giovedì 18 febbraio 2010

Il documento degli SGST approvato ieri sera






Stati Generali della Scuola Trentina

UN'ALTRA SCUOLA E' POSSIBILE
Un manifesto programmatico


Elaborato ed approvato in assemblea plenaria
 a Trento, il 17 febbraio 2010



    1. La scuola che vogliamo
    2. Quello che non condividiamo della riforma Dalmaso
    3. Le nostre proposte concrete urgenti e praticabili
    4. La nostra strategia

1. La scuola che vogliamo è ...

  • Pubblica, inclusiva e laica: Perché riteniamo centrale la sua funzione di garanzia del diritto costituzionale all'eguaglianza di tutti i cittadini senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali.

  • Centrale e Strategica: Perché riconosciamo Istruzione, Formazione e Ricerca quali settori strategici per il Trentino, su cui investire politicamente, culturalmente e anche finanziariamente.

  • Democratica e trasparente: Perché riteniamo irrinunciabile il confronto con studenti, famiglie, docenti

  • Autonoma e aperta: Perché riteniamo che non spetti alla politica la sua definizione, in particolare per quanto riguarda gli aspetti didattici (criteri di valutazione, esami di riparazione, voto in condotta...) e le nomine dei dirigenti.




    2. Quello che non condividiamo della riforma Dalmaso

  • Il metodo: Perché una riforma della scuola ideata e realizzata con modalità ricattatorie e poco trasparenti, senza dialogo con la scuola reale, è contraddittoria e inaccettabile a priori.



  • Le premesse sociologiche e didattiche: Perché discutibili e non argomentate



  • La soppressione degli istituti professionali: Perché, oltre ad essere più onerosa, questa ipotesi impoverisce l'offerta formativa, favorisce i gestori privati, è sostenuta da dati falsi relativi all'utenza e nega a un numero significativo di trentini il diritto di accedere ai livelli più alti dell'istruzione.



  • L'introduzione del biennio omogeneo: Perché anziché arricchire il percorso di tutti, appiattisce le specificità e mortifica le inclinazioni personali degli studenti, nel nome di un presunto “egualitarismo” e di una facilitazione – tutta da dimostrare – del passaggio da un tipo di scuola a un altro. La flessibilità concessa ai singoli istituti non compensa queste limitazioni.



  • L'abolizione del plurilinguismo: Perché, toglie alle famiglie la possibilità di scegliere tra più lingue oltre all’inglese e al tedesco, cancellando le positive esperienze degli ultimi anni.



  • L'imposizione delle lezioni da 50 minuti: Perché, non solo nega l'autonomia didattica delle scuole, ponendo le basi per una ridistribuzione iniqua e, di fatto, la riduzione delle cattedre, ma viene proposta ai sindacati come “merce di scambio” per il mantenimento degli organici attuali.



  • La riduzione del tempo scuola e l'esternalizzazione della formazione: Perché presuppongono l'incapacità della scuola pubblica di fornire adeguata formazione agli studenti e delega questo compito a “agenzie formative esterne”: gestite da chi? Finanziate da chi? Selezionate e valutate da chi?...



  • I tagli al personale: Perché, sebbene l'Assessore continui a negarlo, la “razionalizzazione” degli indirizzi, la riduzione dei piani orari, la ridefinizione delle unità didattiche, la riformulazione delle classi di concorso... produrranno inevitabilmente tagli significativi al personale, che ricadranno sui docenti precari.


3. Le nostre proposte urgenti, concrete, praticabili

  • Ribaltamento in positivo di tutte le critiche espresse sopra alla riforma Dalmaso: mantenimento e potenziamento degli istituti professionali, formulazione di un percorso nel biennio coerente con l'indirizzo di studi, mantenimento e potenziamento del plurilinguismo, mantenimento e potenziamento del tempo scuola, riconoscimento della centralità della scuola pubblica, mantenimento e potenziamento degli organici.

  • Agenzia dell'istruzione con tecnici e dirigenti sottratti a nomine politiche.

  • Tavolo di confronto permanente tra scuola, università e mondo del lavoro.

  • Sospensione della norma che attribuisce in graduatoria i 40 punti di continuità.

  • Stabilizzazione immediata dei docenti precari su tutti i posti disponibili.

  • MISURA ANTICRISI: blocco dei passaggi di ruolo da elementari e medie.

  • Mantenimento dell'attuale articolazione delle classi concorso.

