venerdì 23 marzo 2012

Graduatorie abolite, insegnanti asserviti
ELIANA AGATA MARCHESE
L’azione di killeraggio della scuola pubblica è così ben organizzata che pare impossibile provenga da una
giunta che, almeno sulla carta (e sulle schede di chi, come molti colleghi docenti, l’ha votata), è di centro-sinistra. Dopo aver peggiorato la scuola con una riforma pessima, l’assessore Dalmaso si sta mettendo d’impegno per peggiorare gli insegnanti. L’abolizione delle graduatorie produrrà insegnanti asserviti, quindi insegnanti peggiori. Il sistema attuale prevede che l’aspirante docente, dopo la laurea, continui a studiare per conseguire l’abilitazione, titolo che ne certifica non solo le conoscenze, ma anche le competenze in ambito didattico. Dopo l’abilitazione, ci si può iscrivere alle graduatorie provinciali, da cui la Sovrintendenza attinge per conferire gli incarichi a tempo determinato, poi i posti di ruolo. L’attribuzione delle cattedre segue l’ordine della graduatoria, e si basa quindi sugli anni, altamente formativi, di esperienza. Conoscenza della disciplina (laurea), conoscenza dei metodi didattici (abilitazione), esperienza (anni di servizio, quindi posto in graduatoria): non è questo che vogliamo dagli insegnanti dei nostri figli? E poi: non vogliamo che il sistema di reclutamento sia equo e trasparente? Evidentemente no. Oggi pare che l’assessore Dalmaso, silenziosa paladina della modernità, voglia creare un “albo provinciale” e poi delegare il reclutamento alle scuole, ognuna delle quali bandirà un proprio concorso. Nell’Italia delle raccomandazioni, c’è davvero chi crede che questi concorsi premieranno sempre i migliori? In futuro per poter insegnare forse non mi basteranno le mie due lauree; dovrò magari ottenere la benevolenza di un dirigente, sperando che lui non abbia un “amico” da mettere al mio posto. Forse non importerà che io conosca Dante, dovrò essere solo una sorridente cortigiana. Quel che si sta buttando fuori dalla scuola oggi è lo spirito
critico: come faranno i professori a trasmetterlo ai ragazzi, se loro stessi non ne avranno? Come faranno a convincerli dell’importanza dello studio, se loro stessi non ci crederanno più? Questa riforma viene giustificata col pretesto di garantire la continuità didattica; ma si tratta, appunto, di un pretesto, per giunta ridicolo: basti pensare alla tragicomica ipotesi di creare cooperative di insegnanti, con cui attivare convenzioni; i professori, ridotti a juke-box a gettoni, non potranno in nessun caso impostare un progetto educativo sul medio-lungo periodo, ma salteranno qui e là, al bisogno. Un ottimo modo per essere definitivamente certi che i ragazzi non imparino proprio nulla, visto che in ambito educativo l’unico modo per arrivare da qualche parte è lavorare con fatica, e per un tempo lungo. Senza parlare del fatto che l’ulteriore precarizzazione del lavoro renderà i docenti demotivati e rassegnati. E, ancor peggio, asserviti. Non c’è niente di moderno in tutto questo. La demolizione del futuro dei nostri ragazzi, che troveranno un mercato del lavoro più difficile e avranno mezzi più scarsi per affrontarlo, nasce unicamente dall’imperativo del risparmio. Ma non è a danno dei giovani che dobbiamo rastrellare risorse. Quest’ennesima aggressione alla scuola trentina va fermata. Invito chi ancora crede in un’istruzione libera e di qualità – magari qualcuno sopravvive anche all’interno del Pd - a resistere, resistere, resistere. Questa riforma, su cui l’assessore non risponde ai sindacati ma i suoi uffici continuano a far trapelare indiscrezioni, avrà effetto immediato, ancor prima di essere approvata: noi insegnanti precari non potremo nemmeno esprimere il nostro dissenso; non firmeremo, ad esempio, una lettera come questa, per paura di perdere il posto di lavoro.
Eliana Agata Marchese
docente di italiano e latino al liceo “Russell” di Cles

venerdì 23 settembre 2011

IMPORTANTISSIMO RicorsoPrecari: incontro operativo

cari precari,

tutto è pronto per il nostro ricorso.
ieri abbiamo definito gli ultimi dettagli e adesso siamo pronti per avviare le pratiche.

