martedì 25 settembre 2012

Ricordiamolo!




precariato 
gestione delle risorse
selezione, formazione e valutazione dei docenti
qualità della didattica
diritto allo studio...

Le questioni in gioco sono tante 
e vogliamo dire la nostra!
LA SCUOLA SIAMO NOI
Ricordiamolo a chi ci governa!

GLI INSEGNANTI INCONTRANO 
IL CONSIGLIO PROVINCIALE

venerdì 28 settembre alle 15.00 
Palazzo della Regione, piazza Dante, Trento



FACCIAMO IL PASSAPAROLA: TUTTI I COLLEGHI DEVONO ESSERE AVVISATI!
FAI GIRARE LA NOTIZIA TRA I TUOI CONTATTI, VIA MAIL, VIA FACEBOOK O TWITTER,  GRIDALO ALLA FINESTRA 
E SOPRATTUTTO DILLO NELLA TUA SCUOLA
scarica qui il volantino A5
scarica qui il volantino A4
stampa e distribuisci
(se vuoi, da domattina puoi ritirare le stampe già fatte in sede Fenalt)


CI VEDIAMO VENERDì, DAVANTI AL PALAZZO!

giovedì 20 settembre 2012

una questione di priorità

sul Trentino di oggi


Ed ecco il nostro comunicato, schematico, ma diretto:

1) La retribuzione dei dirigenti
2 milioni 280mila euro: è la cifra complessiva erogata dalla Pat ai Dirigenti scolastici come «retribuzione di posizione», ovvero un trattamento economico «correlato alle funzioni assegnate e alle connesse responsabilità», un’integrazione allo stipendio base (tra i 50 e i 60mila euro lordi l’anno, netto mensile 3500-4300) che può arrivare fino a 34mila euro lordi annui per ciascun dirigente. Non è l’equivalente di un “premio di produzione”, ma sta nel contratto, è automatico, non lo si percepisce grazie a particolari meriti o risultati ottenuti, ma soltanto per il fatto di dirigere una scuola. E la cifra percepita varia in base a vari fattori: numeri di alunni, complessità e dimensioni della scuola ecc.
2) Il risparmio sui docenti precari
Da quest'anno scolastico, tutti i docenti nominati dai presidi avranno il contratto in scadenza non al 30 ma all’11 giugno (ovvero non fino al termine delle attività didattiche, ma delle lezioni). Ogni insegnante ci rimetterà la "retribuzione professionale docenti" (170 euro lordi al mese) e la "flessibilità", per un totale di circa 2500 euro lordi l’anno.
Se contiamo che i docenti con contratto di questo tipo quest'anno arrivano a 730, i conti sono presto fatti: 2500 per 730 = la Pat risparma 1 milione e 800mila euro l’anno (senza contare i giorni di stipendio risparmiati dal 1 al 12 settembre, i mancati scatti di anzianità...).
3) I danni per le scuole
Una politica all'insegna dei tagli comporta necessariamente delle conseguenze negative. E a pagare non sono soltanto i docenti, ma anche - e soprattutto - gli studenti. L'attuale regime di "risparmio" di risorse subito dalla scuola trentina - sia con  il ricorso sistematico a insegnanti precari (pari al 20% del totale), sia con l'effettiva riduzione dei fondi erogati ai singoli istituti - comporta infatti:

  • studenti senza insegnanti ben oltre l’inizio delle lezioni
  • perdità di continuità didattica
  • mancanza di fondi per il sostegno agli alunni disabili (le risorse stanziate non sono diminuite, ma sono aumentati i casi di alunni con disabilità, senza un'adeguata copertura)
  • riduzione (o eliminazione) dei corsi di recupero per le carenze formative
  • riduzione del tempo pieno alle primarie
  • aumento del numero di alunni per classe (con inevitabile peggioramento della qualità dell'insegnamento)

