tuttavia, valutando positivamente l’eventualità di una confluenza di risorse private a sostegno di questo fondamentale impegno delle Istituzioni, il Collegio riconosce come unica possibile modalità il finanziamento privato della scuola attraverso la fiscalità generale.
Conditio sine qua non di qualsiasi iniziativa in questo senso resta la finalità educativa e l’esclusione di ogni spazio di contrattazione, di scambio o di specifica destinazione dei finanziamenti.
Resta ferma l’opportunità delle esperienze di collaborazione tra scuola e mondo del lavoro (stages, tirocini ecc)

B. In relazione al documento denominato “Piano per il Trilinguismo”, il cui primo stralcio è stato recentemente approvato dal Governo Provinciale in seguito a uno specifico protocollo d’intesa con il MIUR,  il Collegio esprime le seguenti considerazioni e proposte. 
Si condivide decisamente l’obbiettivo ultimo del miglioramento delle competenze linguistiche, per altro già da tempo perseguito dal nostro istituto. 
Si auspica che la scelta del cosiddetto trilinguismo non intacchi la libertà di insegnamento  e il pluralismo culturale, mantenendo un’apertura culturale verso la scuola italiana, evitando chiusure provincialistiche della scuola trentina.
Il Collegio esprime perplessità riguardo alle modalità didattiche scelte dal Piano per il Trilinguismo per il raggiungimento delle competenze linguistiche: in particolare relativamente al cosiddetto “apprendimento naturale nella scuola primaria” ponendo come requisito linguistico minimo (B1) un livello non adeguato, e all’utilizzo massiccio della metodologia CLIL come unico strumento didattico per il perfezionamento linguistico nel secondo ciclo, con il rischio del non raggiungimento di adeguati livelli qualitativi e di competenza né nella lingua né nella disciplina..
Il collegio ritiene che in fase di realizzazione di questo piano e in particolare in questo frangente in cui le linee generali devono essere tradotte in norme operative, l’Amministrazione provinciale debba tenere presente alcuni elementi strategici fondamentali per la sua buona riuscita.
Innanzitutto, un’operazione così vasta e radicale di riforma dell’organizzazione scolastica e della didattica dovrà cercare di costruirsi su un dialogo aperto e continuativo con i diretti interessati, innanzitutto con i docenti, che questa riforma dovranno concretamente attuare.
Inoltre, l’attuazione del Piano per il Trilinguismo non potrà non garantire i principi dell’autonomia scolastica e dovrà consentire un significativo margine decisionale alle singole Istituzioni scolastiche nel determinare i tempi e i modi del perseguimento degli obiettivi comuni.
Un progetto così ambizioso, infine, richiede evidentemente grandi risorse, che devono essere giustamente stanziate per la formazione degli insegnanti, ma anche per formare classi meno numerose, distinguere gruppi di livello, programmare le attività, realizzare materiali e strumenti didattici, verificare e valutare i risultati ecc.: serve quindi prevedere un aumento considerevole delle ore/docente a disposizione delle scuole.

Il Collegio ravvisa infine la presenza di questioni particolarmente urgenti da affrontare, non in virtù di una considerazione meramente sindacale, bensì valutandone le ricadute didattiche e le conseguenze sulle attività delle istituzioni scolastiche: primo tra tutti la definizione dei percorsi di formazione, dei criteri di selezione, e delle modalità di assunzione del personale docente, rispetto alle figure del docente specializzato CLIL, del docente madrelingua e del docente non specializzato. 

giovedì 19 febbraio 2015

Parte la campagna tesseramento 2015


Scarica QUI il modulo di iscrizione, 
compilalo e invialo alla nostra segreteria
Se hai dubbi o domande chiamaci al 3403085499


Un sindacato per cambiare
SGST-Fenalt non è mai stato e non vuole essere mai un sindacato di retroguardia:  la nostra non è una posizione conservatrice, né ci interessa fare sterile opposizione.

Proprio perché ne viviamo ogni giorno le dinamiche educative e organizzative, siamo consapevoli della necessità di ripensare a fondo la scuola trentina e siamo i primi a volerla cambiare, perché sappiamo che
una scuola migliore è possibile!