  • Formazione continua degli insegnanti (anche attraverso l'anno sabbatico, i distacchi parziali presso l'università ecc.).

  • Elaborazione di un sistema equilibrato per la valutazione dei docenti (inizialmente su base volontaria) con indicatori del merito condivisi, incentivi premiali e di carriera.

  • Mantenimento e potenziamento della didattica laboratoriale.

  • Coordinamento e valorizzazione delle pratiche di orientamento in entrata e in uscita.


4. La nostra strategia
  • Strutturazione SGST:
    - Elezione di un coordinamento e Nomina dei delegati territoriali
  • Pressione sulla giunta perché modifichi in extremis la riforma: Vedi sopra: quello che non ci piace e le nostre proposte

  • Azione diretta, pratica e concreta nelle scuole: Nei collegi, nei dipartimenti, nei consigli, nelle commissioni...

  • Raccolta e analisi dei dati reali della scuola trentina: Precari, distribuzione cattedre, iscrizioni, finanziamenti, ecc.

  • Discussione e proposta di modelli innovativi, praticabili, di qualità: organizzazione, didattica, programmazione, verifica, valutazione,

  • Informazione e comunicazione: Normativa, agenda, esperienze, dibattito, proposte...

  • Dialogo verso l'esterno: Istituzioni, politica, media, società, ...

martedì 9 febbraio 2010

On the road again


Pensi anche tu che l'attuale progetto di riforma Dellai/Dalmaso rischi di danneggiare la scuola?
Sei convinto che valga la pena di continuare a lottare per contribuire a migliorarlo?
Credi in in un modello di istruzione democratica, aperta, plurale,
che risponda agli interessi reali di studenti, insegnanti, genitori
e di tutti coloro che nella scuola vivono e lavorano?
Vuoi partecipare alla costruzione di un nuovo soggetto politico
che si faccia portavoce di questi interessi dentro le scuole
e dialoghi direttamente con le istituzioni e i sindacati?
Allora vieni al prossimo incontro degli

STATI GENERALI DELLA SCUOLA TRENTINA

Mercoledì 17 febbraio 2010

ore 20.30
a Trento, Sala circoscrizionale di S. Giuseppe - S. Chiara
via Perini 2/1 (angolo via Giusti 35)

definiremo assieme una linea programmatica di azione
voteremo un Documento che raccolga i principi ispiratori 
della scuola in cui si riconoscono i componenti degli SGST 

costituiremo democraticamente un organo di coordinamento
individueremo le persone che ci rappresenteranno in ogni scuola del territorio

aperture


"Anche in Trentino 1.056 ore di scuola"

Dalmaso esclude riduzioni "Non meno della Gelmini"