l'appuntamento è 
venerdì 30 settembre 
alle ore 15.30
presso la sala del consiglio al primo piano della circoscrizione S.Giuseppe S.chiara
in via Perini 1 a Trento.

chiunque voglia appoggiarsi agli Stati Generali per ottenere il riconoscimento degli scatti di anzianità e la trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato   - anche chi non avesse ancora mandato la sua adesione - DEVE venire venerdì, portando:

1. la ricostruzione della propria carriera: basta compilare con i propri dati il modello che trovate in allegato

2. fotocopia di TUTTI I CONTRATTI stipulati con la PAT

3. fotocopia delle lettere di impugnazione del contratto e delle ricevute di ritorno (è quella che avete spedito a gennaio!)

4. fotocopia del CUD (o denuncia dei redditi) 2011 (relativa ai redditi 2010

Semplice no?

RIPETIAMO, LA VOSTRA PRESENZA VENERDì è ASSOLUTAMENTE NECESSARIA, PERCHè IN QUELLA SEDE FIRMEREMO ANCHE LA DELEGA (INDIVIDUALE) ALL'AVVOCATO.

Per ulteriori chiarimenti 3403085499.

Fate girare la notizia, ditelo a tutti i precari della vostra scuola e ai vostri amici!!!!!!!!!!!!

ciao,
NZ e AG

mercoledì 21 settembre 2011

Ricorso precari: pronti, via!

Cari colleghi precari,
tenetevi pronti: finalmente si parte con il nostro ricorso contro la PAT, per il riconoscimento degli scatti di anzianità e la trasformazione dei contratti a termine  in contratti a tempo determinato!

Per la prossima settimana, verosimilmente tra mercoledì e venerdì, è previsto un incontro collettivo con il nostro avvocato, per definire i dettagli dell'operazione e avviare formalmente le procedure del ricorso. Nel frattempo, domani pomeriggio, io e Nicola Zuin incontreremo l'avvocato, per fare il punto della situazione.

Chiunque sia coinvolto in questa nuova, importante battaglia, tenga d'occhio il blog e la mail, per sapere la data e l'ora esatta dell'appuntamento con l'avvocato.

La scuola siamo noi!

Saluti a tutti

AG

giovedì 30 giugno 2011

Ricorso precari : a settembre si parte

(Pre)Cari tutti,

prima che si parta per le ferie, la terra natia o qualsiasi altro posto migliore di questo, facciamo il punto sulla questione ricorso precari. 

Abbiamo parlato con l'avvocato Franco Moser, il quale ci informa di quanto segue:
1) Vista la complessità della questione, l'avvocato ritiene opportuno prendersi il tempo necessario (l'estate) per studiarla al meglio e per vedere in che direzione evolverà (ci sono cause già in corso e inoltre ministero e provincia, potrebbero prendere provvedimenti per evitare il contenzioso). 
Ci riaggiorniamo dunque a settembre, quando potremo finalmente partire con il ricorso.
2) Ricordiamo che settembre vale come data limite per presentare ricorso - 6 mesi dall'impugnativa - per chi ha inviato l'impugnativa a gennaio. 
Per chi avesse inviata l'impugnativa prima di gennaio, questo termine è ovviamente anticipato : per questo ce lo deve comunicare subito, così partiamo prima.
3) Ribadiamo, ancora una volta - e a scanso di equivoci o malintesi - che il ricorso è INDIVIDUALE. Ognuno di noi, dunque, una volta definita la propria posizione (e inviate le informazioni richieste a suo tempo), dovrà gestire individualmente la pratica con l'avvocato.