4) Qualche considerazione
Mancano le risorse, “la coperta è corta”, "è finita l'epoca delle vacche grasse": i dirigenti non fanno che ripeterlo. Ma non per tutti e non in ogni caso, evidentemente. Quegli stessi dirigenti che percepiscono fino a 34mila euro annui di “bonus”, in collegio docenti dichiarano che l’Amministrazione non ha più risorse, che bisogna risparmiare, ottimizzare, razionalizzare. E allora: il tempo dei docenti viene conteggiato al minuto secondo, molteplici attività non sono retribuite ma fatte rientrare nel tempo “dovuto” (vedi recuperi 70 ore), si suggeriscono (o impongono) tagli a progetti e attività.
I dirigenti vivono così una situazione paradossale e contraddittoria: da un lato, appaiono costretti a inventarsi modalità e strategie per “fare le nozze con i fichi secchi”, per gestire al meglio la scuola in un regime di risorse ridotte rispetto al passato; dall’altro, godono in prima persona dei "benefit" che l’Amministrazione ha deciso di riservare loro. Una sorta di scambio, insomma: io ti pago bene (molto meglio dei docenti!), tu però, in cambio, ti dai da fare per arrangiarti con le risorse che ti do (e non disturbi il manovratore).
Appare evidente che il "mantra" predicato da tutti - anche la scuola trentina deve fare i conti con la crisi - è un clamoroso falso, e che la verità è un'altra (la solita): i soldi ci sono eccome, ma la Provincia ritiene che sia più vantaggioso e proficuo investirli sullo stipendio dei dirigenti (resi così docili e obbedienti), o sulla "innovazione tecnologica" (tablet, lavagne interrative...), che fa tanto "scuola all'avanguardia", anziché su docenti e studenti; che - fino a prova contraria - sono (o dovrebbero essere) gli autentici "protagonisti" della scuola.
Noi, come sindacato, denunciamo questa vergognosa gestione dell'istruzione in Trentino, e chiediamo - anche in vista della stesura del prossimo bilancio provinciale - un confronto serio con l'Amministrazione su precarietà e investimenti. Le risorse ci sono, basta dirottarle dove servono e su chi realmente ne ha bisogno!!


martedì 18 settembre 2012

Cari presidi

Ricetta trentina per una scuola pubblica di qualità:

  • aumentare il numero di alunni per classe,
  • imporre lezioni da 50 minuti (così si guadagnano 70 ore di lavoro di ogni docente... a gratis!),
  • assumere i supplenti solo all'ultimo momento per risparmiare qualche giorno di stipendio, 
  • eliminare velocemente il tempo pieno alle primarie,
  • ridurre al minimo possibile le ore di sostegno per chi ne ha diritto,
  • negare gli scatti di anzianità ai precari e farli marcire in graduatoria per anni e anni,
  • nel frattempo mantenere in servizio qualche decina di pensionati
  • assegnare ai docenti di ruolo incarichi di ogni tipo ((fondazioni, musei, commissioni, uffici provinciali ecc.)
  • cancellare gli istituti professionali
  • finanziare generosamente la scuola privat... ehm paritaria
  • parlare spesso di qualità (Attenzione però che non finisca nell'impasto)
  • negare l'evidenza quanto basta
  • guarnire con un'abbondante spolverata di retorica delle competenze
  • fingere di crederci e sorridere.

  • PS: ricordarsi di ricompensare lautamente i dirigenti!


giovedì 6 settembre 2012

Ricomincia la scuola



Sarà un autunno caldo: l'annuncio del concorso del ministro Profumo ha rimesso in movimento il mondo della scuola, mobilitando migliaia di colleghi in tutta Italia.
Il quizzone è però solo la punta dell'iceberg: la scuola vive una situazione drammatica in cui sono molti i nodi da sciogliere.

Sicuramente una soluzione seria e definitiva alla questione del precariato è la priorità assoluta. Ma è ovvio che questo implica la revisione di tutta la politica scolastica  degli ultimi anni, improntata ai tagli all'organico, all'aumento degli alunni per classe, alla progressiva cancellazione del tempo pieno e via così. Sappiamo bene che anche la famigerata "iniziativa innovativa" e i nuovi piani di studio provinciali alla fine mirano "a una più efficace gestione delle risorse".