di L. Patruno, l'adige, 9 febbraio 2010




«Il tempo scuola per gli studenti trentini sarà uguale a quello definito a livello nazionale». Lo ha detto ieri l'assessore provinciale all'istruzione Marta Dalmaso ai consiglieri del Pd, Margherita Gogo, Sara Ferrari e Bruno Do-rigatti, che si sono presentati alla riunione del gruppo consiliare con un elenco di sette obiezioni- richieste dì modifica della riforma trentina della scuola superiore.
La prima di queste era proprio l'osservazione che «gli studenti trentini non possono fare meno scuola degli altri». Il monte ore previsto dalla riforma Gelmini è maggiore di quello locale, perché il ministero ha imposto che si tratti (ad esempio per gli istituti tecnici) di 1056 ore, mentre la proposta trentina è di 990.
«Marta - spiega al termine Sara Ferrari - ha condiviso questa nostra richiesta e ha assicurato che anche se si dovesse fissare l'ora di 50 minuti il tempo scuola totale sarà uguale a quello nazionale, quindi o si faranno 32 lezioni da 60 minuti per 33 settimane o 34 lezioni da 50 minuti per 35 settimane». Altro punto su cui i tre consiglieri del Pd più critici sulla riforma della scuola hanno ottenuto soddisfazione riguarda le lezioni di laboratorio negli istituti tecnici, che non saranno inferiori - ha promesso Dalmaso - a quelle previste dalla Gelmini.
Ferrari, Cogo e Dorigatti hanno infatti ricordato all'assessore che non si capirebbero dei dagli «alla luce delle disponibilità economiche dell'autonomia trentina e degli investimenti fatti negli ultimi anni dalla Provincia sull'innovazione dei laboratori». Anche per quanto riguarda la flessibilità organizzativa e l'autonomia delle istituzioni scolastiche, l'assessore ha detto che in Trentino non saranno inferiori a quelle nazionali, anche se a Roma si gioca sulla distinzione tra autonomia (20%) e flessibilità entro il biennio (30%) degli istituti invece di fare un calcolo complessivo.
L'assessóre all'istruzione ha detto comunque ai consiglieri del Pd che prima di fare modifiche alla sua riforma dovrà attendere il testo definitivo del regolamento approvato in consiglio dei ministri, che sarà a disposizione nei prossimi giorni.
Un punto su cui non si sono registrate significative aperture è quello che riguarda la soppressione degli istituti professionali che l'assessore Dalmaso è decisa a confermare soprattutto dopo aver ottenuto il quinto anno per la formazione professionale. 
«L'istruzione professionale - hanno scritto nel loro documento Dorigatti, Cogo e Ferrari - è un tipo di offerta formativa che non viene eliminata sul territorio nazionale e quindi non deve esserlo nemmeno in Trentino». E si chiedono: «Se la formazione professionale, provinciale e paritaria, con il quinto anno, si propone di diventare alternativa alla istruzione professionale, quali percorsi nuovi vengono offerti? Quali saranno i meccanismi di reclutamento del personale innovativi? Quale la gestione pubblica di quei percorsi e di quella gestione? Chiediamo garanzie che non si stia chiudendo la scuola pubblica in favore di quella privata».
I tre consiglieri provinciali del Pd chiedono anche che siano garantite tutte le articolazioni proposte dal nazionale per quanto riguarda gli istituti tecnici economici e che venga salvaguardata l'esistenza del liceo tecnologico. Si esprime preoccupazione infine perla scomparsa del diploma di istruzione professionale socio-sanitario fino ad oggi fornito dall'istituto don Milani a Rovereto, considerato che nella proposta di soppressione degli istituti professionali si perde questa specifica offerta formativa dal territorio trentino. Cogo, Ferrari e Dorigatti chiedono dunque all'assessore se questo istituto professionale può essere trasformato in istituto tecnico con articolazione biotecnologie sanitarie. 

lunedì 8 febbraio 2010

studenti

L'adige, 8 febbraio 2010

Lo hanno detto e scritto: "vogliamo mettere lo studente al centro". Così l'Assessore Dalmaso, il Presidente Dellai, la Giunta provinciale e i partiti che la compongono, hanno ripetutamente voluto spiegare le buone intenzioni di questa riforma della scuola .   Tanto gli studenti sono al centro di questa riforma, che non sono mai stati consultati, come d'altronde non sono stati ascoltati gli insegnanti, le famiglie e tutte le altre anime reali della scuola.  Questa classe politica, in realtà, ha ascoltato solo se stessa e le istituzioni che da essa dipendono, per pensare, costruire ed imporre questa riforma. Una riforma che - ormai l'abbiamo capito - probabilmente non taglierà le risorse totali destinate alla scuola (come invece farà sicuramente la riforma Gelmini), ma le sposterà sui capitoli che maggiormente interessano a questa classe politica. Come può, infatti, il Presidente affermare che non saranno favorite le scuole private, quando un intero settore, l'istruzione professionale di Stato, viene cancellato ad evidente vantaggio della formazione professionale, gestita - per conto della provincia - dalle Acli? Come può, l'Assessore, sostenere che non ci saranno tagli di docenti (per esempio dei docenti di laboratorio, di diritto e di lingue) quando la sua riforma cancella dai piani di studio decine di ore di laboratorio, di diritto e di tutte le lingue che non sono l'inglese e il tedesco?  Forse proprio grazie alla fortuna di non essere cresciuti nella scuola disegnata da questa riforma, gli studenti che nei giorni scorsi sono stati accusati di violenza e di ignoranza da  parte di questi politici, hanno invece gli strumenti critici per capire queste contraddizioni, hanno la forza e il coraggio di dire comunque la loro opinione e hanno la creatività per trovare gli spazi che invece questa politica vorrebbe negare loro. E' troppo comodo, Signor Dellai, accusare gli studenti di usare slogan triti e ritriti ma di non conoscere le cose che contestano: questi ragazzi le conoscono eccome, perché hanno studiato la riforma, l'hanno letta e discussa e sanno benissimo di cosa parla, sono consapevoli che stravolgerà la scuola che loro frequentano ogni giorno, licenzierà i docenti che ogni giorno si sforzano di aiutarli a crescere, toglierà ai loro fratelli più piccoli la possibilità di scegliere che hanno avuto loro.
E' troppo comodo, Signor Nicoletti, tentare di giustificare con la scusa del male minore l'imbarazzante inerzia che ha dimostrato giovedì , insinuando il dubbio che tra quei ragazzi, studenti delle nostre scuole, si nascondessero chissà quali oscure e sovversive presenze.
E' troppo comodo, Signor Dorigatti, distinguere il partito dall'istituzione, quando è stato il proprio il Partito Democratico a negare se stesso come spazio di libero dibattito e ad appiattirsi (seppur col mal di pancia) sulle posizioni della Giunta, difendendo l'indifendibile Assessore in Consiglio Provinciale.
E' troppo comodo, signori della destra, cavalcare maldestramente l'onda della protesta in Trentino senza mettere in discussione la politica del governo di Roma.
Troppo comodo per questa classe politica, approfittare del potere che la società le ha affidato per scaricare verso il basso le responsabilità della tensione che essa stessa ha generato.
La violenza non sta nell'imbrattare qualche muro e qualche tavolo con della colla a base d'acqua, la violenza è piuttosto quella di una classe politica che impone senza mediazione i propri interessi alla collettività. 
Il dialogo non è negato dagli studenti,  ma da chi mette gli studenti "al centro" delle belle parole per poi  trattarli come ragazzini ignoranti e manipolabili.
Forse è proprio questo che vorrebbero il presidente, l'assessore e i partiti: studenti fragili e docili alle loro parole. Forse è proprio questo il "profilo in uscita" che sperano di costruire con la loro riforma, forse le tanto sbandierate "competenze" che vogliono offrire agli studenti sono proprio la rinuncia al pensiero critico e la disponibilità al silenzio... ma questi ragazzi ci lasciano ancora sperare che non ci riusciranno facilmente.