Noi di Sgst continueremo comunque a svolgere il nostro ruolo di "appoggio " e coordinamento. Per questo anticipiamo fin d'ora che per inizio settembre è in programma un incontro collettivo con l'avvocato Moser, per fare il punto tutti insieme e per firmare il mandato all'avvocato.
4) Fate circolare la notizia tra amici e colleghi. Se qualcun altro fosse intenzionato ad appoggiarsi a Sgst per il ricorso, si faccia vivo al più presto. A metà luglio chiudiamo baracca .... per un po!

5) in caso di dubbi, fatevi sentire.
Per ora è tutto, buona estate!
Ag e Nz

sabato 11 giugno 2011

Pagelle ai prof? si, ma con criterio!


(comunicato stampa del 10 giugno 2011)



Nessuna sorpresa. Aspettavamo la notizia e finalmente è arrivata: “anche i professori avranno la pagella”. Ieri, infatti, l’Assessore Dalmaso ha annunciato di avere pronto il progetto per il sistema di valutazione dei docenti. Paolo Calidoni, insegnante di pedagogia e Presidente del Comitato Provinciale di Valutazione del Sistema Educativo, ha confermato che si stanno definendo gli ultimi dettagli e che entro poche settimane la proposta arriverà all’Assessore «in modo che lo valuti e lo condivida con i diversi soggetti». 

Gli Stati Generali della Scuola Trentina non hanno nessuna pregiudiziale nei confronti della valutazione dei docenti, anzi, già nel nostro primo documento (gennaio 2010) avevamo inserito questa necessità tra gli elementi fondamentali per una seria riforma della scuola. La questione, piuttosto, è di capire quali modalità intenda seguire e quali obiettivi si ponga l’Amministrazione Provinciale. Secondo quanto annunciato, il pilastro di questo sistema dovrebbe essere la «lealtà della valutazione», ovvero, la dichiarazione anticipata di cosa si vorrà valutare e dei criteri che si adotteranno. È proprio su questi criteri che sentiamo l’urgenza di esprimere alcune nostre perplessità. Quattro sono quelli annunciati: competenze e formazione degli insegnanti, risultati ottenuti dagli studenti e infine l’opinione dei genitori. 
La necessità di valutare formazione e competenze dei professori appare scontata, ma cosa concretamente si debba intendere per formazione e competenze è tutt’altro che chiaro. A maggior ragione ci chiediamo chi e come possa misurarle.
Sono però gli altri due criteri a destare le maggiori preoccupazioni.
Legare il giudizio sull’insegnante ai risultati ottenuti dai suoi studenti creerebbe inevitabilmente una dinamica ricattatoria: gli insegnanti migliori risulterebbero infatti quelli che danno i voti più alti, oppure quelli che producono un artificioso miglioramento delle pagelle tra il primo e il secondo quadrimestre, dando così prova dell’efficacia del proprio lavoro. Questo sistema finirebbe perciò per incentivare il drastico abbassamento della qualità della formazione che già da anni si sta registrando nella scuola italiana e anche trentina.
Quanto all’ultimo elemento, non potendo presumere nei genitori gli strumenti utili a valutare le competenze e la preparazione dell’insegnante, ne deriva che la loro opinione potrà valere soltanto all’interno di una logica di “soddisfazione del cliente”. Tuttavia, la funzione della scuola non è erogare servizi, bensì formare uomini e donne, i cittadini di domani. Perciò non è possibile applicare alla scuola un meccanismo che invece è proprio del mondo aziendale, dove può trovare spazio la dinamica privatistica del “pago quindi pretendo”.
Sullo sfondo, resta poi da affrontare una questione cruciale: la precarietà degli insegnanti, molto presente anche in Trentino. Se infatti, come spiega il prof. Calidoni, «l’idea della valutazione degli insegnanti nasce dalla valorizzazione delle professionalità che chiedono di essere riconosciute», qualsiasi proposta in tal senso non potrà che fondarsi sulla stabilizzazione dei lavoratori della scuola. Di questo devono essere ben consapevoli anche i sindacati. Come può un insegnante trovare le condizioni, le motivazioni e gli strumenti per investire sulla sua professionalità, quando nemmeno sa se, quanto e dove insegnerà l’anno seguente? In una prospettiva di valutazione, inoltre, un precario è decisamente più debole e ricattabile.
Forse, allora, la via da seguire è intrecciare la valutazione dei docenti alla loro formazione disciplinare e didattica. In attesa di prendere parte al «confronto chiaro con le organizzazioni sindacali e con tutti i soggetti coinvolti nella scuola», che l’Assessore ha garantito, noi avanziamo in tal senso due proposte: 1) il superamento dell’attuale sistema di aggiornamento verso l’organizzazione di percorsi seri e selettivi, con tanto di esame finale; 2) l’istituzione di un «anno sabbatico» per poter studiare (come all'università), con obbligo di presentare un progetto di ricerca e di stendere una relazione finale che dia conto di quanto prodotto.
Solo se l’Amministrazione, questa volta, si mostrerà disponibile a discuterla con gli insegnanti, l’idea della valutazione non si trasformerà, come auspicato dal prof. Calidoni, «in una mannaia», e potrà diventare un mezzo per valorizzare davvero la professione docente e la scuola nel suo insieme.