Si punta al risparmio e si impoverisce la scuola. Ma la scuola si sta impoverendo anche e soprattutto per la sua capacità di educare e formare i ragazzi: le riforme degli ultimi anni stanno riducendo la scuola a un servizio di baby sitting che gli esperti pomposamente chiamano la scuola delle competenze. 

Dev'essere un autunno caldo: contiamo su di voi.

Suona la campanella... è tempo di iscriversi a SGST-Fenalt!



sabato 1 settembre 2012

Bisogna esserci ed esserci in tanti


L’estate sta finendo, canterebbero quei due di una canzonetta che i vituperati precari storici hanno l’età per ricordare. Io l’ho trascorsa in vigilanza silenziosa e ora mi pare che sia arrivato il momento di ribadire con voce forte e chiara alcune posizioni. L’ennesimo articolo a metà tra il vacuo e l’offensivo che ho letto questa mattina è stata solo una modesta miccia di innesco.  
Per chiarezza inizio specificando che non sono più precaria da diversi anni, ma sono profondamente indignata per l’arroganza e la mancanza di rispetto con cui vengono trattati i miei colleghi che ancora lo sono, oltre che per il grave pressapochismo con il quale si sta facendo a pezzi l’Istituzione nella quale lavoro con impegno e convinzione da vent’anni. Parlare di scuola a prescindere dalla componente docente è assurdo e grottesco come lo sarebbe magnificare automobili senza motore né ruote. Insegnanti e alunni sono davvero gli unici ingredienti  dei quali il sistema scuola non potrà in nessun caso fare a meno, pena l’annullamento  del concetto stesso di scuola.
I docenti che attualmente insegnano come precari sono circa il 20% dell’organico complessivo impiegato e, dunque, sono necessari al sistema scolastico provinciale. Senza di loro le scuole trentine (ma vale anche per il resto d’Italia, naturalmente) non sarebbero assolutamente in grado di funzionare normalmente. Questo solo per chiarire che  l’ Istituzione non concede loro improbabili favori, facendoli lavorare.  Detto ciò, mi riesce inevitabile notare come l’accorato discorsetto riminese del  ministro Fornero su come i datori di lavoro debbano avere a cuore il “capitale umano” di cui dispongono e con il quale operano, non trovi il minimo riscontro in una delle Istituzioni dello Stato che da ogni parte si fa a gara a definire come strategica e fondamentale:  la scuola. Gli insegnanti, generalmente considerati accidiosi, un po’ supponenti e comunque  privilegiati, vedono ulteriormente diminuire la considerazione (!) di cui godono se sono precari.
 Invece andrebbe ribadito che tutti quelli che sono inseriti nelle discusse graduatorie a esaurimento hanno ovviamente i titoli di studio necessari per l’accesso alla professione; hanno conseguito l’abilitazione all’insegnamento vincendo concorsi (beffardamente definiti “a cattedre”) banditi dallo Stato Italiano; in molti casi hanno anche all’attivo specifici corsi di specializzazione post laurea di durata biennale (con frequenze obbligatorie, esami nelle varie discipline ed esame di stato finale, oltre a svariati tirocini sul campo); hanno molti anni di esperienza diretta di insegnamento;  hanno pure un consistente e costante bagaglio di aggiornamento professionale all’attivo, data la natura altalenante e mutevole dei loro incarichi che li porta a lavorare di volta in volta in realtà differenti. Infine, hanno certo una buona dose di autentica motivazione personale, altrimenti non si vede come potrebbero continuare a insegnare nonostante tutto quello a cui sono costantemente sottoposti.
Se si considerano anche solo sommariamente questi pochi ma sostanziali elementi, è chiaro come l’intero discorso imbastito dal nostro assessore Dalmaso e dal nostro ministro Profumo risulti inaccettabile essenzialmente per due ordini di ragioni: il primo afferente al rispetto per le persone e il secondo agli obbiettivi da perseguire. Nessun’altra istituzione, organizzazione, ditta o società, sia  pubblica che privata, si permette di trattare così i suoi dipendenti perché non ne avrebbe nessuna convenienza (che senso potrebbe mai avere eliminare personale  specializzato  ed efficiente per rimpiazzarlo con altro ancora del tutto da formare?).  Quanto al disegno complessivo e agli obbiettivi che si prefigge, è facile immaginare come non possano essere  nulla di lusinghiero. Una scuola che miri a valorizzare i punti di forza e a ovviare ai punti di debolezza non comincerà certo a  muoversi eliminando professionisti attivi, motivati e competenti.