Nicola Zuin e Alessandro Genovese per gli Stati Generali della Scuola Trentina

venerdì 5 febbraio 2010

riforma fatta. il futuro degli SGST


All'indomani dell'approvazione romana della riforma della scuola che sbloccherà anche la riforma trentina targata Dalmaso si impone una riflessione.

Sono trascorse ormai tre settimane dalla prima convocazione degli Stati Generali della Scuola Trentina, e ben poco, da allora, si è mosso. A parte qualche commento sul blog e alcune mail inviate al forum di discussione, ai propositi iniziali non ha fatto seguito alcun atto concreto; e anche l’idea di dare una veste condivisa e definitiva ai “dieci sì e dieci no” alla riforma emersi dal nostro primo incontro è rimasta lettera morta.
La sensazione è quella di un diffuso scoramento, forse dettato dalla presa d’atto che la riforma Dalmaso, nonostante le tante e diverse opposizioni incontrate, alla fine andrà in porto, dipendendo ormai soltanto da quanto accadrà a Roma. 
Nel frattempo, in ogni scuola dirigenti e dipartimenti lavorano alacremente alla messa a punto di offerte formative e quadri orari che di quella riforma sono figli, in un clima di resa e di mortificante gioco al ribasso: un’ora in più di latino qui, due ore in meno di fisica lì, l’importante è che alla fine ognuno abbia il suo contentino.
A questo punto, le prospettive per gli SGST sono soltanto due. 
La prima: chiudere bottega, e tornare nel recinto in cui eravamo confinati fino a qualche tempo fa, ognuno per sé e dio per tutti; 
la seconda: rimboccarci le maniche e guardare avanti, con l’obiettivo di tradurre in prassi - nonostante la riforma - quello che era il nostro intento iniziale: “disegnare assieme una scuola pubblica efficiente e democratica”, in un progetto “che sappia raccogliere le idee e le esigenze di tutti i soggetti reali che ogni giorno vivono, costruiscono, utilizzano la scuola”.