lunedì 16 maggio 2011

ricorso precari

Cari compagni precari,

è tempo di passare alla seconda fase dell'operazione "ricorso": 

è tempo 
di avviare la causa 
contro la Pat 

1. per farci riconoscere gli scatti di anzianità 
2. per ottenere, nella più ottimistica delle ipotesi, la trasformazione dei nostri contratti da tempo determinato in indeterminato.

Per procedere, l'avvocato a cui gli SGST si stanno appoggiando, Franco Moser, invita ciascuno di noi a fargli avere al più presto quanto segue:
 
1) dati anagrafici (nome, indirizzo, data di nascita ecc.)
 
2) ricostruzione della carriera, ovvero elenco dettagliato e completo di tutti i contratti stipulati fino all'anno scolastico in corso, con indicazione delle scuole in cui si è prestato servizio
 
3) indicazione del tipo di abilitazione conseguita (tramite concorso ordinario, riservato, Ssis...)
 
In questo modo, l'avvocato potrà non solo quantificare con precisione il numero di insegnanti che dovrà seguire nella causa, ma anche organizzare le richieste relative alle diverse posizioni professionali e contrattuali (modalità che stanno seguendo anche gli avvocati dei sindacati).
 
Vi invitiamo quindi a spedirci 
via mail al più presto 
quanto richiesto, 
penseremo poi noi a girare il tutto all'avvocato.

Sottolineiamo che il questo invito vale non solo per chi, fin dall'inizio, aveva deciso di appoggiarsi agli Stati Generali, ma anche per tutti coloro che, nella prima fase - quella della raccomandata di impugnazione, da spedire entro il 23 gennaio - si erano rivolti ai sindacati. 

A tale proposito ricordiamo che  - a differenza di SGST - i sindacati chiedono a chi intende essere patrocinato da loro, di sottoscrivere la tessera di iscrizione al sindacato stesso: richiesta che efettivamente può mettere in imbarazzo coloro che non si riconoscono nelle posizioni assunte in questi mesi dai sindacati, per esempio sulle 70 ore!

Un'ulteriore precisazione, per coloro che hanno sollevato un problema di costi: finora - e fino all'avvio della causa vera e propria - tutto il lavoro di documentazione e preparazione del ricorso non comporta alcuna spesa per chi intende avvalersene. Non solo, ma se avviamo la causa è perché ci sono più che fondate ragioni per ritenere di vincerla, quindi l'obiettivo finale (il riconoscimento dei nostri diritti) si coniugherà probabilmente con la condanna dell'amministrazione a farsi carico delle spese processuali. In ogni caso, premesso che più numerosi saremo e minore sarà la quota a carico di ciascuno, l'eventuale costo non dovrebbe scostarsi di molto dalle cifre richieste dai sindacati.

Inviateci presto la documentazione 
e fate girare questo invito nelle vostre scuole e nelle vostre mailing list.