La stessa logica che oggi falcia senza pudore i colleghi precari è quella che guida il tentativo sempre più evidente di appiattire la realtà articolata e ricca del sistema scuola in una serie di check-list  e luoghi comuni che rendano standardizzate e intercambiabili realtà che per loro natura non lo sono affatto. Mi viene in mente Einstein che, a proposito di formazione e istruzione,  parlava della centralità dell’immaginazione e dei risultati inevitabilmente deludenti se ci si ostina a voler valutare  minuziosamente i pesci per le loro “competenze” nello scalare gli alberi…
Insomma, scrivo queste righe perché ritengo davvero cruciale per la scuola nel suo complesso il momento che stiamo vivendo. L’obbiettivo del sedersi al tavolo della trattativa sindacale sarà forse troppo ambizioso per quest’autunno, ma è comunque necessario prendere posizione esplicita e riflessiva. Quindi coraggio.  A giorni ci saranno le prime riunioni e ci sarà modo per cercare di fare partecipi quanti più colleghi possibile, anche se è facile immaginare che possano essere piuttosto recalcitranti e distratti.  
La posta in gioco è alta e riguarda la scuola nel suo complesso. In questo quadro la vertenza (peraltro sacrosanta!) dei precari  è soltanto uno degli  elementi significativi, anche se al momento è quello con più visibilità e anche quello più strumentalizzato dagli slogan di regime.  Per noi può essere un punto concreto da cui partire per esprimere chiaramente il nostro dissenso costruttivo e le nostre proposte alternative
L’ormai diffuso culto del Mercato, fatto di abbondanti sacrifici umani sugli altari dedicati allo spread e di reiterate penitenze praticate con ostinazione davanti ai sacerdoti del rating nella speranza di un vaticinio comprensibile, ha avvolto nelle sue spire anche la Scuola e la sta massacrando con colpi secchi e ben assestati, però sapientemente camuffati da una campagna mediatica che li presenta come desiderabili, adeguati e moderni interventi di lifting.
Precari e non affiancati per un’unica Scuola. Quella che da anni costruiamo insieme tutti i giorni nelle aule. Quella che ha al centro le persone. Quella che guarda al futuro. Quella che vola alto in modo ambizioso, ma non velleitario. Può bastare?
Bisogna esserci ed esserci in tanti per far sentire la voce vera della Scuola, quella impegnata, qualificata e sicura delle mete sostanziali e sostanziose che si prefigge.
Ho scritto queste righe per fare il punto nella mia testa in previsione delle discussioni dei prossimi giorni con i colleghi. Ho tralasciato i mille riferimenti possibili alle raccapriccianti situazioni specifiche per cercare di fare spazio alle tensioni ideali; perché credo che dalla condivisione delle questioni di fondo si possa partire per sbrogliare la matassa delle contingenze. Non so se queste riflessioni possano servire a qualcuno di voi. Fatene l’uso che vi sembra più sensato.
Allego per chi ne avesse voglia un piccolo saggio che poco più di dieci anni fa (nel 2000) Lucio Magri scriveva sulla scuola. E’ una analisi fine e precisa, ancora di schiacciante attualità. (clicca qui)
Vado a cucinare i fagioli e il riso per pranzo. Un sorriso a tutti.
Patrizia Imperio

venerdì 31 agosto 2012

Evviva Profumo: assunzioni, merito, ricchi premi e cotillon!

http://scuola.usb.it/index.php?id=20&tx_ttnews[tt_news]=47369&cHash=e7f99a2dc4&MP=63-1027

Questo è il link al caustico commento dell'USB (Unione Sindacale di Base) sul nuovo "concorsone": da non perdere, per farsi finalmente un'idea chiara di quale enorme presa in giro ci stiano apparecchiando...


lunedì 27 agosto 2012

per quale motivo, assessore?