Noi, ovviamente, preferiamo questa seconda ipotesi e, pur consapevoli che la strada è lunga e tutta in salita, proponiamo di riconvocare al più presto gli SGST con il seguente ordine del giorno:

  1. Messa a fuoco dello stato attuale del nostro “movimento”: analisi di  problemi e criticità, chiarimento dei nostri obiettivi;

  2. Definizione di una precisa (e attuabile!) strategia, che presupponga – come condizione imprescindibile – un elemento finora mai davvero esplicitato: la volontà di trasformare gli SGST in qualcosa di più – e di diverso – di una mera forma di opposizione alla riforma Dalmaso. Quel che deve guidarci, in sostanza, è una sola parola d'ordine: fare della nostra organizzazione un punto di riferimento stabile e riconoscibile, capace di contribuire realmente alla costruzione “dal basso e da dentro” di una scuola diversa da quella che ci stanno offrendo.

  3. Stesura di un primo Documento, da votare in asseblea, che individui in modo chiaro, efficace e sintetico i principi ispiratori e le linee-guida del modello di scuola in cui si riconoscono i componenti degli SGST.

  4. Nomina di un Direttivo degli SGST, composto da un numero di persone da decidere (non più di 5), esponenti delle varie "anime" del movimento (insegnanti, studenti, genitori). Tale Direttivo avrà sostanzialmente due compiti: uno operativo - coordinare i lavori degli SGST - e l'altro mediatico - rapprentarne ufficialmente la voce di fronte alle istituzioni, a ogni possibile interlocutore (sindacati compresi!) e agli organi di stampa.

  5. Nomina di un numero congruo (non meno di 20) di rappresentanti degli SGST nelle scuole, a cui affidare il mandato di agire direttamente all’interno dei collegi docenti, dei consigli di istituto, dei dipartimenti, dei diversi organi di ogni scuola - in base a quanto concordato e stabilito dal Documento e dai successivi momenti di incontro/confronto. In questo modo, attraverso l'attivazione di una rete operativa e ufficialmente riconosciuta, potremo accreditarci davvero come quel soggetto politico unitario che, fino a oggi, non siamo riusciti a essere.
Chi - già censito o meno negli SGST - condivide questa linea, si faccia vivo subito, dia la propria disponibilità (basta mandarci una mail, anche solo con un sì): se saremo abbastanza, convocheremo un'assemblea, la prossima settimana; se invece a rispondere saranno i soliti noti, ne prenderemo atto e dichiaremo ufficialmente la nostra resa.

Che ognuno si assuma le proprie responsabilità.

AG e NZ

giovedì 4 febbraio 2010

come dice la dalmaso: gli studenti al centro!

4 / 2 / 2010
Comunicato stampa:
Riforma della scuola firmata PD-PdL.
PdL a Roma, per il nazionale.
PD da noi, in Trentino
Stessa negazione del confronto con le componenti della scuola, stessa distruzione, stessi tagli.
Si chiama Partito Democratico, ma dove sta la democrazia, se è stato più volte ribadito che la riforma sarà spiegata agli studenti, ma non saranno coinvolti nelle decisioni?
Dove sta la democrazia, se anche le voci dissidenti all’interno del partito sono state zittite dal Principe Dellai?
Dove sta la democrazia, se in modo autoritario questa riforma viene calata dall’alto?
 Le dinamiche che spingono i nostri politici a riformare la scuola, come a devastare l’ambiente, a costruire inceneritori, sono le stesse. Destra, sinistra o centro che sia.
Sono tutti uguali, perché la logica che vorrebbe imporre la riforma scolastica è la stessa; perché i tagli fatti, che mettono a repentaglio non solo il futuro di studenti ma anche di professori precari, sono i medesimi.
È veramente contraddittorio sapere che un partito di centro sinistra che governa la provincia “Autonoma” pratichi politiche o emani delibere simili e in alcuni aspetti peggiori di quelle proposte dal governo italiano di centro destra.
Questi individui ormai non ci rappresentano più. Si sono resi ridicoli davanti a tutti, dimostrando che la differenza tra PD e PDL è molto più piccola di quella L che ne distingue gli acronimi.
Abbiamo deciso infatti di “ristrutturare” gli uffici trentini del PD.
Abbiamo deciso infatti di sostituire con la faccia del premier Berlusconi il volto arrogante del nostro presidente della provincia.
Abbiamo deciso infatti di sostituire con il volto della ministra all’istruzione Gelmini il viso della devastatrice locale della scuola.
Questi cambiamenti abbiamo deciso di incollarli sui muri dell’ufficio, perché siano permanenti, perché nessuno si dimentichi con quanta arroganza sia PD che PDL si muovano devastando l’istruzione pubblica.
La scuola è un bene comune da tutelare, su di essa non devono incombere enormi tagli economici e non deve essere svenduta agli organi privati.
Ormai abbiamo perso ogni fiducia negli organi istituzionali che dovrebbero difendere la scuola, gli insegnanti precari e noi studenti.
Questa riforma va bloccata adesso, vanno ascoltate quelle componenti che la scuola la vivono in prima persona, non gli uffici dei tecnici o dei politici.
 PD-PDL la solita arroganza: “bloccate la delibera senza se, senza ma!”
NO ALLA RIFORMA GELMASO !
“dici che sono giovane ho molto da imparare
Ma siamo sotto attacco tutti io mi do da fare […]
Questa è la scuola pubblica la scuola di tutti
La scuola che vogliono distruggere questi farabutti”
Assalti Frontali, Rap di Enea
Coordinamento dei Collettivi Studenteschi