Saluti a tutti,

per SGST,
Alessandro Genovese e Nicola zuin 

--
Gli Stati Generali della Scuola Trentina
blog: http://scuolatrentina.blogspot.com
e-mail: scuola.trentina@gmail.com
Forum: http://groups.google.it/group/scuolatrentina

lunedì 14 marzo 2011

12 marzo

La scuola Trentina comincia a vedere realizzati gli effetti delle scelte che la Giunta Provinciale le ha imposto: 

  • Cancellati gli Istituti Professionali di Stato;
  • Aumentato il numero di studenti per classe;
  • Ridotto  il tempo scuola totale di tutti i corsi di studio;
  • Esautorati di fatto i Collegi Docenti delle loro competenze decisionali; 
  • Diminuito il numero dei docenti, e aumentata la quota dei precari: quasi un quarto degli insegnanti ha un contratto a tempo determinato;
  • Zero assunzioni in ruolo per le scuole superiori, nell’ultimo anno;
  • Aumentate le ore di lavoro, ma lo stipendio è rimasto lo stesso; 
  • Decurtato il fondo d’Istituto con cui si finanziano attività e progetti, tra cui, per esempio, i corsi di recupero delle insufficienze;
  • Aumentati i finanziamenti alle scuole private e paritarie;
  • Stanziati 380 milioni per l’edilizia scolastica. Per l’edilizia, non per la scuola! 

Con quale dignità, in nome della crisi, questa Giunta continua a chiedere sacrifici a studenti e docenti, per poi elargire generosamente alle lobbies della formazione privata e ai magnati del calcestruzzo? 
Mentre parla di innovazione, ricerca e futuro, questa Giunta lega i piedi della nostra Provincia al cemento del passato: anziché stimolare lo sviluppo di un nuovo modello economico e sociale capace di farci navigare sicuri verso il mondo che ci aspetta, rischia di farci affogare nel pantano delle vecchie logiche clientelari.

La scuola che vogliamo ...

Pubblica, inclusiva e laica: Perché riteniamo centrale la sua funzione di garanzia del diritto costituzionale all'eguaglianza di tutti i cittadini, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione,opinioni politiche, condizioni personali o sociali.
Centrale e Strategica: Perché riconosciamo Istruzione, Formazione e Ricerca quali settori strategici per il Trentino, su cui investire politicamente, culturalmente e finanziariamente.
Democratica e trasparente: Perché riteniamo irrinunciabile il confronto con gli studenti, le famiglie, il personale e i docenti
Autonoma e aperta: Perché riteniamo che non spetti alla politica la sua definizione, per quanto riguarda gli aspetti didattici e le nomine dei dirigenti
... è possibile!

mercoledì 9 marzo 2011

Sabato in piazza, per la Costituzione

Gli Stati Generali della Scuola Trentina
aderiscono alla mobilitazione nazionale di 
Sabato 12 marzo 
in difesa dei principi e dei valori della Costituzione.

Nato dall'iniziativa di Repubblica in difesa della scuola pubblica dopo le recenti esternazioni di Berlusconi, l'appello si è allargato a tutti i cittadini che non intendono vedere calpestati i valori fondamentali della nostra Costituzione e vedrà affiancare alla grande manifestazione Romana iniziative in tutte le città.

Anche a Trento, 
alle 15.30 ci incontreremo in Piazza Pasi



Vi aspettiamo!

assieme a tutti i cittadini e movimenti che lottano per difendere i beni comuni dagli attacchi del Governo, ma anche della Giunta Provinciale.

L'acqua, la salute, il territorio, la scuola, l'università 
non sono in vendita.



domenica 6 marzo 2011

La differenza tra cemento e apprendimento

A pagina 20 de l'Adige di oggi trovate un articolo sul piano straordinario per l'edilizia scolastica: le nostre critiche e il nostro sdegno vengono contrapposte alla felicità della CGIL, contenta per come la Giunta ha rispettato gli impegni presi.