Non ci basta tuttavia che «qualcosa» cambi «in qualche modo»: 

serve uscire dalla logica di breve periodo delle riforme affastellate e contraddittorie, realizzate in fretta e furia, sull'onda delle mode pedagogiche o dell'ideologia politica degli amministratori e invece immaginare un disegno complessivo, di ampio respiro e di lunga durata;
serve abbandonare l’approccio economista e l’urgenza di risparmio e avviare una politica di investimento sulla scuola pubblica e di valorizzazione del sistema della formazione
serve superare il metodo autoritario e impositivo fin qui seguito e inaugurare una nuova stagione democratica e partecipativa

Da cinque anni, insegnanti in prima linea

2009. Un movimento dal basso 
Gli Stati Generali della Scuola Trentina nascono come movimento spontaneo di insegnanti e studenti che si oppone all’«Iniziativa innovativa» dell’allora Assessore Dalmaso. Fin da subito si distinguono per il metodo partecipativo e per la radicalità della proposta. A fronte dell’imposizione aziendalista della Giunta Dellai, gli Stati Generali chiedono democrazia, dignità, investimenti. Centrale fin da subito la battaglia contro il precariato.
2012. Un sindacato vero 
Non trovando nei sindacati esistenti una adeguata rappresentanza, e criticandone l’atteggiamento troppo compromissorio, gli Stati Generali della Scuola Trentina decidono di diventare un soggetto organizzato e istituzionale per poter interloquire direttamente sui tavoli sindacali e politici. Trovano in Fenalt perfetta consonanza di metodo e ideali. Nasce SGST-Fenalt
2015. L’anno della svolta 
Alla fine di quest’anno la Provincia Autonoma di Trento calcolerà le quote di rappresentatività delle Organizzazioni sindacali: se SGST-Fenalt avrà un sufficiente numero di iscritti, potrà finalmente partecipare alle trattative, per rivendicare i diritti e la dignità degli insegnanti trentini e per contribuire a costruire una scuola migliore.


mercoledì 11 febbraio 2015

Precari: a giugno l'udienza in Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale fissa, a seguito della sentenza della corte europea, la data dell’udienza per la decisione sulla legittimità delle norme italiane sul precariato scolastico.

Il giudice Coraggio della Consulta si esprimerà nell’udienza del 23 giugno 2015.

Il Governo, in attesa della sentenza della CGUE, già il 3 settembre nel documento “La Buona scuola” ha chiarito l’intenzione di assumere 150.000 docenti delle Graduatorie ad esaurimento e del concorso 2012, e ribadito nella Legge di stabilità n. 190 del 23 dicembre 2014 di avviare un piano straordinario di assunzioni attraverso uno specifico finanziamento.

Nel frattempo, già il Giudice Coppola di Napoli ha deciso per la stabilizzazione di alcuni precari, nonchè per la ricostruzione integrale di carriera. La sentenza. 

Altri giudici tra cui quelli di Trento, invece rimandano le decizioni proprio in attesa delle sentenza della Corte Costituzionale.

domenica 8 febbraio 2015

Diamoci del ti

Dunque, lunedì abbiamo incontrato il Presidente-Assessore Ugo Rossi. Finalmente, dopo anni di ripetute richieste e sollecitazioni, il vertice dell’Amministrazione Provinciale ci ha riconosciuto il diritto di interloquire ufficialmente e ci ha invitato nel suo palazzo, ricevendoci attorno a un bel tavolo in ciliegio, assieme al Segretario generale e al presidente del nostro sindacato e facendosi accompagnare dalla Dott.ssa Ferrario e dalla Dott.ssa. Mussino.

C’è voluto qualche giorno per digerire quel che è successo, ma ora siamo pronti a raccontarvelo in questo "essenziale" resoconto.

Noi abbiamo innanzitutto ringraziato per l’invito, riconoscendo e apprezzando la discontinuità (almeno in questo) con l’amministrazione Dellai-Dalmaso.
Così abbiamo consegnato al Presidente il nostro appello per il plurilinguismo - corredato da più di cinquecento firme di insegnanti di scuole di ogni ordine e grado - e la bozza del volantino che abbiamo preparato per la campagna tesseramento, nel quale figurano le proposte emerse dalle assemblee degli ultimi mesi, ribadendo l’intento di collaborazione che anima il nostro lavoro, nella prospettiva di migliorare la scuola trentina.