martedì 2 febbraio 2010

aggiornamento rassegna stampa


1 febbraio 2010


Io, studente, dico sì alla riforma Dalmaso
1 febbraio 2010

Scuola,iscrizioni rinviate al 26 marzo
30 gennaio 2010

La riforma Gelmini slitta al 12 febbraio
28 gennaio 2010

Scuola, la maggioranza salva l’assessore
28 gennaio 2010

Intervento in Consiglio provinciale di Giorgio Lunelli
27 gennaio 2010

La riforma della scuola non si ferma - notizie dal Consiglio
27 gennaio 2010

Dalmaso, sfiducia in consiglio
27 gennaio 2010

Voto contro la sfiducia, ma è una brutta riforma
27 gennaio 2010

Riforma Dalmaso, sì della maggioranza
26 gennaio 2010

Scuola, maggioranza compatta
26 gennaio 2010

Scuola, vertice di maggioranza
25 gennaio 2010

Ma all'interno del partito la discussione è aperta
Il Pd si allinea “Subito la riforma”

24 gennaio 2010

Il Pd blinda la fiducia alla Dalmaso
24 gennaio 2010

Nicoletti: ”Qui non sarà così”
24 gennaio 2010

Il capo del PD stronca la Gelmini
24 gennaio 2010

Bersani a Folgaria, sindacati pronti alla protesta 
23 gennaio 2010

«Meglio la scuola fino a 16 anni»
«No all’obbligo scolastico ridotto a 15 anni»

23 gennaio 2010

Dalmaso apre su flessibilità e orari
22 gennaio 2010

"La riforma Dalmaso non va"
22 gennaio 2010

Professionali, sì al quinto anno
21 gennaio 2010

Scuola, vertice di maggioranza - A Roma il testo cambia ancora
20 gennaio 2010

Orario, autonomia fino al 40%
20 gennaio 2010

Riforma, Dellai rimette in riga l’Upt
20 gennaio 2010 

non siamo soli!


Scuola. Riforma superiori, 100 mila adesioni protesta Gilda

29 gennaio 2010


Roma, 29 gen. - "Grande successo" per l'iniziativa di protesta nazionale indetta dalla Gilda degli Insegnanti per chiedere al governo il rinvio della riforma della scuola superiore, ribadire un netto no alla politica dei tagli, rivendicare l'assunzione dei precari e il rinnovo del contratto. 
Circa 100 mila docenti, infatti, spiega il coordinatore Rino Di Meglio in una nota, hanno aderito alle centinaia di assemblee convocate oggi in moltissimi istituti di tutta Italia e che hanno paralizzato le attivita' didattiche per tutta la mattinata. "Le preoccupazioni degli insegnanti- spiega Di Meglio, che questa mattina ha partecipato alle assemblee promosse dalla Gilda di Milano al liceo Carducci- non riguardano solo il loro destino, ma anche quello dell'intero sistema dell'istruzione che rischia di sprofondare nel caos totale. L'incertezza sulle modalita' con cui sara' riorganizzato il secondo ciclo- continua- non e' tollerabile e i docenti italiani, che ogni giorno svolgono il loro lavoro con dedizione e grande senso di responsabilita', si chiedono allarmati con quali orari, quali programmi e quali insegnanti il governo intende applicare questa riforma. 
E la folla di docenti, di ruolo e precari, di tutti gli ordini e gradi, che oggi ha gremito l'aula magna del liceo Carducci di Milano e tutte le altre scuole dove si sono svolte le assemblee, non puo' non rappresentare un segnale forte per il governo. Posticipare di un anno l'avvio della riforma- conclude Di Meglio- significa dimostrare di avere davvero a cuore il futuro della scuola italiana".