(su l'Adige di oggi)
Per quale motivo la Provincia non assume in ruolo tutti gli insegnanti precari che da anni lavorano “stabilmente” nella scuola trentina, con contratti a tempo determinato che si susseguono uno dopo l’altro? E perché tale motivo non è ancora mai stato esplicitamente né pubblicamente reso noto? È su questi interrogativi, secondo Sgst-Fenalt, il neonato sindacato degli Stati Generali, che bisognerebbe incalzare l’assessore Marta Dalmaso, anziché dividersi in sterili polemiche tra chi sostiene che le recenti immissioni in ruolo in provincia di Trento siano un ottimo risultato rispetto al resto d’Italia, e chi invece si dichiara tutt’altro che soddisfatto.
«La richiesta di assunzione immediata su tutti posti oggi effettivamente disponibili, calcolati sull’organico di fatto anziché su quello di diritto, costituisce la nostra priorità assoluta, a maggior ragione dopo l’annuncio di un nuovo concorso», dichiarano Alessandro Genovese e Nicola Zuin, portavoce di Sgst-Fenalt. «Qui non si tratta di fare confronti con il resto d’Italia, né di elemosinare qualche cattedra in più, ma di ammettere finalmente ciò che l’assessore Dalmaso, con la complicità di parte dei sindacati, ha sempre negato: l’esistenza, anche nella scuola trentina, di un tasso di precariato strutturale (pari al venti per cento)». Secondo SGST-Fenalt, una soluzione al problema degli insegnanti precari non è più procrastinabile: «di nuovo sollecitiamo l’Amministrazione ad aprire immediatamente un tavolo di confronto pubblico. Se l’Assessore continua a far finta di nulla, siamo pronti a portare in piazza tutti i precari del Trentino».
Gli Stati Generali stigmatizzano inoltre le recenti affermazioni della segretaria della Cgil scuola Gloria Bertoldi, che auspica l’introduzione di «un nuovo modello di reclutamento del personale docente che preservi i diritti di chi è oggi in graduatoria, ma che sappia offrire anche a chi consegue l'abilitazione all'insegnamento, la possibilità di essere immesso in ruolo sulla base del merito e delle competenze, non solo dell’anzianità di servizio». Affermazioni, secondo Sgst-Fenalt «molto offensive nei confronti dei tanti precari da anni in attesa di una stabilizzazione, perché fondate sull’idea - inaccettabile - che i docenti inseriti in graduatoria vantino soltanto anzianità di servizio e perciò avanzino pretese illegittime. Gloria Bertoldi dovrebbe ricordarsi che chi è inserito nelle Graduatorie Provinciali per Titoli ha dovuto a sua volta abilitarsi per potervi accedere e aspirare a supplenze e posti di ruolo. Tali docenti, oltre all'anzianità di servizio, hanno anche titoli qualificati - acquisiti in base al merito - e competenze specifiche, verificate e valutate tramite concorso e maturate sia attraverso la frequenza di scuole di specializzazione, sia attraverso la pratica concreta di insegnamento. Che adesso tali titoli vengano sminuiti e svalutati è avvilente e vergognoso».

lunedì 13 agosto 2012

Fenalt protesta, CGIL soddisfatta.