Il Presidente a questo punto ha cominciato a inveire contro di noi, accusandoci di non portare il dovuto rispetto e di tradire la sua apertura con l’affronto di un documento pieno di NO e l’arroganza di una raccolta di firme. Ha sottolineato con una penna la parola «ideologia» che figura nel volantino, decontestualizzandola, e ci ha accusato di essere noi, ideologici e prevenuti, e di nascondere in realtà intenti biecamente politici. 
Ha sostenuto di essere attaccato da insegnanti in malafede solo perchè, «dopo vinti ani de ciacere», lui è il primo che davvero sta facendo qualcosa per evitare che il Trentino «el sprofondia en del Mediteraneo». E quindi, «vado avanti».

Inutile il nostro strenuo tentativo di riportare una più corretta interpretazione dei documenti presentati e soprattutto di convogliare la discussione sui contenuti delle nostre proposte. Inutile sottolineare la sostanziale condivisione degli obiettivi ultimi e l’intenzione di fornire soltanto indicazioni che riteniamo utili in quanto competenti (perchè vengono da professionisti della scuola). Inutile rivendicare il valore democratico delle centinaia di firme. Inutile provare a farsi ascoltare o anche solo a parlare senza doversi sovrapporre al suo fiume di invettive a voce alta. 

Il Presidente, ormai in piedi da un po’, ha detto infine di non avere nulla da ascoltare e anzi di non avere nemmeno nient’altro da dire. Ha detto che il suo piano per il trilinguismo l’ha già discusso abbastanza con la giunta, la minoranza, il Dipartimento e qualche commissione e che, se davvero abbiamo intenzione di contribuire con delle proposte, dobbiamo fare come tutti gli altri privati cittadini, magari mandargli una mail, che magari le legge, ma alla fine la decisione è sua, visto che la maggioranza dei trentini l’ha votato per questo.

Abbiamo insistito, ma ha preso la sua roba e se ne è andato, ribadendo che «questo non è rispetto».

L’abbiamo richiamato sulla porta: Presidente, la buona scuola di Renzi promette l’azzeramento di tutte le graduatorie e l’assunzione di tutti i precari. Lei cos’ha intenzione di fare? «se si fa a Roma, dovremo farlo anche qui». E’ stata la risposta.

Rimasti con le due Dirigenti del Dipartimento abbiamo provato a riproporre i contenuti specifici delle proposte sul plurilinguismo e anche sul precariato, il contratto, la valutazione e carriere degli insegnanti, l’organizzazione della scuola. Ma il clima era ormai degenerato e non è stato possibile.

La Dott.ssa Ferrario ha spiegato che il confronto con la scuola, essendo impossibile parlare con migliaia di insegnanti, si sta svolgendo attraverso i Dirigenti scolastici (circa 20 incontri previsti sul trilinguismo, gran parte dei quali già svolti): a loro spettava il compito di mediare con gli insegnanti.

In conclusione, la Dott.ssa Ferrario ci ha chiesto di incontrarci nuovamente, entro due settimane nel suo ufficio, per una discussione «tecnica» delle proposte. 

 



giovedì 29 gennaio 2015

ricorso precari: la corte d'appello rinvia ancora

Qualche giorno fa si è tenuta avanti la Corte di Appello l'ennesima udienza - già a suo tempo rinviata in attesa della ormai nota decisione della Corte di Giustizia Europea - per il nostro ricorso. 

Ci spiace dover riportare che, nonostante le proteste dei nostri avvocati, la Corte ha ulteriormente rinviato: questa volta in attesa della  decisione della Corte Costituzionale, a cui ora è passata la palla.

La prossima tappa di questa estenuante trafila sarà dunque il 10 dicembre 2015, alle ore 09,30.