Ecco il pezzo come l'avevamo scritto noi:


380 milioni di euro in sette anni per le nostre scuole. Meglio: per l’edilizia scolastica. Meglio ancora: per l’edilizia! Ecco, il vero significato del piano straordinario varato in questi giorni dalla Giunta Provinciale l’ha espresso chiaramente il Presidente Dellai, che sottolinea l’effetto di “stimolo per le aziende edili Trentine”.  Nulla di male, intendiamoci, è probabilmente doveroso, da parte di un’amministrazione pubblica, intervenire a sostegno di un settore in difficoltà. D’altronde lo si sta facendo per l’agricoltura, per l’industria, per la finanza, per il turismo, perché dunque non farlo anche per l’edilizia? Forse decenni di abnorme spesa pubblica (dagli appalti per le grandi opere, agli incentivi per l’edilizia privata) che hanno prodotto una devastante cementificazione del nostro territorio,  non sono bastati a saziare i protagonisti del settore. Forse sarebbe interessante scommettere sui nomi di chi si aggiudicherà gli appalti che deriveranno da questo piano straordinario e magari, ottimisticamente, sperare che non saranno i soliti. O forse sarebbe ora di riflettere sulle prospettive di un’economia che non sopravviverebbe senza i milioni di euro dei contribuenti.  Forse.
Sicuramente, però, non si può accettare la retorica con cui questa Giunta - l’Assessore Dalmaso in primis - pretende di mascherare di didattica e di apprendimento la finanza del mattone e del cemento. 
Nell’indagine che Legambiente ha pubblicato proprio in queste settimane (“Ecosistema scuola 2011. XI Rapporto sulla qualità dell’edilizia scolastica, delle strutture e dei servizi”) la nostra Provincia risulta meritoriamente al primo posto nella classifica della qualità dell’edilizia scolastica riferita agli istituti superiori (al secondo, dopo Prato, per le scuole materne, primarie e secondarie di primo grado): un’indagine che tiene conto di molti fattori, dalle strutture degli edifici ai servizi offerti, dai rischi ambientali all’adeguatezza e alla sicurezza degli ambienti, fino alla spesa media per la manutenzione ordinaria e straordinaria. C’è allora da domandarsi se è proprio una priorità del sistema formativo provinciale, questo piano straordinario per l’edilizia scolastica? Quali grandi innovazioni pedagogiche e didattiche avrebbe introdotto la tanto discussa riforma Dalmaso, da richiedere un così pesante investimento per costruire, demolire, ristrutturare, fabbricare, interrare e traslocare? Con quale dignità, in nome della crisi, questa Giunta continua a chiedere sacrifici a studenti e docenti, per poi elargire generosamente ai magnati provinciali del calcestruzzo? Il numero di studenti per classe è in costante crescita, rendendo sempre più difficile una didattica di qualità, ma consentendo un significativo taglio di personale; più di un quarto degli insegnanti delle nostre scuole superiori ha un contratto a tempo determinato, a discapito della continuità didattica, ma a vantaggio delle finanze provinciali che risparmiano sugli scatti di anzianità; l’intera “iniziativa innovativa” dell’Assessore Dalmaso, d’altro canto, è retta dall’imperativo categorico di risparmiare sui costi del personale; senza contare che il fondo d’istituto a disposizione dei dirigenti per finanziare attività e progetti è in costante diminuzione da anni.
Mentre parla di innovazione, ricerca e futuro, questa Giunta lega i piedi della nostra Provincia al cemento del passato: anziché stimolare lo sviluppo di un nuovo modello economico e sociale capace di farci navigare sicuri verso il mondo che ci aspetta, rischia di farci affogare nel pantano delle vecchie logiche clientelari.
Nicola Zuin e Alessandro Genovese

martedì 1 marzo 2011

Ribocciata

Il Trentino, 1 marzo 2011

Scuola: Trento, i professori bocciano la Dalmaso
Documenti duri dei collegi docenti contro l'assessore all'istruzione:
non valorizza la didattica e crea caos