lunedì 1 febbraio 2010

Bugie in classe

La stampa ha annunciato che la riforma delle superiori era passata. Non è vero. E in quei regolamenti è assente un progetto culturale per la scuola

di Marina Boscaino

A metà di questa settimana stampa e tv si sono incaricate di annunciare al Paese che la riforma delle scuole superiori era passata. Non è vero. Aveva ragione il ragazzo che qualche giorno fa, in una lettera su questo giornale, denunciava il disinteresse dei media: la dismissione della scuola della Costituzione è sotto gli occhi di tutti, ma nessuno sembra interessarsene, persino accorgersene. Per quel ragazzo e per gli scettici, refrattari agli annunci del Tg di Minzolini: a metà della settimana la Commissione Cultura del Senato ha approvato (con una serie di raccomandazioni) i regolamenti della “riforma Gelmini” per un voto, quello di un senatore Udc. Analogo parere era stato espresso alla Camera. Secondo procedura, sui regolamenti di licei, istruzione tecnica e professionale, si erano anche espressi il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione e la Conferenza Unificata Stato-Regioni: entrambi i pareri sono stati negativi. Si è poi pronunciato il Consiglio di Stato, prima negativamente, in dicembre; poi positivamente, in gennaio, con riserve però giuridicamente così sostanziali (ad esempio sull’intenzione di intervenire in alcuni ambiti con decreti “aventi natura non regolamentare”; o sull’eccesso di delega) da sollevare, in un esecutivo competente e responsabile, dubbi sulla possibilità di iniziare dal prossimo anno scolastico. Tanto più che il mondo della scuola non è stato minimamente consultato. Invece il Governo va avanti: “Quei pareri sono obbligatori e non vincolanti; è già tanto sembrano volerci dire che celebriamo l’iter prescritto. Non pretenderete che addirittura teniamo conto di quanto ci viene segnalato!”.
E così, alla fine, prima o dopo, regolamenti claudicanti, rozzi, iniqui, che ritornano a una scuola di almeno 40 anni fa, che sono nati dall’art. 64 della l.133/08 (“Contenimento della spesa per il pubblico impiego. Disposizioni in materia di organizzazione scolastica”) passeranno in seconda lettura in Consiglio dei Ministri e poi alla Corte dei Conti, per essere infine pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Il tutto, probabilmente, ad iscrizioni scadute. Solo allora – cari media che avete gridato alla “riforma” – saranno legge: questo prevedono le legittime procedure giuridiche della Repubblica Italiana. Solo allora passerà una riforma motivata – insisto – da quella legge, confluita nella Finanziaria 2009: taglio, nel triennio 2009-12, di 7.6 miliardi di euro sulle spese della scuola pubblica, con tanto di eliminazione di 135.000 posti di lavoro. Quella stessa che ha fatto optare (contro ogni evidenza formativa) per il maestro prevalente e messo in discussione il tempo pieno alla primaria.
Rispettare le previsioni di taglio per il prossimo anno scolastico: da qui la fretta disperata per far approvare i regolamenti, che tagliano cattedre, tempo scuola, diritti – e quindi crescita ed emancipazione per il Paese – riducendo la superiore alla caotica rappresentazione della pochezza politica e della spregiudicatezza di coloro che ci governano. Sarebbe un errore affermare che la scuola rappresentata in quei regolamenti non corrisponda ad un progetto culturale: l’assenza è il progetto medesimo. Estinzione di tutte le sperimentazioni, che hanno rappresentato in molti casi esperienze felici di crescita di professionalità e di apprendimenti; eliminazione di saperi fondamentali (Geografia, di cui si parla in questi giorni, non è che uno degli esempi); esproprio dell’autonomia scolastica; demolizione dell’idea di biennio unitario, con competenze garantite e comuni a tutti, per realizzare davvero l’obbligo scolastico; un’ istruzione per i nati bene (licei) e un’altra per i figli di un dio minore; frammentazione dell’unitarietà del sistema scolastico nazionale, con la regionalizzazione: sono alcuni degli ingredienti per sottrarre scientemente alla scuola la sua straordinaria forza di inclusione democratica e di crescita della cittadinanza e il suo mandato costituzionale. Questo il piatto che ci stanno preparando. Ma, per favore, non dite che è già pronto.

il Fatto Quotidiano - domenica 31 gennaio 2010 - pag. 18