Teniamo duro.


martedì 2 dicembre 2014

il plurilinguismo costa poco ed è redditizio

Le lingue dell'Europa. L'uso di tutte le espressioni nazionali costa poco e porta vantaggi all'Unione.
Il falso mito dell'inglese: né democratico né redditizio
di Michele Gazzola
Corriere della Sera, La Lettura, 30.11.2014 pag. 5

L’intervista rilasciata da Tullio De Mauro al «Corriere della Sera» il 3 novembre ha il merito, fra le altre cose, di sollevare la questione della lingua nella costruzione di una democrazia transnazionale europea. Alcuni osservatori ritengono che puntare su un`unica lingua, segnatamente l`inglese, sia la scelta giusta per permettere l`emergere di, uno spazio pubblico europeo e di un sentimento di solidarietà continentale. È lecito essere scettici a riguardo. La tesi secondo cui una democrazia ha bisogno di una lingua comune per funzionare, nella filosofia moderna, rimonta a John Stuart Mill. Si tratta però di un'idea che non ha valenza generale e che non si è dimostrata adatta a tutte le circostanze.
Le democrazie per funzionare hanno bisogno di una comunicazione efficace e inclusiva, il che non richiede necessariamente una sola lingua in comune. La Svizzera mostra che è possibile avere una democrazia multilingue solida ed economicamente rigogliosa. Il caso spagnolo e belga mostrano invece che volere imporre una lingua nazionale sulle altre rischia di generare tensioni sociali e politiche.
Nell'Unione Europea l`inglese è la lingua materna di circa il 13% dei cittadini. L`inglese quindi non è e non può essere una lingua «neutra» come il latino medievale o l`esperanto, con buona pace di chi crede nel «globish». In una Europa anglofona i madrelingua inglese godrebbero di vantaggi indiscutibili, e per molti versi inaccettabili. Un esempio? La posizione egemone dell`inglese in Europa frutta al Regno Unito circa un punto di PIL all'anno come esito del risparmio sulle spese di insegnamento delle lingue straniere e sulle traduzioni, ed essa permette ai Paesi al di là della Manica di attirare più facilmente personale altamente qualificato e studenti rispetto agli altri Stati europei. La preminenza di questa lingua a livello europeo comporta inoltre numerosi vantaggi strategici nella comunicazione istituzionale. Il 40% circa dei portavoce della Commissione uscente erano madrelingua inglese, più di tre volte la percentuale dei nativi anglofoni nell'Unione.
Più in generale vi è una fondamentale questione di inclusione, giustizia e partecipazione democratica dietro il tema della lingua nel processo di costruzione di una federazione europea, e nessuno ha mai chiarito in che modo la promozione dell'inglese come unica lingua comune gioverebbe alla causa della democrazia continentale e alla solidarietà fra popoli. Se bastasse una lingua unica come l'inglese per renderci «più europei», i britannici dovrebbero già essere i maggiori sostenitori dell'Europa unita. Il 56% dei tedeschi e 51% dei greci dichiara di avere una conoscenza almeno scolastica dell'inglese, ma ciò non ha impedito che in occasione dello scoppio della crisi del debito nella zona euro sorgesse una reciproca e profonda diffidenza fra le opinioni pubbliche dei due Paesi.
Diversi studi invece mostrano che l'utilizzo prevalente dell'inglese come lingua unica in Europa per le faccende politiche ed economiche ostacola la costruzione di una vera democrazia europea più di quanto non la favorisca. L'inglese è infatti una lingua conosciuta molto bene solo da una esigua minoranza dei cittadini europei. Nonostante decenni di insegnamento nelle scuole solo il 7-8% della popolazione europea non madrelingua inglese dichiara di avere una conoscenza molto buona di questa lingua, cioè una competenza linguistica adeguata a partecipare alle attività politiche in una democrazia anglofona. Non ci sono grandi differenze tra le generazioni, mentre la conoscenza tende a concentrarsi fra i cittadini europei appartenenti alle fasce della popolazione più istruite e con reddito da lavoro più elevato. Insomma una politica monolingue creerebbe diseguaglianze fra Stati membri e fra ceti sociali, alimentando sentimenti di lontananza verso le istituzioni europee.