di Jacopo Tomasi

TRENTO. I professori "bocciano" la riforma Dalmaso e contestano le modalità con cui l'assessorato all'istruzione sta verificando l'"iniziativa innovativa" avviata nel settembre scorso. Le critiche dei collegi docenti alla riforma sono dure. Secondo gli insegnanti non viene valorizzata l'attività didattica e le lezioni di 50 minuti stanno creando notevoli problemi organizzativi. Che la riforma Dalmaso non piaccia ai docenti trentini, è appurato. Adesso, però, gli insegnanti delle scuole superiori, oltre a contestare nel merito la cosiddetta "iniziativa innovativa" avviata dalla Provincia nel settembre scorso, criticano il metodo con cui l'assessorato all'istruzione sta "verificando" l'attuazione della riforma. Anziché coinvolgere i docenti, chiedendo loro critiche e suggerimenti, alcuni funzionari della Provincia stanno semplicemente ascoltando i pareri dei presidi e dei loro stretti collaboratori. Una modalità che non è affatto piaciuta agli insegnanti che nei collegi docenti dei giorni scorsi hanno fatto sentire la loro voce. Criticando questa verifica «poco trasparente e non democratica» e approfittandone per bocciare nel merito la riforma. Il documento più duro è stato votato al liceo Russell di Cles il 17 febbraio scorso.
Il collegio docenti ha giudicato «molto negativamente» il fatto che nella verifica della riforma «non sia prevista in alcun modo una partecipazione dei docenti. Ciò è apparso particolarmente grave considerato che il mondo della scuola aveva già valutato l'intero percorso della riforma assai carente sul piano del coinvolgimento e della partecipazione democratica; i docenti si aspettavano che almeno in sede di verifica si trovasse il modo di accogliere il loro parere». I prof hanno messo a verbale anche alcune critiche relative all'attuazione dell'"iniziativa innovativa". «Le modalità di recupero delle 66 ore hanno portato ad una situazione paradossale, che vede alcuni docenti costretti a impiegare il proprio tempo in attività spesso poco professionali e di scarsa rilevanza didattica, rinunciando ad altre attività collaudate fino all'anno scorso garantite agli studenti». Tradotto: per recuperare le ore (in seguito all'introduzione delle lezioni di 50 minuti) molti insegnanti sono ridotti a dedicarsi alla sorveglianza degli alunni durante la ricreazione, anziché dedicarsi ad altro. Il verbale del Russell, inviato alla Provincia, ha poi sottolineato che la riforma «ha creato uno stato di incertezza, confusione e disparità di trattamento fra gli stessi docenti». Non si sa ancora, infatti, cosa accadrà se il recupero delle ore non sarà completato. Il collegio del Russell avrebbe voluto poi avanzare qualche proposta all'assessorato, ma questo non è stato consentito dalla dirigente, Franca Zappini. Tra i consigli, c'era quello di «ridurre del 50% il numero delle ore da dedicare all'attività didattica, per riservare un monte ore congruo al lavoro di preparazione e progettazione». Un documento simile a quello del Russell è stato votato nei giorni scorsi all'istituto tecnico Battisti di Trento in occasione di un'assemblea sindacale indetta da Cgil e Cisl e sarà sottoposto al voto del collegio il 13 marzo prossimo. Al liceo scientifico Da Vinci i docenti si stanno organizzando per proporre documenti sulla falsa riga di Russell e Battisti. Il Pilati di Cles invierà all'assessore Dalmaso il verbale nel quale sarà discussa la verifica dell'iniziativa innovativa, mentre al liceo Galilei la questione era prevista nell'ordine del giorno del collegio, ma non è stata affrontata per mancanza di tempo e sarà ripresa nei prossimi giorni. Al Maffei di Riva del Garda, infine, è stato predisposto un sondaggio tra i docenti per raccogliere pareri ed opinioni da inviare all'assessore Dalmaso. Il malumore dei docenti nei confronti della riforma si sta diffondendo, quindi, di scuola in scuola come sottolinea Nicola Zuin degli Stati generali. «Anche in questo caso l'assessorato si è dimostrato poco trasparente e anti-democratico con un atteggiamento per nulla attento al dialogo e al confronto».