Il Trentino, 10 agosto 2010

LA PROTESTA
Fenalt: «Troppo pochi i posti di ruolo per gli insegnanti»




TRENTO. I precari della scuola protestano per l'esiguo numero dei posti messi a ruolo: 168 contro i 232 dello scorso anno. «I precari in Trentino - spiegano Alessandro Genovese e Nicola Zuin degli Stati generali della scuola trentina Fenalt - sono 1548. Quest’anno alle scuole superiori sono state concessesoltanto 41 cattedre a tempo indeterminato, un numero molto inferiore rispetto alle promesse fatte dall’assessore provinciale all’istruzione Dalmaso, lo scorso anno». 
Secondo i sindacalisti, facendo i conti non sull’organico di diritto, ma di fatto, il 20% dei posti sono coperti dai precari con contratti annuali o a chiamata del dirigente scolastico. «Non è affatto vero - proseguono Genovese e Zuin - che i precari della scuola sono solo il 5%, come dice l’assessore provinciale, sono molti di più. L’anno scorso ci era stato promesso che sarebbe stato coperto il 110% dei posti, in realtà i posti sono stati inferiori a quelli del 2011».
Ieri i sindacalisti hanno fatto un blitz nell’ufficio della Dalmaso, senza trovarla. «La nostra è stata un’azione dimostrativa, chiediamo che l’assessore e il presidente Dellai, non nascondano il problema dei precari della scuola, ma lo affrontino in un tavolo tecnico e pubblico che coinvolga chi nella scuola lavora tutti i giorni».
Soddisfatta al contrario la Flc Cgil, per la stabilizzazione di 168 docenti, che fino allo scorso anno, hanno lavorato con contratti a termine, «La nostra priorità è giungere alla copertura di tutto l'organico di diritto con personale stabile. Oggi il grado di copertura con docenti di ruolo si attesta in media sopra il 96%. E noi sosteniamo la necessità di arrivare al 100%», ha detto Cinzia Mazzacca della Flc Cgil del Trentino.

ya basta!

L'Adige, 10 agosto 2012


giovedì 9 agosto 2012

C’è chi dice no!


C'è CHI DICE NO!

NO ALLA precarizzazione della scuola
Sì ALL’assunzione immediata su tutti i posti disponibili 
sull’organico di fatto

Nonostante le dichiarazioni entusiastiche dell’Assessore e l’appoggio incondizionato dei sindacati confederali, emerge sempre più chiaramente la volontà di questa Giunta Provinciale di precarizzare la condizione dei docenti riducendo drasticamente l’organico di ruolo.

SGST-Fenalt ricorda alcuni numeri significativi:

  • 20%: la percentuale di precari nell’organico di fatto. Significa che un quinto dei docenti delle scuole trentine ha un contratto a tempo determinato. 
  • 1548: gli insegnanti precari iscritti in graduatoria. Di questi, 577 insegnano “stabilmente” da oltre dieci anni senza vedersi riconosciuta alcuna garanzia e in totale assenza di prospettive certe
  • 168: il numero di immissioni in ruolo nel 2012. Con questi numeri l’assessore non mantiene nemmeno la promessa fatta l’anno scorso di coprire al 100% i posti disponibili allora calcolati (357);
  • 99: le cattedre liberate dai recenti pensionamenti

Noi denunciamo e rifiutiamo questa logica e ribadiamo inoltre che:

  • i posti “disponibili” sono calcolati dalla PAT sull’organico di diritto e sulla base di coefficienti arbitrari e astratti, ben lontani dalla sostanza dei fatti 
  • i nuovi criteri adottati per decidere il numero di immissioni in ruolo su ogni singola classe di concorso - concordati con i sindacati - sono poco trasparenti e non rispondono alle reali esigenze delle scuole
Da tempo rivendichiamo la centralità strategica della scuola pubblica e per questo sosteniamo che l’assunzione in ruolo su tutti i posti disponibili sull’organico di fatto sia il primo indispensabile passo per un serio progetto di riqualificazione della scuola trentina.

SGST-FENALT SOLLECITA UN SERIO CONFRONTO SUL PRECARIATO NELLA SCUOLA TRENTINA E CHIEDE FORMALMENTE ALLA GIUNTA PROVINCIALE L’ISTITUZIONE IMMEDIATA DI UN TAVOLO DI DISCUSSIONE CHE COINVOLGA L’ASSESSORATO E LE PARTI SOCIALI!