La politica multilingue dell'Ue, il rispetto delle diversità e un diffuso insegnamento di diverse lingue europee nelle scuole e nelle università, invece, rendono possibile una gestione più efficace e inclusiva della comunicazione transnazionale europea. Non ci si lasci ingannare dalla prospettiva di una immensa e improbabile agorà transnazionale. Gli europei continuano e continueranno a lungo a vivere e lavorare all'interno dei confini geografici e mentali degli stati nazionali. La situazione tipica che si osserva in pratica non è quella di un calabrese che dibatte di austerità fiscale con uno slovacco, ma quella di un calabrese che discute con un campano degli effetti sull'economia italiana del rigore fiscale tedesco. Avere informazioni in italiano su quello che accade nelle istituzioni a Bruxelles o Francoforte e sapere un po' di tedesco, in questo caso, è quello che serve.
Durante la scorsa primavera, i maggiori candidati alla presidenza della nuova Commissione europea hanno tenuto dibattiti televisivi, a seconda delle circostanze, in francese, inglese, tedesco, e tali dibattiti sono stati spesso interpretati in altre lingue dell`Unione, incluso l'italiano.
Purtroppo dalla scuola italiana non vengono segnali incoraggianti. La politica linguistica adottata nel 2008 dal ministro Gelmini ha introdotto il cosiddetto «inglese potenziato» nelle scuole medie, cioè la possibilità di sottrarre le ore per la seconda lingua comunitaria per aumentare il monte ore destinato all'inglese. Si tratta di una politica linguistica che andrebbe abbandonata perché ostacola lo sviluppo di competenze multilingui.
Investire su lingue quali tedesco o francese è strategico non solo per i motivi legati alla costruzione europea di cui si è già detto, ma anche per motivi commerciali. In primo luogo, Germania e Francia sono le principali destinazioni delle esportazioni italiane. Inoltre, l'inglese non è l`unica lingua a essere remunerata sul mercato del lavoro. Secondo alcuni recenti studi sulla redditività delle competenze linguistiche sul mercato del lavoro europeo, in Italia la conoscenza del tedesco e del francese, in termini di reddito individuale, rende di più in percentuale rispetto all'inglese, e questo accade proprio perché si tratta di competenze più rare e quindi più remunerate.
Va detto che il problema non è l'inglese in sé, ma l'egemonia di una lingua ufficiale dell'Unione sulle altre. Le istituzioni europee nate dopo la fine della Seconda guerra mondiale sono state create proprio con l'intento di neutralizzare le spinte egemoniche di un Paese sugli altri delegando alcuni poteri a istituzioni comuni sovranazionali che rappresentano tutti gli Stati membri. Il multilinguismo istituzionale non è altro che il corollario linguistico di questa idea. A chi obietta che garantire la comunicazione nelle 24 lingue ufficiali dell`Unione è troppo caro va fatto notare che il multilinguismo costa ai contribuenti solo lo 0,0085% del PIL dell'insieme dei 28 Stati membri, meno dell'1% del bilancio delle istituzioni europee e poco più di due euro all'anno a cittadino. E difficile ritenere che si tratti di costi insostenibili, specialmente se confrontati con i costi delle diseguaglianze di un'Europa monolingue.

• Michele Gazzola è dottore di ricerca in Gestione della comunicazione multilingue all`Università di Ginevra e ricercatore «Marie Curie» in Economia linguistica all`Università Humboldt di Berlino, dove dirige un progetto sulle politiche linguistiche e la giustizia linguistica nell`Ue (www.michelegazzola.com).

Firmate e fate firmare il nostro appello #4SìalPlurilinguismo4NOalTrilinguismo: clicca QUI

lunedì 1 dicembre 2014

10 dicembre. Assemblea generale SGST

Dal pomeriggio di lavoro svolto nella nostra sede sabato 22 novembre, è emersa una serie di analisi, critiche e proposte che proviamo a sintetizzare qui sotto, invitandovi a valutarle ed eventualmente commentarle.



Mercoledì 10 dicembre alle ore 18.00

è convocata 
l'assemblea generale di SGST-Fenalt

per deliberare, a partire dalle proposte emerse, il documento di indirizzo su cui costruire le prossime iniziative sindacali e politiche: un documento che definisca le linee della nostra azione nei confronti dei colleghi, dell'amministrazione, degli altri sindacati e dell'opinione pubblica.


E' un momento importante per cui - ancora una volta - raccomandiamo tutti gli iscritti di fare il possibile per partecipare.


Vi aspettiamo.


nz e ag


0. Considerazioni generali

SGST-Fenalt non è e non vuole essere un sindacato di retroguardia: la nostra non è una posizione conservatrice e di sterile opposizione.

Al contrario, proprio perché consapevoli delle reali dinamiche educative e organizzativa che segnano la scuola trentina, noi siamo i primi a voler contribuire a cambiare la scuola.

Non ci basta tuttavia che "in qualche modo" cambi "qualcosa": 
serve immaginare un disegno complessivo, di ampio respiro e di lunga durata,
serve uscire dalla logica di breve periodo delle riforme affastellate e contraddittorie, realizzate in fretta e furia sull'onda delle esigenze di bilancio o delle mode pedagogiche o dell'ideologia politica degli amministratori.



1. NO al Trilinguismo, Sì al Plurilinguismo

SGST-Fenalt, criticando - nel metodo e nel merito - il "Piano Provinciale per il Trilinguismo" recentemente approvato dalla Giunta Provinciale, è favorevole a un piano per il potenziamento delle competenze linguistiche che parta da un confronto democratico e attento alle esigenze didattiche e culturali presenti nella scuola trentina e costituisca un tassello fondamentale di una scuola pubblica inclusiva, di qualità, laica, moderna ed efficace, 

SGST-Fenalt avanza le seguenti richieste e proposte:
  • Sia superata l'ideologia del trilinguismo, culturalmente misera e ottusa, e si passi a un vero plurilinguismo, come espressione di una cultura aperta e cosmopolita.
  • Sia garantita la possibilità di insegnare e imparare tutte le lingue (non soltanto inglese e tedesco) rispettando da un lato la libertà di scelta di studenti e famiglie e dall'altro l'autonomia delle Istituzioni scolastiche.
  • siano adeguate, garantite e potenziate  tutte le forme dell'inclusione rivolte ai soggetti più deboli o svantaggiati 
  • siano resi pubblici i risultati delle sperimentazioni linguistiche degli ultimi dieci anni 
  • sia fatta chiarezza dei sistemi e definizioni dei metodi didattici (clil, immersione linguistica, etc.)
  • ogni iniziativa prevista per il potenziamento delle competenze linguistiche sia realizzata mantenendo o migliorando i livelli di occupazione nella scuola trentina,  aumentando le ore di organico a disposizione delle istituzioni scolastiche e non ledendo i legittimi interessi dei  docenti 
  • sia ridotto al minimo indispensabile e soltanto in forma transitoria il ricorso a personale non abilitato e vengano previste adeguate trasparenti graduatorie anche per i docenti madrelingua
  • venga stabilito una quadro di riferimento per il riconoscimento del tempo di lavoro aggiuntivo dei docenti coinvolti (programmazione collegiale, formazione, diversificazione della didattica etc.)
  • l'introduzione della metodologia CLIL sia fatta gradualmente ( a partire dalla primaria verso la scuola superiore, a partire da moduli extracurricolare e facoltativi verso l'integrazione nei piani di studio) e senza forzature, in coerenza col percorso formativo degli studenti e comunque garantendo i livelli didattici e contenutistici delle specifiche discipline coinvolte
  • siano stabiliti dei criteri e delle priorità nella scelta delle discipline coinvolte nell'introduzione della metodologia CLIL
  • siano affrontati i nodi didattici e organizzativi relativi all'esame di stato

2. Organizzazione oraria del lavoro docente


SGST-Fenalt, ribadisce che gli insegnanti trentini non si debbano rassegnare a un sistema (organizzazione, contratto, ecc.) che li carica di un supplemento di lavoro non pagato in costante e progressivo aumento. 

In prospettiva, perciò, resta prioritario rimettere in discussione la logica secondo cui i docenti devono lavorare (e lavorare gratuitamente) anche oltre alle ore di didattica in classe e alle ore implicate dalla funzione docente. 
E' soltanto in questa prospettiva che devono essere considerate entrambe le seguenti ipotesi emerse nel dibattito:

a) Ritorno a contratto e stipendio nazionale (circa 150-200 euro in meno?)
  • 18h da 60min per lezioni in classe + attività funzione docente (collegi docenti, consigli di classe, udienze generali)
  • Tutti i progetti e tutte le altre attività vengono pagati extra
b) Cartellino con ore certificate
  • Per la primaria: max 22 ore da 60 minuti per lezioni in classe + 14 ore da 60 minuti per altre attività preventivate e misurate (supplenze, compresenze  etc.)
  • Per la SSPG: max 18 ore da 60 minuti per le lezioni in classe + 18 ore per altre attività preventivate e misurate (supplenze, compresenze  etc.)
  • per la SSSG: max. 18h da 50min per lezioni in classe + 21h da 60min così suddivise: programmazione, preparazione e correzione (min. 10 ore per discipline senza verifiche scritte; min. 12 ore per discipline con verifiche scritte); funzione docente; aggiornamento; altro fino al completamento delle 21 ore
  • Come per il restante personale provinciale il cartellino inizia a segnare il tempo di lavoro da quando il docente entra a scuola
  • Le ore “buche” sono ore svolte in servizio, quindi conteggiate a tutti gli effetti (salvo che non si abbandoni l’edificio scolastico per poi rientrare).
  • La scuola mette a disposizione tutti i propri locali per l’attività pomeridiana dei docenti (aule di dipartimento, laboratori, aule di informatica) e prevede l'allestimento di spazi adeguati per il lavoro individuale.
  • Ogni docente che torni al lavoro nel pomeriggio ha diritto al buono pasto
  • Fatta eccezione per la didattica e gli impegni collegiali, gli orari devono essere flessibili e il monte ore deve essere conteggiato a fine mese.
Nota a margine sull'effetto psicologico: alcuni colleghi rilevano giustamente che il cartellino attenta al prezioso tempo libero dei docenti e soprattutto alla libera organizzazione del tempo; altri colleghi invece, mettono in evidenza come l’attuale situazione ibrida, senza limiti chiari, porti i docenti a essere considerati sempre potenzialmente in servizio, quindi mai nella condizione di distinguere nettamente tra tempo lavorativo e tempo privato, finendo per inquinare pericolosamente il secondo con il primo.

Seconda nota a margine: nelle scuole primarie le lezioni pomeridiane (fino alle 16.00-16.30) sono la regola; in molte SSPG ci sono pomeriggi obbligatori (anche fino alle 17.00); ma anche negli istituti tecnici e (nei pochi) professionali i pomeriggi (di lezione) sono una realtà...



3. Valutazione e carriera dei docenti

SGST-Fenalt, continuando una battaglia che conduce da anni, 
nell'ottica di una generale valorizzazione della professione docente e 
nel tentativo di immaginare strumenti che consentano di evidenziare e riconoscere qualità e meriti, individuali e collegiali e in pari tempo di individuare eventuali carenze e fragilità, 

dice:
  • sì alla valutazione dei docenti 
  • sì a valutazioni plurali e intrecciate: questionari degli studenti, autovalutazione degli organi collegiali, valutazione di esperti esterni
  • sì alla valorizzazione professionale attraverso la differenziazione delle funzioni all'interno delle istituzioni scolastiche
  • sì al riorientamento professionale all'interno del sistema formativo provinciale
  • sì alla formazione efficace e mirata all'acquisizione di strumenti e competenze specifiche
  • no alle percentuali di merito prefissate (es. 66% - 33% della proposta del Governo)
  • no al rapporto diretto valutazione / retribuzione
  • no a comitati interni di valutazione
  • no alla valutazione da parte del dirigente
SGST-Fenalt ribadisce però, quali condizioni imprescindibili per una valutazione dei docenti: 
  • contratti a tempo indeterminato,
  • condizioni di lavoro adeguate (serve una riorganizzazione e un ripensamento di orari, classi, studenti, verifiche…)


4. Territorialità


  • NO  al vincolo di iscrizione per bacino di utenza: per Nessun ordine di scuola